LA ROTTA DI ULISSE

 


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Speciale elezioni politiche americane

di Massimo Michelini

«Sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi»
Bertolt Brecht, La vita di Galileo

Nell’analisi delle prossime elezioni politiche americane di novembre dovrei essere parziale, dovrei esserlo per sette miliardi di motivi, quanti sono più o meno gli abitanti che popolano la nostra Terra. E dovrei esserlo soprattutto dopo aver letto la biografia e le dichiarazioni di Sarah Palin, la vice-presidente che John McCain si è scelto nel caso venisse eletto. E dovrei esserlo ancora di più dopo avere ascoltato stamattina le previsioni meteo su Canale 5 fatte con un sorriso ineffabile dal colonnello Giuliacci: l’annuncio trionfale che oggi, 30 agosto, sulla pianura padana ci sarebbero stati 34 gradi. Temo fortemente che il cervello di gran parte dell’umanità si sia ormai cotto a tal punto che le connessioni neuronali dei più non funzionino affatto. Ma la mia parzialità potrebbe forse cambiare alcunché? No, in nessun modo, perché le cose andranno comunque sempre come devono andare, che piaccia o non piaccia a me e ad altri del mio stesso parere. Basta, fermo per il momento l’invettiva e provo ad analizzare gli eventi futuri attraverso il moto dei pianeti.

Alcuni affermano che in tempi brevi gli Stati Uniti d’America cederanno lo scettro di prima potenza mondiale alla Cina, e che le recenti olimpiadi di Pechino siano state solo le prove generali del passaggio delle consegne. È possibile, ma al momento gli USA rimangono saldamente in testa alla graduatoria degli armamenti mondiali e, sempre per il momento, sono ancora la nazione leader del pianeta, capace di influenzare con i suoi comportamenti e decisioni la vita dell’intera, povera Terra. Ecco perché è così importante chi governerà gli USA nei prossimi quattro anni, anche se a noi di politica non importa nulla.

Come si sa, gli 8 anni della presidenza Bush sono stati micidiali per molti motivi, primo fra tutti il crollo dell’economia nazionale e, di conseguenza, di quella planetaria. Agitando il fantasma dell’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001, l’amministrazione Bush ha attaccato Afghanistan e Iraq, affermando di farlo per debellare il terrorismo islamico internazionale. Se effettivamente l’Afghanistan era un covo di integralisti fanatici, l’Iraq di Saddam Hussein non lo era affatto. Era sì in mano a un dittatore sanguinario, ma non era l’unico paese del mondo ad esserlo. Le cosiddette forze di pace non hanno poi affatto estirpato il terrorismo, hanno solo alimentato l’odio contro gli occidentali invasori e il più bieco fondamentalismo. Lo scatenarsi della guerra-Marte, inoltre, ha colpito soprattutto i più deboli e indifesi, bambini e donne, sia in Afghanistan che in Iraq. Ma le donne purtroppo ora sono sotto tiro di riflesso, pesantemente, anche in altri paesi dove non c’è traccia di guerra. Di recente ho avuto modo di constatare di persona come anche nella laica e civile Inghilterra – alleata degli USA nelle operazioni belliche – l’integralismo tra gli immigrati pakistani è cresciuto in modo esponenziale. In una piovosa domenica a Hyde Park ho purtroppo dovuto assistere alla triste, inquietante sfilata di centinaia di donne portate a passeggio dal marito (come si fa col cane di casa) non solo ricoperte da capo a piedi dal burka, ma anche “oscurate” da grandi occhiali da sole neri per evitare che un uomo diverso dal coniuge potesse intuire anche solo una minima parte del loro corpo, novantenni in carrozzella incluse. E non si tratta di una boutade. George Bush jr non si è limitato a creare insanabili tensioni internazionali, ma facendosi paladino delle lobby economiche più potenti, non ha mosso un dito quando milioni di americani sono finiti sul lastrico per colpa dei mutui subprime, un pasticciaccio in cui i presunti grandi esperti di finanza hanno dato il peggio di sé. Ora, prima delle elezioni di novembre, Bush e la sua congrega hanno fatto intervenire la Federal Riserve per salvare dal fallimento due colossi bancari che avrebbero portato alla catastrofe in tempi brevissimi metà degli USA, senza però ovviamente mettere sotto indagine in alcun modo i responsabili di questo disastro economico. Infiniti dunque sono i motivi per cui Bush risulta il presidente meno popolare di tutti i tempi, basta leggere un qualsiasi quotidiano obiettivo per appurarlo. E dunque sembrerebbe ovvio, almeno sulla carta, che il partito che l’ha fatto eleggere, i Repubblicani, sia destinato a perdere clamorosamente le prossime elezioni, quando invece è tutt’altro che certo. Quali i motivi? Più d’uno.

Gli USA sono un paese complesso, dalle infinite realtà locali, etniche e sociali, all’apparenza all’avanguardia per tutto ciò che riguarda la democrazia, in realtà spesso troppo credulone e influenzabile da coloro che sventagliano a mo’ di vessillo ideologico/politico un qualsiasi tipo di fede (anche quelle casalinghe, magari proclamando santa la bisnonna e profeta il pronipote di un anno), una presunta superiorità etica rispetto al resto del mondo, oppure il credo quasi mistico nel libero mercato. Ma per prima cosa bisogna annusare le mutande dei candidati per esporli alla gogna mediatica nel caso di un ipotetico tradimento coniugale (facendo sganasciare dalle risate gli altri paesi occidentali, cattolicissima Italia compresa), fatto ridicolo se si pensa che non ci troviamo nell’Iran di Khomeini, e che negli Stati Uniti si gode di una libertà sessuale amplissima e che, nel corso della vita, ciascun americano medio si sposa almeno due o tre volte, senza contare le scappatelle extraconiugali. Prevale su larga scala il moralismo di facciata, e poi vedi gran parte degli abitanti degli USA lasciarsi irretire dal miraggio di un miracolo economico promesso da chi giura che ridurrà le tasse, ma senza specificare che lo si farà solo per l’1% della popolazione, quella già ricchissima, impoverendo al tempo stesso l’altro 99%. Del resto non succede solo negli USA – basterebbe dare un’occhiata all’economia nella serva Italia di dolore ostello – ma oltreoceano assume dimensioni colossali, pari solo all’ingenuità dei tanti creduloni che abboccano. Indipendentemente dai problemi reali del paese e dalla possibilità di risolverli, gli americani per le elezioni presidenziali – perché per quelle locali sono parzialmente più sensibili ai problemi economici e tangibili – esigono quindi di solito dal loro commander in chief carisma, patriottismo, moralità esibita. Sembra proprio che l’impronta bigotta lasciata dai Padri Pellegrini nel Seicento – non dimentichiamo che i primi coloni di lingua inglese ad occupare l’America furono appunto puritani cacciati dall’Inghilterra perché troppo… puritani – sia rimasta impressa a lettere di fuoco nel DNA degli statunitensi, anche se poi all’atto pratico nella vita quotidiana si comportano in tutt’altro modo. Ma quando si tratta di eleggere un capo…

Vediamo prima di tutto la situazione astrale del prossimo 4 novembre 2008. Non avendo trovato notizia di quando verranno aperte le urne, ho eretto il tema delle elezioni per le 8 a Washington. Ammesso che l’ora dell’apertura dei seggi sia corretta, colpisce anzitutto il Saturno in Vergine, nei gradi di Urano, stimolatissimo in decima casa. Il pianeta riceve, nell’ordine, un sestile da Marte in Scorpione e dodicesima, un quadrato da Venere in Sagittario in prima, due trigoni da Giove e Luna congiunti in Capricorno e seconda, e un’opposizione da Urano in quarta, nei gradi della Luna. C’è voglia di autoritarismo, inutile nasconderlo, legato anche alla conservazione dello status quo economico, a discapito del benessere (la Venere lesa), e del lavoro dipendente (l’opposizione a Urano). Il rapporto tra Saturno, Marte e Urano ricostruisce, in forma anomala, i valori capricorniani di dominio, durezza, realismo insensibile ai valori emotivi profondi, ma particolarmente attento a mettere in atto una difesa sorda (il quadrato che Mercurio manda alla Luna) del territorio e della proprietà. C’è in giro un opportunismo più improntato all’emotività che alla razionalità (i trigoni che Urano manda a Sole e Marte in dodicesima, ricevendo al tempo stesso l’opposizione da Saturno). Come pure una gran fifa del diverso (il Marte in dodicesima quadrato a Nettuno) e si vedono fantasmi di nemici un po’ ovunque. Certo c’è anche la fantasia di cambiamento (il sestile che Venere manda a Mercurio) ma sembra che i poteri forti mettano i bastoni tra le ruote ad ogni radicale istanza di rinnovamento. Mercurio a fine Bilancia, se pur quadra la Luna, riceve un sestile da Plutone a fine Sagittario: le tendenze conservatrici non sembrano avere del tutto campo libero, anche se la Luna fortissima in seconda casa – anche in sestile a Marte – sembra un enorme manifesto pubblicitario dove campeggia un volto femminile. Che sia quello di Michelle Robinson Obama – la donna più elegante del pianeta secondo Vanity Fair – o quello di Sarah Palin lo scopriremo a novembre. Va detto che la moglie di Obama è Capricorno, mentre la Palin è Aquario ma con una congiunzione al Sole di Marte e Saturno che le conferisce una forte valenza capricorniana. Va aggiunto inoltre, se ciò può avere un significato (e deve averlo), che nessun pianeta è solo negativo, e 3 sono solo positivi, ossia Sole, Giove e Plutone. Senza scendere in previsioni che verificheremo il 5 novembre – a urne chiuse e a voti contati – dal quadro astrale che emerge pare ci siano idee chiare ma contrastanti. Vediamo ora chi sono i candidati, anche astrologicamente, e quali transiti ricevono.

Su Obama si è detto e scritto di tutto, ma vale la pena di ripetere in estrema sintesi la biografia. Nasce da un amore fiorito sui banchi dell’università tra uno studente keniota e una ragazza bianca del Kansas. Presto l’amore svanisce, i genitori si separano e il piccolo Barack viene cresciuto per gran parte dell’infanzia dai nonni materni alle Hawaii, salvo una breve parentesi in Indonesia, perché la madre in seconde nozze si è risposata appunto con un indonesiano. Per la fortuna del piccino, i nonni, a differenza dei genitori, sono persone estremamente solide e provvedono a impartirgli un’ottima educazione e un’altrettanto eccellente istruzione, culminata in una laurea in scienze politiche alla Columbia University di New York. Dopo la laurea, durante uno stage in uno studio legale di Chicago, conosce la bella e determinata Michelle, figlia di un benzinaio con gravi problemi di salute, che è riuscita a laurearsi, nonostante le umili origini, a Princeton e a Harvard. Dopo qualche anno si sposano, hanno due bambine, mentre la carriera di entrambi procede a gonfie vele. Dopo varie battaglie per i diritti civili, Obama si candida al senato locale dell’Illinois e ottiene un seggio grazie soprattutto al voto nero. Decide poi di puntare al senato degli Stati Uniti e nel 2005 varca per la prima volta da protagonista le porte del congresso americano. Le sue ambizioni non si fermano qua: punta in alto e vuole dimostrare che anche un afroamericano può diventare presidente degli Stati Uniti. Si candida allora tra le file del suo partito, i democratici, da perfetto outsider e nessuno scommetterebbe su di lui due lire (o euro, se vogliamo stare al passo con i tempi). In breve sbaraglia tutti gli avversari minori (riuscendo tra l’altro a raggranellare tra i sostenitori milioni e milioni di dollari, a furia di piccolissime singole donazioni) e si ritrova a dover fronteggiare quel colosso che ha nome Hilary Clinton, colei che tutti ritengono da anni il futuro presidente degli USA. Stato dopo stato, spazza via anche lei, che è costretta suo malgrado a cedergli lo scettro di candidato alla presidenza del partito democratico.
Piaccia o non piaccia, Obama è quel è, e non nasconde nulla dietro alle sue dichiarazioni idealistiche. Crede davvero nella possibilità di cambiare e di dar voce ai deboli, il suo tema natale ne è la dimostrazione. Leone ascendente Aquario, ha Mercurio e Sole in sesta, quella che vorrebbe che tutti fossimo uguali, con fierezza e orgoglio, come impone il Leone. Ha una prima casa vuota e una decima altrettanto deserta: non ha un ego smisurato e le sue ambizioni non sono davvero a titolo personale. La sua decima inizia a fine Scorpione, nei gradi di Marte, e il suo Marte è in settima e in Vergine, al trigono di Saturno in dodicesima. Ancora la difesa dei diritti degli altri, dei deboli, dei diversi (la dodicesima). Grazie alla congiunzione di Giove a Saturno è ben dotato di capacità oratorie, e non è carente in sensibilità per il trigono di Giove alla Luna in Gemelli. Quasi di certo non è però un buon ascoltatore: il suo Mercurio è in Leone e riceve l’opposizione di Saturno e Giove, anche se è parzialmente riscattato da un sestile alla Luna. Luna che per molti versi è bella, ma riceve un quadrato da Plutone: ha sposato una Capricorno e all’interno della famiglia comanda lei. Ha probabilmente una qualche forma di ossessione o di fobia, per il quadrato che Nettuno manda al Sole in sesta, un Nettuno però riscattato da una bellissima Venere in Cancro: alle figlie vuole davvero bene. Il Sole però non ha riscatti. Barack sa di essere nato in una posizione di svantaggio sociale e non può dimenticarlo. Ma Nettuno, di nascita e di transito, gli impone il cambiamento. Ora infatti gli sta transitando in prima casa donandogli una trasformazione profonda, anche nell’immagine pubblica, trasformazione forse anche un po’ illusoria. Ma i grandi cambiamenti si possono ottenere solo se si ha la capacità di sognare, e di illudersi. Obama si è autoproclamato eroe, e una buona parte degli americani fino ad oggi esclusi dal potere lo riconosce come tale. Sarà sufficiente questo a farlo vincere? Forse sì e forse no, inutile nasconderlo. Nel giorno delle elezioni non ha transiti esaltanti. Una Venere in Sagittario in decima in sestile a Nettuno parla di sogni, quei sogni che ha sempre coltivato in sé. Saturno di transito in settima però quadra quella Venere, anche se manda un trigono a Giove sempre di transito in undicesima, segno che se dovesse arrivare alla vittoria darebbe davvero voce e spazio alla democrazia. Speriamo sia così.

Il suo vice, Joseph Biden (nato il 20 novembre 1942 alle 8.30 a Scranton, Pennsylvania, secondo quanto ho trovato in rete), è un politico nato, come testimonia la sua ottava forte, mentre la sua sesta rocciosa indica la capacità di costruzione della propria lunghissima carriera all’interno del partito. Il giorno delle elezioni ha transiti discreti, forse ad affermare che, comunque vada, per lui questa candidatura sarà il successo, il coronamento di una ottima carriera politica. Anche nel suo caso, come in quello di Obama, il Nettuno in nona casa, oltre all’ascendente Sagittario, indicano che crede davvero in quello che fa. E in un politico non è poco.

John McCain ha una storia e un’immagine pubblica completamente diversa da Obama, eppure – in tutt’altra forma – si propone anche lui come un eroe. Eroe soprattutto perché, ai tempi della guerra in Vietnam, rimase prigioniero per 5 lunghi anni subendo terribili torture. Ma riassumiamo la storia dei suoi 72 anni di vita. Figlio di un ufficiale di marina che in seguito sarebbe diventato il comandante di tutte le forze militari statunitensi nella guerra del Vietnam, nasce in una base americana di Panama il 29 agosto 1936 alle 18.20, secondo quanto indica un certificato di nascita scovato recentissimamente in un polveroso archivio da un astrologo americano. Dopo una giovinezza moderatamente scapestrata, durante la quale frequenta comunque l’accademia navale senza ottenere risultati esaltanti, si arruola poi in marina e sposa Carol Shepp, una ex modella divorziata con due figli, dalla quale avrà a sua volta un figlio. Il matrimonio pare procedere a gonfie vele, ma McCain non si sottrae ai suoi obblighi militari, va in Vietnam e, durante un combattimento, viene pesantemente ferito e catturato. Durante la prigionia si comporta davvero da eroe, rifiutando i privilegi che la carica di suo padre potrebbe fargli ottenere. La moglie, in patria con i figli, lo sostiene strenuamente a distanza fino a quando, per un terribile incidente d’auto, è costretta a subire una serie impressionante di interventi chirurgici, che non le consentono comunque di recuperare una piena mobilità. Anzi dopo l’ultima operazione per risanare i danni del devastante incidente, la sua altezza è ridotta di 10 centimetri dagli iniziali 1 metro e 85. Nonostante lo strazio, vieta ai familiari e agli amici di far sapere al marito prigioniero quel che le è successo. McCain lo scoprirà solo quando verrà liberato, nel 1973. Tornato in patria, ora McCain è considerato un vero eroe di guerra, e il matrimonio prosegue nonostante i terribili traumi di entrambi i coniugi. Il marito veterano però cornifica abbondantemente la consorte, che sopporta in silenzio, fino al 1980. In quell’anno McCain conosce Cindy Hensley (nata il 20 maggio del 1954 a Phoenix, Arizona) figlia unica di uno dei più grossi distributori di birra negli USA, dal patrimonio immenso. Ha 18 anni meno del futuro marito che, in pochi mesi, divorzia e si risposa. A questo punto, anche grazie all’ingentissimo patrimonio della seconda moglie e alle sue conoscenze, McCain entra in politica. Dal matrimonio nascono 3 figli, e viene adottata una bambina del Bangladesh. Oltre che veterano del Vietnam, McCain diventa quindi anche veterano del senato americano… Nel 2000 si candida una prima volta alla presidenza, perdendo contro Bush jr che lo batte schierando a proprio favore i cristiani ultraconservatori. Sempre nel 2000 viene operato per un melanoma al viso, problema che pare attualmente superato. Ci riprova oggi, alla bellezza di 72 anni. Vediamo ora il suo tema natale, un mix di pragmatismo, impulsività, avidità, ambizioni parzialmente realizzate, restare nella normalità, uscire dalla normalità. A modo suo, davvero un personaggio anomalo e la sua vita piena di colpi di scena ne è la dimostrazione.
John and Cindy McCain at a Naval Sea Cadet Corps graduation, Fort Dix, New Jersey, July 2001. Vergine ascendente Pesci, ha un bel Sole in settima casa al trigono di Urano in Toro in seconda. È un aspetto in qualche modo anomalo, perché in realtà un trigono “canonico” dovrebbe svilupparsi tra seconda e sesta. L’indicazione che salta agli occhi è quindi che il rapporto con gli altri, e il matrimonio, serve anche a mantenere lo status quo e ad allargare il patrimonio, in maniera utilitaristica. Ma l’operazione è tutt’altro che agevole perché, se pur il Sole non è leso, Urano riceve un quadrato da un Marte in Leone e sesta casa, causando brusche rotture, un’insofferenza alla routine, ma il restare poi al tempo stesso nei ranghi, per intrinseco bisogno di omologazione e per un serto senso di inferiorità. Marte è però recuperato da un trigono a un Giove in Sagittario in decima, che gli dà comunque la possibilità di emergere e di giungere ai vertici della carriera prescelta (arrivare ad essere il candidato alla presidenza dello stato più potente del mondo alla bella età di 72 anni non è certo cosa da tutti), con rotture sì ma anche con imprevisti colpi di fortuna, oltre all’uso di un bel po’ di retorica. Impiega infatti in continuazione espressioni come Patria, Eroismo, Esperienza, glissando spesso sui dettagli del suo programma elettorale, cosa abbastanza inusuale per una Vergine. Giove inoltre è pesantemente bersagliato da quadrati di Saturno e Nettuno, che si oppongono fra di loro. Insomma, un bel groviglio di contraddizioni e conflitti irrisolti. Del resto se non li avesse, con un patrimonio personale dichiarato di 40 milioni di dollari, chi glielo farebbe fare di aspirare sempre più in altro? Va detto inoltre che è in regime matrimoniale di separazione dei beni e nessuno, tranne i diretti interessati, sa a quanto ammonti la fortuna privata della moglie Cindy. È un personaggio in cerca d’autore, con quel suo Saturno in Pesci (che perdono il supporto dei due pianeti in domicilio, Nettuno e Giove) in prima che gli impone un’identità confusa ma al tempo stesso autocritica e severa con se stessa, e quella fortissima casa settima tra Vergine e Bilancia, che gli dà un imprescindibile bisogno degli altri, anche in senso pragmatico. Sembra proprio che voglia mettersi alla prova per superare le proprie contraddizioni interiori. A proposito di settima casa e di matrimonio, il suo rapporto con le donne è indubbiamente utilitaristico, come indicano la Venere in Vergine e la Luna in Aquario in undicesima. Luna che è in trigono a Mercurio ma opposta a Plutone in quinta casa. Ha forse un buon dialogo intellettuale con le donne, ma le usa, e la moglie e la vice che si è scelto, guarda caso Aquario, le tiene un passo dietro di lui, come è nella tradizione dei Repubblicani. Sicuramente nelle sue scelte politiche a volte contraddittorie c’è anche la paura di perdere il patrimonio (vedasi l’Urano in Toro e seconda) ma c’è anche la fortissima tensione interna – autentica, non recitata – tra ottimismo, conservatorismo, caos, dove a volte prevale un valore, a volte un altro. Non è falso, però, è quel che è, piaccia o non piaccia. Ed è sicuramente alla ricerca di una fortissima gratificazione personale ma, a differenza di George W. Bush, ha una base di intelligenza molto superiore e un realismo onesto. E non è poco di questi tempi. Cerca però di rigirare i fatti a proprio vantaggio – questo sì – e dichiara al tempo stesso di essere paladino dei grandi patrimoni come dei più deboli economicamente, e questa è già una contraddizione in termini. Ma il suo tema natale è la dimostrazione di quante opposte visioni del mondo abbia dentro di sé. Questa, per sommi capi, l’analisi caratteriale. Quali i suoi transiti per il prossimo 4 novembre? Marte in Scorpione manderà un trigono dalla nona casa al suo Saturno radix e un sestile alla sua Venere, suggerendo che impiegherà tutte le armi retoriche che possiede pur di vincere. Giove, di passaggio in undicesima casa, va a sciogliere momentaneamente i quadrati che inviava di nascita a Nettuno e Saturno, anzi li rafforza in positivo. Saturno in settima casa scioglie l’opposizione radix a Nettuno, ma al tempo stesso gli quadra Giove, anche se poi Giove di transito lo sostiene. Urano in prima, infine, gli impone – quasi gli ordina – di cogliere al volto l’ultima occasione per raggiungere la vetta. Ci riuscirà? I sondaggi a pochi giorni dal voto lo danno in netto svantaggio ma i transiti a mio avviso parlano a suo favore. Potrebbe anche essere che alla fin fine perda solo di misura, facendo così una buona figura rispetto a una situazione inizialmente catastrofica. Me lo auguro, anche se di certo nel caso fosse eletto sarebbe un presidente meno disastroso di Bush, impossibile da superare in negativo. Il problema è la vice-presidente che si è scelto. Se infatti l’età e il non perfetto stato di salute di McCain lo costringessero, una volta eventualmente eletto, ad abbandonare la presidenza, al vertice del paese più potente della Terra subentrerebbe lei, Sarah Palin.

Non è certa la fonte che indica nelle 16.40 l’ora di nascita di colei che un avversario politico ha pittorescamente definito un pitbull col rossetto (è nata l’11 febbraio del 1964 a Sandpoint, Idaho), ma il tema natale che se ne ricava sembra plausibile per la personalità che dimostra. Sono note però le sue idee e dichiarazioni, che riassumo per sommi capi:

  1. difesa a oltranza della vita;
  2. diritto per ogni cittadino di possedere armi;
  3. il surriscaldamento della Terra non ha alcun nesso con la devastazione che l’uomo ne sta facendo (non dimentichiamo che suo marito è un dipendente dell’industria petrolifera BP);
  4. Dio è sopra ogni cosa (io aggiungo, maliziosamente, purché sia bianco, armato e tenga sotto la sua protezione l’industria petrolifera);
  5. va ancora trivellata la Terra per trovare nuovi giacimenti petroliferi e fornire agli americani benzina a basso prezzo.

Non condivido nessuna delle sue affermazioni, soprattutto per la sopravvivenza del nostro povero pianeta, e mi auguro che il suo integralismo faccia pochi proseliti, come gli integralismi di ogni tipo in ogni angolo della Terra. Non analizzo il suo tema natale né faccio previsioni. Mi limito a constatare che lei e Michelle Robinson Obama sono nate a meno di un mese di distanza (quest’ultima è nata a Chicago il 17 gennaio 1964) e che, per entrambe, in questo periodo si scioglie il quadrato natale tra Nettuno in Scorpione e Saturno in Aquario, liberando potenzialità e dando piena vita a un’immagine sicura e autonoma. Se qualcuno mai avesse ulteriori dubbi, qui lo dichiaro: non tifo per la pitbull col rossetto. Adoro l’altra.

In chiusura poche parole: i transiti sembrano favorire leggermente McCain e il 5 novembre festeggerò se avrò sbagliato previsione. Ma se non vincerà Obama, sia chiaro a tutti, è soprattutto per un motivo, se non unicamente per quello: il colore della sua pelle.

N.d.A.: Una prima versione dell’articolo è stata pubblicata per il sito il 21 settembre, quando circolava negli ambienti astrologici, come spesso purtroppo accade, un’ora di nascita sbagliata di John McCain.
L’impareggiabile Grazia Bordoni, che non mi stancherò mai di ringraziare, ha segnalato nel frattempo un sito americano (http://johnmccain.dominates.us/forum/viewtopic.php?f=12&t=145) che riportava il certificato di nascita originale di McCain. L’analisi fatta in precedenza quindi non aveva valore, soprattutto a livello caratteriale. Sono stato quindi costretto a rivedere in tutta fretta parte dell’articolo e a rammentarmi che, quando si tratta di personaggi famosi, è possibile andare incontro a grosse cantonate…

POSTILLA DEL 5 NOVEMBRE 2008
McCain non ce l'ha fatta e sono felice di avere sbagliato previsione. Ha fatto però una figura dignitosa, vista la disastrosa situazione che lasciava in eredità al partito rebubblicano il presidente uscente, il mai deprecato abbastanza George Bush jr. Barack Obama ha trionfato, perché di trionfo si è trattato, grazie ai propri meriti e a niente altro. Era partito infatti da perfetto outsider nella corsa per la nomination del partito democratico. Stato dopo stato ha sbaragliato tutti, compresa colei che sembrava già avere la nomination in tasca, Hillary Clinton. C'è riuscito grazie a un'abilità oratoria davvero unica, ma anche alla potenza di un'immagine pulita, non compromessa con il potere precedente e a messaggi semplici, di speranza. "Yes, we can" è il suo motto, "sì, possiamo farcela insieme". Farcela a fare che? A cambiare, a eliminare le disuguaglianze sociali, ad assicurare quello che da noi in Europa è la norma ma negli USA, lo stato più potente del mondo non è, ossia l'assistenza medica gratis per tutti. Farcela a ridurre le tasse al 95% per cento della popolazione e ad aumentarle a quel 5% di grandi ricchi.
E non è finita, perché i suoi sogni - e le ambizioni - sono grandi. Dichiara di cercare il dialogo per evitare altre guerre, di cercare una soluzione a questo e a quello. Ma non vende fumo, crede in quello che dice, con una forza quasi messianica soprattutto quando parla da solo di fronte a folle oceaniche.
Ce la farà a mantenere le promesse? Ce lo auguriamo per gli USA ma anche per il mondo intero, che sta attualmente attraversando un periodo davvero complesso. Astrologicamente, la sua fiducia nel cambiamento è dettata dal transito di Nettuno nella sua prima casa che gli ha dato la forza del sogno, e la capacità di trasmetterla a tutti noi. Chi mai avrebbe immaginato che un afro-americano, sia pure di madre bianca, sarebbe riuscito a diventare il presidente degli USA? Ma non crediate che ora che ha raggiunto il suo impensabile obiettivo la sua strada sia in discesa. Dovrà rimettere insieme i cocci di un'America a pezzi, ma ha volontà da vendere e di certo non lo spaventa nessuna sfida. E' diventato l'uomo più famoso del mondo nel giro di pochi mesi. E' un miracolo di Nettuno perché talora, rarissimamente, i miracoli accadono. E speriamo che continuino.

21/09/2008-17/10/2008



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