LA ROTTA DI ULISSE

 


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Gennaio

di Laura Nicoli

È il primo mese dell’anno. Il nome probabilmente deriva da Giano, il dio bifronte, perché Giano guarda da un lato il nuovo anno e dall’altro il vecchio, o forse soltanto per le feste in onore del dio che si celebravano in questo periodo. L’anno di Romolo cominciava con marzo e gli antichi Romani non avevano che 10 mesi; fu Numa Pompilio che introdusse gennaio e febbraio. Il primo giorno di gennaio era festeggiato dagli antichi Romani con regali, da qui le nostre strenne.
È pieno inverno, il momento dell’anno in cui la natura, seppur immersa nel freddo glaciale, si prepara a partorire nuove forme. Proprio questo, infatti, è il momento della massima trasformazione energetica, quando Madre-Terra si offre come fonte indispensabile di nutrimento per tutti “gli embrioni in evoluzione”. Un’enorme placenta che nutre nell’oscurità la vita che verrà alla luce in primavera.
Gennaio non è ancora il tempo dell’espansione e dell’estroversione, bensì quello della crescita e dell’evoluzione interna. Sono le resine, estratte dalle radici e dalle cortecce, che racchiudono nella materia gelatinosa l’essenza volatile e animica della pianta, la sostanza da privilegiare durante tutto il mese. Questo prodotto oleoso contiene, infatti, tutti i principi attivi necessari a rafforzare il nostro corpo e a rigenerare tutte le funzioni vitali, proprio come una “placenta”. Nell’anima delle resine, quindi, dobbiamo cercare quel principio terapeutico in grado di condurre il nostro organismo verso la rinascita primaverile, sostenendolo e tonificandolo durante i più “rigidi e difficili” mesi di gestazione. Come un’embriogenesi ideale, le cui tappe sono scandite dalla formazione e dallo sviluppo dei diversi organi e apparati.
Secondo il calendario astrologico il Sole sorge al solstizio d’inverno nel segno del Capricorno. La figura del Capricorno era, in realtà, originaria della Mesopotamia, dove ricorreva spesso il simbolo del Capro dalla coda di pesce. Era l’immagine del dio Ea, signore del tempo, il dio principale nella più arcaica religione sumera, destinato a diventare successivamente una delle tre divinità della Triade creatrice, insieme con Anu ed Enlil: il Saggio per eccellenza, creatore e architetto di tutto ciò che apparteneva al mondo sublunare. L’ideogramma del nome significa “dimora delle Acque”, perché si narrava che il dio abitasse nell’abisso da cui emergeva nelle sembianze di un pesce-capro, simbolo della sua ambivalenza terracquea. Era considerato il protettore degli uomini che aveva salvato dall’estinzione insegnando ad uno di loro, il Grande Saggio, a costruire un’arca per sottrarsi al diluvio universale.
Poiché sovrintendeva alla terra ed alle acque, gli era riservata la regione meridionale dello zodiaco celeste, definita dall’attuale tropico del Capricorno e chiamata allora “via di Ea”. A Enlil, come dio del cielo, era riservata invece la zona settentrionale, detta appunto “via di Enlil”; e infine ad Anu la fascia celeste del Sole.
Il segno del Capricorno in alcune iscrizioni sumere in cuneiforme veniva detto Padre della Luce: nome che indicava anticamente il segno del solstizio d’estate; e in effetti il Capricorno lo era, ma nel 13.000 a. C.
Per i Sumeri era il Pesce-Capra, per gli Accadi la Doppia Nave; Turchi, Persiani e Siriani vi raffiguravano un Caprone, mentre gli Arabi uno Stambecco. Presso altri zodiaci orientali, veniva rappresentato come un pesce nell’atto di ingoiare un’antilope.
Anche per gli Egiziani era il Pesce-Capra, nella zona di cielo contrapposta a Sirio. Spesso era invece associato ad un ibis, sacro volatile dalla testa umana, oppure semplicemente come un pesce, collegandolo a Knum, dio delle acque, propiziatore delle piene del Nilo.
Opposto al Cancro, il Capricorno simboleggia il distacco dalla materia, nella natura figura la spoliazione, il raggrinzimento, il silenzio e la concentrazione dell’inverno. Segno di terra, rappresenta la fase del seme che, sepolto nel terreno, si avvia ad una lenta e graduale maturazione che sfocerà nella sua resurrezione come stelo d’erba primaverile. È assimilabile alla mezzanotte della Terra dove regnano freddo e oscurità. Infatti, il seme affronta il periodo più difficile, quando tutto sembra allearsi contro di lui. La lotta per difendersi dal gelo mortale, nemico della vita, deve essere condotta con l’aiuto della ragione e di un’aggressività concentrata nell’autodifesa senza concessioni alla pietà ed ai sentimentalismi. La durezza affettiva, l’indifferenza alla gioia dei contatti umani e la conseguente misantropia sono indispensabili per reggere il peso di una solitudine imposta dalla natura.
Il tipo del Capricorno, che esprime questo universo freddo, silenzioso, immobile, tende a ripiegarsi su se stesso, a concentrarsi, rigettando ogni forma di esteriorità. Il suo autocontrollo è il risultato di un lento allenamento della volontà, esercitata a misurare istinto e sensibilità. È un essere tendenzialmente lento, paziente, perseverante, stabile, ponderato, meditativo, incline alla solitudine, al pessimismo, alla melanconia. La sua perseveranza e disciplina interiore, ma anche le sue vedute profonde, la sua prudenza ed il suo senso pratico gli permettono di salire verso posizioni eminenti e di gestire il potere in qualunque situazione.
Per il Capricorno l’aggressività indiscriminata è un inutile spreco di energie e la crudeltà gratuita è un inutile spreco di tempo. Quello che conta sono i risultati e per ottenerli si può ricorrere alla durezza ed alla violenza con oculata freddezza. È incapace di praticare il culto dell’Io. Qui, Marte perde le sue caratteristiche vistose e, affiancato da Saturno e Urano, diventa razionale ed efficiente. L’accoppiata Saturno-Marte, saldando la razionalità alla determinazione, sarebbe invincibile se Urano non vi inserisse la sua ansia pragmatica.
Ai nati del Capricorno, domicilio primario di Saturno, si consigliano le gemme scure come l’opale nera, l’onice e l’ossidiana. L’opale nera ha un fondo scuro su cui si riflettono le varie tonalità di blu, di verde e di rosso. È adattissima ai nati sotto questo segno perché contribuisce a cacciare la melanconia, la paura ed i sensi di colpa ai quali sono spesso soggetti. Svolge anche una forte azione disintossicante. L’azione si manifesta anche quando viene usata per la meditazione.
Ma la gemma di Saturno per antonomasia è l’onice, una varietà del calcedonio il cui colore nero è prodotto dalla presenza di inclusioni di ferro e carbonio. Nel Medioevo era considerata la pietra della sventura, della tristezza e della paura, si pensava che favorisse la litigiosità. È una pietra che richiede maturità ed equilibrio, perché si addice a chi ha la forza spirituale di accettare la realtà nei suoi contrasti, nella sua alternanza di bene e di male, di gioie e dolori. Soltanto a chi ha raggiunto questo stadio spirituale l’onice può giovare per mantenere un giusto equilibrio in se stessi e nei rapporti con gli altri. Un’altra gemma saturnina è l’ossidiana, un vetro vulcanico che si forma col repentino raffreddamento di lave ricche di silice. Il rapido raffreddamento impedisce che si creino cristalli e produce una massa amorfa e rigida, ricca di inclusioni solide, liquide e gassose. È una roccia trasparente di colore nero, grigio o marrone variegato con punteggiature bianche. Già nell’età della pietra se ne ricavavano sonagli che venivano usati nel corso di riti. Nell’antichità si credeva che avesse la prerogativa di allontanare i demoni; vi si intagliavano anche attrezzi e armi. Era considerata la pietra del guerriero che affrontava le battaglie con calma e serenità perché aveva assimilato l’idea di poter morire. A livello psichico protegge i cuori troppo sensibili da influenze negative: il suo colore infatti agisce da schermo nei confronti di ciò che si vuole respingere.
LEAD Technologies Inc. V1.01L’essenza astrale del Capricorno è il caprifoglio; ma ogni decade ne ha una specifica: per la prima è il narciso, per la seconda il giacinto, per la terza il mentastro.
In questo segno, come nel successivo l’Aquario, ha domicilio Saturno che in Mesopotamia era identificato col dio Ninurta, il dio della guerra, figlio di Enlil, considerato il pianeta della verità e della giustizia.
Nella mitologia, Crono detronizzò il padre Urano; quindi sposò la sorella Rea e cominciò a regnare sul mondo. Ma si dimostrò presto un crudele tiranno: non soltanto aveva imprigionato i fratelli nel Tartaro, e avendo saputo che sarebbe stato spodestato da suo figlio, divorava tutti quelli che Rea metteva al mondo. Ma Crono non era soltanto il dio cupo, detronizzato e solitario, divoratore di figli; era anche benevolo, addirittura l’inventore dell’agricoltura e dell’arte di costruire le città, e infine colui che aveva regnato nella mitica età dell’oro, come lo stesso Esiodo narra nelle Opere e i giorni.
In Italia, invece, Saturno, che venne poi impropriamente assimilato a Crono, era considerato arcaicamente un dio benevolo che aveva regnato nell’età dell’oro, sui campi e sui raccolti, come ci ricorda Macrobio nei Saturnali.
Saturno è il sesto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole ed il secondo pianeta più massiccio, dopo Giove. Saturno, con Giove, Urano e Nettuno, è classificato come gigante gassoso. Il nome deriva dall'omonimo dio della mitologia romana.
Il pianeta gassoso Saturno ed il suo sistema di satelliti sono l'ambientazione di molte opere di fantascienza. Voltaire, nel suo racconto filosofico Micromega (1752), racconta dell’omonimo protagonista proveniente da Sirio che si ferma su Saturno e fa amicizia con un suo abitante, che lo accompagna nella prosecuzione del viaggio.
Le avventure di Ettore Servadac (1877), di Jules Verne, è il racconto di un viaggio nel sistema solare a bordo di una cometa che si spinge fino a Saturno.
Lucky Starr e gli anelli di Saturno (1958) è l'ultimo della serie dei romanzi per ragazzi su Lucky Starr scritta da Isaac Asimov.
Il romanzo 2001: Odissea nello spazio (1968), di Arthur C. Clarke, termina nel sistema di Saturno (a differenza del film e dei seguiti del libro, ambientati nel sistema di Giove).
Saturno, ultimo pianeta visibile a occhio nudo, fu per secoli considerato la fine di ciò che iniziava col Sole: freddezza opposta a calore, vecchiaia opposta a vigore, pessimismo opposto a fiducia. Ma Saturno, nella sua qualità di pianeta opposto al Sole, non indica la fine di ciò che inizia col Sole, bensì un altro inizio e la possibilità alternativa di un altro tipo di vita. Che Saturno rappresenti il freddo, astrologicamente parlando, è fuori da ogni dubbio, non soltanto perché i suoi due domicili occupano i segni invernali più rigidi, ma anche perché il comportamento saturnino è da sempre considerato pacato e diffidente, ha il compito di raffreddare gli energici entusiasmi solari. È un pianeta che si limita a suggerire una realistica visione delle cose che può essere definita pessimistica solo se contrapposta alla trionfale fiduciosità solare.
Sul nostro pianeta vediamo che l’alternanza tra estate e inverno, nonché la coesistenza dialettica dell’equatore caldissimo e dei poli gelidi, garantiscono la possibilità di vita evitando il rischio di combustione proposto da un’estate perenne. Il ragionamento funziona anche a livello comportamentale. Un atteggiamento esclusivamente “solare” avrebbe effetti disastrosi sulla specie umana e Saturno ne rappresenta il salutare deterrente.
Razionalità e logica sono le due principali simbologie di Saturno, e straordinari coefficienti di intelligenza. Perdere le illusioni per una spontanea volontà di analisi, o per una spietata imposizione delle circostanze, significa compiere, subire un’operazione di rinuncia o privazione, e queste due simbologie di Saturno sono in gran parte responsabili dei veli sinistri di cui l’astrologia ha addobbato il pianeta. La simbologia di vecchiaia legata a Saturno ci riporta ad un mondo matriarcale, governato da Saturno-Atena, dove l’aborto è il totem e la guerra è il tabù. In tale mondo la durata dell’esistenza deve essere molto più lunga ed il numero dei vecchi superiore a quello dei giovani. Con una gestione ovviamente assai diversa della vita in generale e della tarda età in particolare.
La durata è un’altra sua simbologia molto significativa, al punto che anatomicamente il pianeta corrisponde alla parte più dura del nostro corpo: lo scheletro.
Oltre che Saturno, troviamo anche Urano. È la forza di volontà che decide; poiché da questo pianeta, come da Saturno dipende la possibilità di sopravvivenza nelle condizioni più avverse, la sua influenza ha spesso carattere drastico, rappresenta una spinta all’azione nei casi di emergenza. Saturno è separazione dal superfluo, Urano è eliminazione dell’inutile. Saturno si oppone all’edonismo e al sentimento, Urano si oppone all’inerzia. La prontezza di riflessi muscolari regolati da Marte diventa prontezza di riflessi mentali. Ambedue obbediscono a stimoli immediati.
L’osso è il tessuto più compatto e rigido dell'organismo, a comporre l'apparato scheletrico, struttura portante e base essenziale della forma corporea. Oltre a costituire l'impalcatura di tutto il corpo, alla quale si attribuisce la solidità e la capacità di sopportare carichi ingenti (e non solo materiali, ma anche psicologici: «avere le spalle larghe»), l'ossatura, grazie alla sua plasticità, consente, comportandosi come un insieme di leve, il movimento e la deambulazione.
D'altra parte, l'osso «si spezza, ma non si piega». La sua scarsa flessibilità, seppure non assoluta, richiama la rigidità morale oltre che fisica, e non a caso spesso questo tratto caratteriale si riscontra nei soggetti che soffrono significativamente di disturbi alle ossa e alle articolazioni.
Da queste caratteristiche derivano i principali significati simbolici attribuiti all'osso e all'apparato scheletrico: da un lato, la rigidità è la "norma", il limite oltre al quale non è consentito andare (la statura raggiunta al momento della saldatura delle cartilagini è quella definitiva), dall'altro l'autonomia, la possibilità di muoversi nel mondo.
In molte culture l'osso viene interpretato come l'estrema concretizzazione dell'energia, non solo dell'individuo, ma anche delle forze cosmiche dalle quali è governato. Il suo biancore suggerisce del resto un rapporto con la luce, che in esso è come discesa e cristallizzata: immagine che, tra l'altro, è riscoperta, nella fisiologia, dal legame metabolico esistente tra la luce e la vitamina D, che di quella necessita per attivarsi.
La credenza che nell'osso risieda l'essenza vitale o l'anima dell'individuo e che, quindi, attraverso lo scheletro possa risorgere una nuova vita (da cui, per esempio, il culto delle ossa degli avi o il seminare ossa nel terreno per favorire il raccolto) sembra invece, sempre dal punto di vista biologico, sposarsi alla presenza, all'interno delle ossa, del midollo emopoietico, da cui derivano e vengono continuamente prodotti gli elementi del sangue, apportatori di vita. Anche il tema della crescita e della morte è richiamato dall'osso: dal teschio, minaccioso avvertimento in presenza di pericoli mortali, ai miti, che insegnano che per uscire dal grembo materno e assurgere a una vita liberamente determinata dallo spirito, sfuggendo alla morte della coscienza che seguirebbe a una prolungata dipendenza, occorre "farsi le ossa", cioè indurirsi e raggiungere la propria forma essenziale, perché può diventare adulto solo chi riesce a strutturarsi.
Lo sviluppo dello scheletro e la sua ossificazione illustrano, inoltre, perfettamente il passaggio analogo dalla vita embrionale o acquatica a quella terrestre, ricalcando il processo evolutivo che fece passare la manifestazione della vita, in tempi remotissimi della storia della terra, da un'espressione basata su organismi ancora invertebrati alle forme di vita che popolano oggi il nostro pianeta. L'ossificazione, pertanto, è analoga al passaggio dall'infanzia all'età adulta, o all'abbandono di uno stato di dipendenza verso uno di autodeterminazione e libertà. Ecco perché taluni disturbi che toccano il sistema osseo sono spesso legati all’impossibilità dell’ammalato di compiere certe scelte o abbandonare certi ambiti, operazioni necessarie alla sua evoluzione.
Per quanto riguarda la colonna vertebrale, è l’organo più impegnato del nostro fisico, che collega la parte superiore del corpo (testa) con quella inferiore (bacino). Il suo nome contiene, in quanto tale, solo una parte di verità, dato che per tutta la vita dell’individuo questa svolge più il ruolo di un arco flessibile che quello di una vera e propria colonna. Spesso la colonna vertebrale viene chiamata con un altro nome, a causa del prolungamento a spina che la caratterizza: “spina dorsale”, certamente questa fu la prima cosa che l’uomo notò della colonna vertebrale. Ad un esame esterno della colonna vertebrale, colpisce il fatto che la sua forma richiami alla memoria il serpente avvolto attorno al bastone di Esculapio, il simbolo della medicina. Anche la colonna vertebrale si attorciglia attorno alla linea immaginaria della forza di gravità mantenendo in tal modo gli esseri sollevati da terra.
In numerose culture è assimilata all'axis mundi, l'asse portante, albero o pilastro che si innalza dalla terra al cielo, a collegarli e a stabilirne l'ideale centro. E in effetti, la colonna vertebrale costituisce l'asse su cui poggia il resto del corpo, e che consente, ad esempio, la stazione eretta e il controllo neuro-muscolare di quasi tutto l'organismo attraverso il midollo spinale in essa racchiuso.
La problematica vera risiede spesso negli estremi: se la forma della spina è esageratamente a S, significa che la persona in questione ha rinunciato alla sua posizione eretta a favore della capacità di adattamento: si tratta di una persona che si prostra di fronte alla vita. Se la forma ad S è limitata, si verifica l’opposto: i soggetti procedono a testa alta senza disporre però della necessaria capacità di adattamento e senza la possibilità di ammortizzare colpi e urti. Sono persone dure (troppo poco molleggiate) e portate a ferirsi.
I disturbi alla schiena suggeriscono diversi significati simbolici a seconda della loro localizzazione e della modalità con cui si presentano. Il tratto cervicale, ad esempio, sul quale poggia la testa - il mondo dei pensieri, della volontà, della coscienza - è retto da una vertebra, l'atlante, che richiama, nel nome, il mitico titano costretto a portare il mondo sulle spalle, suggerendo un analogo sforzo di questa zona della colonna nel sopportare il peso delle responsabilità, delle decisioni razionali, della volontà cosciente.
Il buon funzionamento del tratto cervicale è importantissimo per l’intero organismo. L’eventuale squilibrio delle vertebre cervicali, dell’area muscolare del collo e la cattiva comunicazione tra il cervello ed il corpo possono dare origine a molte patologie, anche a quelle che apparentemente non hanno connessione coi problemi di cervicalgia.
Il valore simbolico del tratto cervicale sta nel suo essere un vero e proprio “crocevia” tra il capo ed il resto del corpo. Nemmeno la scienza medica può evitare di confrontarsi con questa circostanza: all’interno del collo, in pochissimo spazio, collaborano vertebre, muscoli, articolazioni e nervi. Il loro compito è di veicolare tutte le sollecitazioni e le informazioni che il corpo e la testa si scambiano a vicenda. Così, spesso i disturbi che riguardano quest’area sono legati ad un equilibrio organico che viene a mancare, anche dovute a sintomatologie come le vertigini che compaiono puntualmente.
Chi soffre di cervicale ha la spiccata tendenza ad essere razionale ed a manifestarsi sempre coi piedi per terra. Quindi, affinché la tensione dei muscoli cervicali si allenti e la morsa del dolore molli la presa, è necessario imparare “a staccarsi da terra”, cioè ad abbandonare quel senso del dovere che ci zavorra nella concretezza delle “cose da fare”. Bisogna imparare di nuovo a “volare” almeno con la fantasia, in quel regno dove non esistono le regole imposte dalla razionalità, ma soltanto la libertà di sentirsi spontanei.
E se il tratto dorsale percorre poi il torace, sede degli affetti e delle emozioni, quello lombosacrale si colloca in relazione al mondo istintuale e alle sue pulsioni. Dolori del tratto lombare e sensazione di stanchezza in questa zona si possono accostare, quindi, a una repressione della sessualità, probabilmente vissuta in modo conflittuale.
Patologie interessanti la componente nervosa della colonna vertebrale, che consente tra l'altro il controllo della mobilità degli arti inferiori, avranno invece in particolare il significato di negare quell'aggressività verso il mondo esterno sintetizzabile nel concetto di autonomia. Quando la schiena è colpita in quanto "sostegno" del corpo, potrà esprimere, viceversa, il rifiuto di quella fondamentale coerenza interiore di comportamento propria di chi «ha spina dorsale».
I dolori articolari si ripresentano più facilmente, favoriti soprattutto dal clima più umido e freddo. Una rigidità climatica che si fa sentire proprio nella parte più rigida del corpo, le ossa appunto. Per curare e rinforzare lo scheletro, nell’antichità il medico ricercava nella natura le piante che presentassero le sue stesse caratteristiche. Piante “saturnie” per eccellenza erano, ad esempio, gli equiseti, dai fusti solidi e robusti, concreti ed essenziali, un concentrato di sali minerali (soprattutto silicio) la cui struttura ricorda da vicino quella della colonna vertebrale.
In presenza di problemi articolari con componente infiammatoria, particolarmente utili sono gli integratori a base di zolfo oppure di glucosamina, una sostanza ricavata dal guscio dei crostacei, che sono molecole fondamentali per la sintesi del tessuto connettivo e per la ricostruzione delle cartilagini articolari, in particolare quelle delle ginocchia. La glucosamina svolge una buona azione antinfiammatoria di base, utile per prevenire le crisi di dolore acuto favorite e peggiorate dal freddo: come terapia di terreno, si può assumere una capsula di glucosamina al giorno da novembre a febbraio, si passa a 2 capsule al giorno se il dolore diventa intenso, riducendo gradualmente il dosaggio col miglioramento dei sintomi.
Molti dolori di collo, spalle e schiena nascono dalla tendenza a tenere posture scorrette che bloccano la spina dorsale e col tempo ne indeboliscono ossa e cartilagini.
La cervicale è il segmento più mobile della colonna (a differenza del tratto dorsale, per esempio, è dotata di una maggiore capacità di rotazione) e, quindi, è facilmente soggetta a tensioni e dolori. Gli arti superiori sono frequentemente interessati da dolore soprattutto a livello delle grandi e piccole articolazioni (periartrite della spalla, artrosi/artrite delle dita) e in molti casi si infiammano come conseguenza della cervicalgia.
Per sciogliere le tensioni, muovi la testa come se fosse un pennello. In piedi o seduto, effettua delle rotazioni della testa, lentamente, prima in senso orario e poi in senso antiorario, senza mai forzare il movimento, immaginando di avere un pennello al posto del naso e di disegnare davanti a te dei cerchi colorati di diametro sempre più grande
Il tratto dorsale è il segmento meno mobile della colonna vertebrale. Le vertebre che lo costituiscono si articolano con le coste, venendo a formare la gabbia toracica, chiusa anteriormente dallo sterno. Le vertebre lombari sostengono il peso di tutta la colonna e sono quelle più a rischio di sovraccarico e di dolore.
In caso di dolore acuto, soprattutto se provocato da e favorito dal freddo, si consiglia di massaggiare con vigore sulla zona dolente un cucchiaio di olio di germe di grano con 5 gocce di olio essenziale di canfora: questo unguento balsamico ha un effetto riscaldante e analgesico.
L’esercizio che rimette in piedi: fai la respirazione che allevia il dolore. In piedi con le mani sui fianchi inspira e, mentre espiri, fai rientrare leggermente l’ombelico nella pancia. Inspira e allunga la cassa toracica, cercando di sentire che lo spazio tra una costola e l’altra aumenta. Espirando, sposta la cassa toracica a sinistra, senza muovere le anche. Inspira e torna al centro. Espira e sposta la cassa toracica a destra. Ripeti la sequenza alcune volte.
Per rinforzare le articolazioni, basta correggere un po’ la dieta per ottenere effetti analgesici.

* Riduci il consumo di proteine animali: indebolisce le ossa e infiamma i tessuti.
* Bevi di più: in questo modo favorisci l’eliminazione delle tossine dai tessuti articolari.
* Per rinforzare le ossa, privilegia alimenti vegetali ricchi di sali minerali come calcio, magnesio, zinco e silicio: frutta secca, semi oleosi, grano saraceno, cereali integrali, crusca di frumento e zucca.

Meglio non esagerare anche con spezie, cioccolato e aceto: anche se sono cibi “riscaldanti”, in realtà disperdono velocemente l’energia del corpo procurando solo una momentanea sensazione di vitalità; inoltre, favoriscono la demineralizzazione e l’intorpidimento degli arti.

Oltre a correggere la dieta, nei casi di dolore acuto, al cibo puoi aggiungere le erbe.
Per rinforzare il tessuto osseo e prevenire osteoporosi e artrosi prendi l’equiseto in tintura madre, 30 gocce 3 volte al giorno in poca acqua per 1-3 mesi.
In tutte le medicine della tradizione è riconosciuto al calore un effetto curativo di fondamentale importanza sulle sindromi dolorose (cervicalgie, sciatica, torcicollo, reumatismi, mal di schiena, ecc.) a carico di ossa e muscoli. Non a caso dal Nord Europa giunge fino a noi l’usanza di porre sugli arti doloranti dei sacchetti di tessuto di canapa o di cotone riempiti di granelli di cereali che vengono riscaldati in un forno tradizionale o nel microonde, che hanno la capacità di lenire il dolore. i sacchetti pieni di cereali (grano o altri) da riscaldare hanno il pregio di aderire bene alla parte dolente, senza disperdere il calore. L’applicazione dei sacchetti caldi induce un aumento della circolazione nell’area interessata che riduce il dolore, gli stati tensivi e le contratture, grazie ad un effetto antinfiammatorio immediato e di lunga durata.

L’olio di cumino nero (Nigella Sativa), riscaldante e lenitivo, era già noto agli antichi egizi per le sue virtù antidolorifiche. Va massaggiato sulla parte dolente fino a 2-3 volte al giorno, anche prima di applicare i sacchetti di cereali caldi. In caso di dolori che accompagnano l’influenza, l’olio di cumino nero si può assumere come integratore alimentare: una perla al giorno la mattina con mezzo bicchiere d’acqua dai primi sintomi di malessere per almeno una settimana.

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