LA ROTTA DI ULISSE

 


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Luglio

di Laura Nicoli

Siamo entrati nel mese di luglio – dal latino “Julius”, 7° mese dell’anno del nostro calendario. I Romani lo chiamavano “Quintilis” perché secondo il loro calendario era il 5° mese, cominciando il loro anno a marzo. Con la riforma di Giulio Cesare, che decise che ogni anno avesse 366 giorni, l’imperatore per celebrare la propria gloria accettò di dare il proprio nome di Giulio al mese “Quintilis” che poi divenne luglio. Poiché la gens Iulia si proclamava discendente di Enea, e quindi di sua madre Venere, luglio veniva implicitamente dedicato alla dea che meglio di ogni altra incarnava l’opulenta e fertile stagione estiva.
Carlo Magno diede a luglio il nome di “mese del fieno”. Presso i Romani il mese di luglio era considerato sotto la tutela di Giove, sorgente di luce e di calore.
Nel nostro emisfero, luglio è il mese più caldo dell’anno. Il sole, durante questo mese, non crea nuove forme di vegetazione, ma “secca”, prosciuga la terra. Con l’arrivo dei grandi caldi, è facile accumulare la stanchezza. È diverso l’affaticamento estivo rispetto a quello di altre stagioni. In questo periodo prevale un senso di spossatezza marcato, talora una vera e propria astenia con difficoltà a intraprendere nuovi lavori, nuove iniziative. In genere la stanchezza di luglio comincia già alle prime ore del mattino e raggiunge l’acme nel pomeriggio sino a diventare insopportabile la sera. Dipende in parte dal caldo opprimente, ma anche all’accumulo di stress dei mesi precedenti. Come rimediava a tutto questo l’antica medicina contadina? Nutrendosi di fiori, dei fiori dell’estate. Abitudine che è andata perduta negli ultimi anni e che sta tornando di moda. I fiori di una pianta sono l’energia sessuale vitale più potente che esista in Natura. Gli animali di tutte le specie in questo periodo si nutrono di fiori e foglie più che di radici e di semi. È un mese delicato a causa dell’eccesso di fuoco.
Luglio incarna energeticamente la potenza del fuoco in ascesa, che, una volta raggiunto l’acme, si uni-direziona e apre la stagione degli incendi. È la potenza concentrata del fuoco che brucia e riscalda, quel fuoco che influenza tutti i regni della natura: umano, vegetale, animale.
Se luglio è il mese in cui la vita giunge a maturazione, in cui i frutti più rigogliosi vengono partoriti dall’universo, allo stesso modo tutte le nostre cellule stanno raggiungendo il loro massimo sviluppo energetico. Mai come in questo periodo bisogna proteggere il fegato, che è il fuoco della vita e che porta nutrimento a tutte le cellule. Quindi, luglio è il mese della cellula. Se il sole di maggio aveva, infatti, assottigliato l’energia spingendola verso l’alto, verso l’ipofisi e i suoi ormoni, pronti per rigenerare tutto il corpo, e quello di giugno aveva cominciato a diffonderla in tutto il corpo attraverso il tessuto connettivo, ora il sole di luglio porta al culmine questo processo spingendo l’energia proprio là dove deve essere utilizzata. Le varie cellule del corpo che in questo mese sono al massimo delle loro attività e della loro pienezza. Favorire questo processo vuol dire far lavorare bene gli organi nella loro globalità, dai muscoli al fegato, dallo stomaco al cuore. In breve vuol dire benessere.
I raggi caldi e penetranti del sole mettono a rischio proprio gli organi più ricchi di “fuoco”. Vale a dire, compromettono l’efficacia del tratto digerente, che genera il “fuoco alimentare”, e dell’apparato riproduttivo, che sostiene e materializza quello sessuale. Proteggiamo questi aspetti così importanti della nostra salute e del nostro benessere, ora che il caldo ci espone più facilmente a problemi digestivi e a un fastidioso calo del desiderio. Senza dimenticare cuore e circolazione che l’afa di luglio affatica come non mai.
Il mese di luglio è sotto il segno del Cancro. Il Cancro attuale era visto dagli antichi come un mostro dalle teste ravvicinate d’avvoltoio e di leone e, come i dragoni, percorrevano senza tregua il deserto. Così si attribuì carattere errante ai nativi del segno.
È il segno all’inizio del quale cade il solstizio d’estate, quando il Sole raggiunge il suo punto più settentrionale. Iginio narra che mentre Ercole stava combattendo contro l’Idra di Lerna, un granchio uscì da una palude per morderlo. L’eroe, furioso, lo calpestò rabbiosamente riducendolo in poltiglia. Ma Giunone, nemica di Ercole, figlio di un amore adulterino di Giove, volle riservargli un posto nello zodiaco.
Il Cancro non può essere che un segno femminile d’Acqua e non casualmente ha domicilio in questo segno la Luna, la Grande Madre. È il segno dove si ha la prevalenza della sensibilità ricettiva accompagnata spesso da ipersensibilità. È un segno d’acqua che è energia nutritiva, plastica, duttile. È acqua pura. Rifugge l’aggressività fisica e psichica e il perenne duello con gli altri per un’assoluta priorità dei propri comodi. È un segno legato simbolicamente alle radici della famiglia d’origine, legato all’infanzia ed al legame con il grembo materno, alla propria abitazione. La sua passione per i dolci è notoria; ha il culto del letto e del sonno. È un linfatico con carattere affettivo e protettivo. Tende all’accumulo di liquidi e adipe sul davanti e tende a dilatarsi, con mani e piedi gonfi. Le corrispondenze anatomiche sono le parti molli del corpo, il seno, lo stomaco ed il ventre. L’eccesso di acqua si combatte col fuoco (cibi piccanti) e con l’aria.
All’apparato digerente spetta il compito di introdurre, trasformare, rielaborare ed assimilare il cibo, nonché quello di eliminare tutto ciò che di questo non deve essere trattenuto. È qui che si compie il processo digestivo nella sua totalità una volta che questi raggiunge lo stomaco. Nella bocca gli alimenti introdotti subiscono un primo processo digestivo che si compie nella sua totalità una volta che questi giungono nello stomaco. È proprio in questo organo cavo – un contenitore dalle  pareti elastiche la cui dilatazione consente di accogliere tutto quanto introduciamo – che si esplica la delicata quanto fondamentale funzione di trasformazione, purificazione e  estrazione dell’essenza dai cibi grezzi. Un operazione che, per analogia, ricorda l’atteggiamento degli antichi alchimisti nei confronti della materia grezza, dalla quale cercavano di estrapolare la “quintessenza” col potere purificatore del fuoco. Quindi, lo stomaco rappresenta il centro di ogni trasformazione, un passaggio obbligato che consente di evolvere da uno stato ad un altro. È stato definito l’ “Alchimista” da Paracelso, proprio perché il cibo qui viene sottoposto all’azione dell’acido cloridrico (vero e proprio “fuoco” trasformatore) per mostrare i propri principi essenziali, i quali verranno poi assorbiti nell'intestino.  
È possibile riconoscere questo aspetto in molti miti antichi e moderni. Ricordiamo, ad esempio, il celebre mito biblico di Giona che deve la sua trasformazione alla permanenza nel ventre di una balena; pensiamo alla favola di Pinocchio, dove l’essere inghiottito dal pescecane permette «il  ritrovamento del padre» e la possibilità di un ritorno nel mondo, trasformato da burattino in bambino. Presso alcune tribù dell'Australia e del Sud America si possono osservare ancora oggi rituali di iniziazione che prevedono per l’iniziando un lungo periodo da trascorrere  in un luogo oscuro, rappresentato dal ventre di un mostro costituito da canne e stracci. Ancora, un mito polinesiano narra di Mani che, di ritorno da una vita avventurosa, penetra nel corpo della Signora della Notte ancora addormentata: prima che egli ne esca vittorioso, la Signora della Notte si sveglia e con i denti lo taglia in due precludendogli (e con lui a tutti gli uomini) la possibilità di diventare immortale e di trasformare così la sua condizione. In questi pochi esempi ritroviamo la profonda esigenza dell'uomo di trasformarsi ed evolvere, un processo che può compiersi solo se l’eroe accetta di scendere simbolicamente – per poi emergerne rinnovato – in una sorta di “stomaco universale” che tutto mangia e trasforma. Insomma, l’essere inghiottiti dal mostro rappresenterebbe una prova iniziatica, l’inevitabile processo di purificazione che consente la trasformazione dell'inghiottito. È il tema mitologico della “discesa agli inferi” (come il regno dei morti, l’Inferno dantesco, il ventre della balena…) dove la risurrezione – e cioè il “ritorno al mondo” – presuppone un processo di conoscenza interiore.
Nello stomaco, dunque, gli alimenti si raccolgono e si trasformano per essere assimilati, diventano parte dell’individuo (anzi diventano l’individuo stesso), consentendo così la sua crescita. La convivenza e il giusto equilibrio tra le valenze femminili (il contenere, l’accogliere) e le forze maschili (il fuoco, aggressività dell’acido cloridrico) dello stomaco permettono l’evoluzione biologica e psicologica dell’uomo. Il cibo che introduciamo infatti non ha valore puramente nutrizionale; con il cibo assimiliamo non solo proteine e vitamine, ma tutte le valenze che attribuiamo a quel determinato alimento: affetto, amore, dolcezza, ma anche rabbia o amarezza. Non dobbiamo stupirci allora se lo stomaco (con l’nappetenza, il dolore, il vomito) si rifiuta di ingerire un determinato cibo. Con molta probabilità non si vuole entrare in contatto, si hanno difficoltà a fare propri i significati da noi attribuiti a quel cibo.
Introdurre un alimento equivale, dunque, per il nostro psicosoma, diventare quello stesso alimento e identificarsi con ciò che esso rappresenta. Del resto, basta porre attenzione alle numerose espressioni verbali del linguaggio comune per rendersi conto di quanto siano profondamente legati la funzione gastrica ed il mondo dei pensieri e delle emozioni. «Quante ne ho dovute mandare giù... questo proprio non lo digerisco... il solo pensarci mi dà la nausea... certo che bisogna avere dello stomaco per comportarsi così... ho un peso sullo stomaco» sono infatti solo alcune delle metafore più comuni con le quali possiamo esprimere la funzione di accettazione ed elaborazione delle sensazioni e delle emozioni che ci investono più direttamente.
Per potersi aiutare a “digerire” le situazioni, gli oli essenziali vengono in aiuto. Possiamo utilizzare il cardamomo che esercita un’azione spiccata a livello dell’apparato digerente, dove aiuta in caso di nausea, vomito, digestione lenta causata da colpi di freddo. Anche il coriandolo, come il cumino ed il finocchio con cui ha una particolare affinità, stimola le funzioni digestive e combatte le fermentazioni intestinali; mentre la canfora è indicata soprattutto nei colpi di freddo e nei blocchi della digestione e nelle congestioni. Con un massaggio al plesso solare, in particolare, del petto l’olio di arancio amaro apporterà energia, calmando la tensione nervosa somatizzata a livello del cuore.
Venere è in esaltazione in Cancro, dove la Luna ha il suo domicilio. In Cancro, i valori affettivi raggiungono la massima intensità, mentre la natura appagata rallenta il suo ritmo; col domicilio della Luna nel segno si intensifica l’affettività in senso tipicamente femminile, con un desiderio di tenerezza, comprensione ed attenzioni. L’affettività è un sentimento assai delicato che comprende anche l’amore e la difesa della propria persona o per qualcos’altro rappresenti i propri interessi egoistici. È indubbio che la natura del Cancro sia dolce, per probabile riflesso che nasce dalla combinazione Luna-Venere che è quella dello zucchero. Da qui, la passione dei nativi del segno per la pasticceria. Tuttavia, nonostante il suo tenero cuore, la Venere del Cancro è piuttosto egoistica. L’associazione con la Luna le dà un che di infantile, la sua richiesta di affetto e protezione può diventare spesso assillante, mentre un che di languido e di pigro e le impedisce di agire concretamente a favore di chiunque.
Luna.Il Cancro è il domicilio della Luna, uno dei simboli della Grande Madre nel Mediterraneo. A Babilonia era considerata una divinità maschile “Il Signore degli dei “ e “Signore della conoscenza e della saggezza”. La Luna ispirò numerose credenze, leggende e superstizioni nel folklore di tutti i popoli, nelle antiche religioni, oggetto di culto. Mito celeste presso i Babilonesi, gli Egizi, i Greci.
Rappresenta l’impalcatura sensibile dell’Io e i contatti emotivi col mondo circostante. Accanto alla forza sintetica e a volte semplicistica dell’Io attivo-solare, esprime la forza ricettiva e a volte dispersiva della sensibilità. Corrisponde all’infanzia con la sua estrema disponibilità ed è anche il legame col grembo materno. La sensibilità regolata dalla Luna può diventare ipersensibilità e irrequietudine o angoscia. Rappresenta il legame tra l’uomo e le forze misteriose della natura; regola l’intuizione, la chiaroveggenza, le percezioni extrasensoriali, il fascino segreto indipendentemente dalla bellezza fisica. È regolatrice del sonno e dei sogni di cui determina le immagini ricorrenti. Simboleggia l’acqua dolce e il latte. Fisiologicamente, la Luna corrisponde al seno e alla parte sinistra del corpo. Regola la digestione e i liquidi sierosi contenuti nel corpo. Può determinare malattie che colpiscono questi organi, oppure idropisia e linfatismo.
La Luna arricchisce di straordinarie potenzialità le virtù medicamentose e fecondanti dei fiori. Proprio all’interno della corolla dei petali sono posti gli organi della riproduzione, attraverso i quali la pianta si rinnova e, sotto forma di rimedio, stimola la rigenerazione del nostro corpo.

Francobollo emesso
dall’Unione Sovietica
che riproduce una fotografia
della Luna
durante una fase
del plenilunio,
scattata della “Sonda 7”,
il 14 agosto 1969

Il seno nella donna per le sue funzioni e per la sua forma ha un’importanza fondamentale. Chiamato in medicina mamma (dal latino), simboleggia la maternità e la capacità di nutrire. Alla crescita del bambino nel corpo materno corrisponde lo sviluppo del seno che, al momento della nascita, è rigonfio di latte. Il primo stimolo del bambino coinvolge madre e figlio e ha un effetto benefico sui dolori successivi al parto e sulle contrazioni dell’utero. È, per così dire, il segnale della rigenerazione dopo la nascita. Sebbene succhiare sia un riflesso innato, il contatto col seno morbido e il flusso di latte caldo riempiono il piccolo di felicità e di benessere.
Prescindendo dal fatto che il bambino, al momento dell’allattamento, vive la madre come donna, il valore del petto nel resto della vita è evidente. La pressione sul seno materno è la prima esperienza che l’essere umano vive. È logico, quindi, che anche in seguito cerchi amore sul seno.
Questo vale ovviamente anche per le donne, che si stringono volentieri al petto, ricavandone una sensazione di tenera sicurezza. Se una donna si sente bene stringendosi al seno di un’altra donna, non significa affatto che sia lesbica. Stringere qualcuno al petto è sempre un gesto di amore ed affetto. Nessun’altra parte del corpo è in grado di comunicare affetto in modo altrettanto intenso e caldo, da nessun’altra parte si piange meglio che sul petto di un amico. Che il seno, oltre alla sua funzione materna di nutrimento, sia un organo di comunicazione, lo mostra il fatto che solo negli esseri umani è sviluppato permanentemente, mentre negli “altri mammiferi” si sviluppa temporaneamente solo al momento di allattare.
Mammelle relativamente tonde che sporgono quasi orizzontalmenteCome le donne hanno da sempre mostrato la tendenza ad evidenziare il loro seno prominente nei giochi sociali, gli uomini d’altro canto non hanno mai voluto rinunciarvi. Sono quasi esclusivamente uomini coloro che determinano le linee della moda. Il seno con la sua morbidezza e cedevolezza, è la regione del corpo che offre minore resistenza. Questa conoscenza, propria intuitivamente dei neonati, è utilizzata da sempre dagli uomini per conquistare attraverso il seno tutta la donna.
Mentre le donne “si gettano al collo” degli  uomini, questi volano direttamente al loro seno. Probabilmente è la sua morbida forma semisferica che nel corso di tutta la vita ci fa preferire tutto ciò che è rotondo. Nulla del seno respinge, anzi tutto è attraente e seducente. Esso viene descritto in modo più o meno pertinente, con immagini che ne evidenziano la rotondità e la perfezione
Nel Medioevo e durante l’Inquisizione, i religiosi fanatici sdegnavano il décolté, definendolo “finestra del diavolo”; il seno lo chiamavano “sfera del demonio”. Addirittura la politica si occupava dei seni provocanti e ci sono pervenute condanne per chi dirigeva i propri occhi verso questo “vergognoso oggetto”. Nei paesi cattolici in particolare, in epoche diverse, si è cercato di bloccare la pericolosa crescita del seno, comprimendolo di notte con lastre di piombo.
Il seno femminile è di gran lunga l’organo sessuale secondario più importante e la sua forza di attrazione è grande. Si tratta di una sessualità molto ricca dal punto di vista materno. Il “maschio conquistatore” può, infatti, nascondersi in questo seno e farsi coccolare come un bambino. Il feticismo del seno è allora un sintomo molto chiaro: gli uomini che ne sono tanto attratti cercano nella donna una madre e, più che una piena maturazione della propria sessualità, vogliono cura, sicurezza e protezione. Hanno quindi bisogno di una donna forte.
Il cancro al seno non solo è la forma di tumore più frequente nella donna, ma anche la più temibile. Se pensiamo che all’interno della parte più bella e più morbida del corpo femminile cresce in modo così irruento qualcosa di tanto duro e maligno, l’orrore aumenta. Quando il morbido tessuto ghiandolare della mammella invece di essere il luogo della sicurezza naturale e del piacere, si indurisce e diventa maligno, vengono coinvolti e trasformati in dramma i temi della maternità e del piacere. La donna è stata colpita nel suo punto più sensibile, in prossimità del cuore, e lei si rinchiude in se stessa senza rivelare a nessuno fino a che punto sia ferita ed arrabbiata. Tocca al corpo mostrare che cosa è avvenuto. Ed è l’inferno che infuria nel suo seno.
Il momento del crollo del sistema immunitario, e quindi dell’esplosione vera e propria della malattia, è caratterizzato spesso da una sensazione di angoscia profonda, alla quale la donna si rifiuta in genere di attribuire particolare importanza. Essa si prende a cuore più di quanto sia disposta ad ammettere e lo esprime a livello del seno non per sentire più vicino questo stato d’animo, ma per nasconderlo. Quanto sia preoccupata o arrabbiata a causa dell’offesa o del dolore ricevuti, lei non lo esterna a gran voce, ma piuttosto lo nasconde nel seno, dove si incarna e può trasformarsi in cancro. Quello che sembra riserbo altruistico e che talvolta viene frainteso come capacità di comprensione è in realtà piuttosto paura di lasciarsi andare, di accusare e di combattere per i propri interessi. Spesso è l’orgoglio ad impedire questo tipo di sfogo. La maternità pronta al sacrificio è lontanissima dall’egoismo, che viene consapevolmente represso. Nel corpo, però, questo si manifesta in particolare in quel luogo in cui dimorano autentica tenerezza di cuore e comprensione materna (per tutto e per tutti). Le reticenze non confessate si incarnano nell’organismo e rivelano quanta energia infernale, celata nel seno, si stia ridestando. L’aggressività, la distruttività, la mancanza di riguardo non vissuta si libera ora a livello del corpo.
Nella mitologia c’è una leggenda che ricorda questo avvenimento. Pentesilea, la regina delle Amazzoni, si recide il seno destro per poter tendere meglio l’arco in battaglia, cioè per poter essere meglio all’altezza della situazione in un mondo di uomini. le Amazzoni che facevano parte del suo seguito bloccano la crescita del seno destro delle proprie figlie per attrezzarle meglio alla battaglia della vita e per poter essere almeno nel lato destro uguali agli uomini. rinunciano volontariamente ad una parte della loro femminilità per poter affrontare a testa alta le insidie della vita.
Il cancro al seno segnala che il morbido modo femminile di affrontare la vita è ormai inattuabile; dimostra che la morbidezza si è trasformata in rigidità e che è necessario rinunciare ad una parte della propria femminilità. Quello che non avviene simbolicamente, sarà prima o poi reciso materialmente dal chirurgo che taglia via ciò che intralcia. Rinunciare (temporaneamente) a certi aspetti della vita per promuovere altri che hanno avuto troppo breve durata significa abbandonare il regno della madre, il mondo lunare.
Nell’organismo è di fondamentale importanza sostenere il fegato nello smaltimento delle scorie. L’energia che sentiamo nell’aria è un’energia solare ed i raggi del sole sono sempre più forti. Il corpo, come la natura, soffre la siccità. Questo mese l’intenso calore del sole inaridisce la terra e “prosciuga” il corpo. È più che mai importante non sottovalutare sintomi banali come debolezza, secchezza cutanea, eccessivo aumento della temperatura, senso di pesantezza agli arti inferiori, bruciore agli occhi. Persino nella desolazione dei campi asciutti nascondono i rimedi capaci di sostenere il nostro organismo in questo momento di particolare necessità. Alcune piante si “nutrono” e rafforzano in assenza d’acqua, affinando le proprie potenzialità terapeutiche e sfidando le più elevate  temperature.
Mai come adesso diventa importante proteggere l’energia sessuale, tonificandone la dimensione “acqua”. È necessario veicolarla verso il basso del corpo, affinché nutra le parti femminili. Largo, quindi, alle piante capaci di stimolare, attraverso la ghiandola renale e surrenale, favorendo il riequilibrio del corpo ed agli impacchi di oli essenziali sui punti della colonna vertebrale, capaci di mobilitare queste energie.
Non tutte le piante possono essere utilizzate in luglio, perché alcune agiscono potenziando il Fuoco, che vive in questo momento il suo maximum energetico e devono essere riservate ai mesi freddi ed invernali.
Dalla santoreggia, una sferzata di vitalità. Eseguiamo un massaggio a spirale in direzione ascendente sulla superficie interna delle cosce, dalle ginocchia fino alla radice; e circolare, prendendo come centro il punto situato alla stessa altezza dell’ombelico, sulla linea centrale della schiena. A base di due oli essenziali: santoreggia e rosa. Particolarmente “sintonizzata” con l’energia di luglio la santoreggia, che proprio in questo momento dell’anno si veste di profumatissimi fiori lilla. Aggiungere 10 gocce di olio essenziale di santoreggia e 10 gocce di olio di rosa in 100 ml di olio di mandorle dolci. Conservare in un vasetto di vetro. Stimola l’ipofisi a produrre testosterone – negli uomini – e regola l’attività ovarica nella donna. La santoreggia, forte ed “aggressiva”, aggredisce come una sorta di stimolatore sulle ghiandole sessuali. La forza “maschile” si sposa egregiamente con la rosa, dall’azione armonica e riequilibrante.
Per confezionare due impacchi rivitalizzanti per lui e per lei, studiati su misura per le differenti esigenze di entrambi i sessi: per le donne geranio e rosmarino, per gli uomini olio di rosa.
5 gocce di olio essenziale di rosmarino, geranio, limone, 6 cucchiai di argilla, 3 cucchiai di acqua da stendere sulla colonna fino a completo essiccamento. Il geranio svolge un’azione rilassante; tonifica il surrene riequilibrando le energie. Lavora in perfetta sinergia col rosmarino, dall’azione tonificante ed afrodisiaca ed il limone, ricco di proprietà fluidificanti del sangue.
5 gocce di olio essenziale di rosa, ginepro e rosmarino, 6 cucchiai di argilla e 3 cucchiai di acqua da stendere sulla colonna fino a completo assorbimento. L’olio di rosa svolge un’azione riequilibratrice sui centri nervosi e tonificante sul sistema cardiocircolatorio. Il ginepro stimola la circolazione linfatica.
L’energia fortemente maschile del basilico è un ottimo tonico per il sistema nervoso. Il suo aroma piccante e riscaldante aiuta a finalizzare le azioni e aumenta la resistenza allo stress, tonificando le surrenali. Considerata la sua azione altamente stimolante, va utilizzata in dosi moderate e mai alla sera perché può provocare insonnia. Versarne due gocce la mattina nell’acqua del bagno o strofinarne una goccia sui polsi.
Il profumo che in questo mese stimola maggiormente l’intelletto è quello del garofano misto al ginepro. Le qualità di entrambe queste piante hanno un qualcosa di marziale, dunque questo profumo è ottimo per tutto coloro che desiderano aumentare la loro forza di volontà ed hanno bisogno di forza d’animo per far fronte a stress e fatica. Gli aghi del ginepro ed i rossi petali del garofano bruciati nell’apposito bruciaessenze, stimolando i centri nervosi, ci conferiranno, esaltati dall’influsso della luna, una buona dose di energia per combattere e resistere alle tensioni ed allo stress.
Dobbiamo preservare soprattutto lo stomaco, considerato dalla medicina cinese come uno dei “fuochi” più ricchi di energia vitale dell’organismo. Ma non solo. Anche il cuore ed il sangue vanno protetti dagli eccessi energetici di questo momento. Questo mese è particolarmente delicato, quindi, per chi soffre di gastriti e di ulcera.

nettuno_nl@libero.it

30/6/2008


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