LA ROTTA DI ULISSE

 


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Settembre

di Laura Nicoli

Settembre è il nono mese dell’anno secondo il calendario gregoriano, conta 30 giorni e si colloca nella seconda metà di un anno civile; è la stagione della fine dell’estate. Il nome deriva dal latino september, a sua volta da septem, “sette”, perché era il settimo mese del calendario romano, che iniziava con il mese di marzo. Nell’anno 37 l’imperatore Caligola mutò il nome del mese in “Germanico” in onore dell’omonimo padre, ma alla morte dell’imperatore il nome tornò quello originale. Nell’89 il nome fu nuovamente cambiato in “Germanico”, questa volta per celebrare una vittoria dell’imperatore Domiziano sui Chatti, ma anche Domiziano fu assassinato e il nome del mese ripristinato. Destino breve ebbe anche la riforma del calendario operata da Commodo, nella quale il mese di settembre prendeva il nome di Amazonius. Anticamente l’equinozio autunnale era dedicato a Mitra, il Sole divino, nel momento della sua discesa agli inferi, dove resta per sei mesi prima della resurrezione di primavera. In Grecia, in questo mese si svolgevano le feste in onore di Dioniso, dio della vendemmia, cui si sacrificava un caprone, animale a lui sacro. Secondo la leggenda, infatti, Dioniso si era trasformato in caprone per fuggire in Egitto quando Tifone aveva attaccato l’Olimpo. Nel Calendario rivoluzionario francese l’anno terminava a cavallo del mese di settembre: fino al 16/17 di settembre si era nel mese di Fruttidoro, poi c’erano cinque giorni detti “Sanculottidi”, sei negli anni bisestili, infine, dal 22 settembre alla fine del mese si cadeva nel primo mese del calendario rivoluzionario, Vendemmiaio.
È un mese di transizione: tiepido e quieto nella prima quindicina, diventa spesso fresco e turbolento avvicinandosi ai giorni dell’equinozio che introduce la stagione autunnale. Il sole si prepara a passare attraverso l’equatore celeste, scende dall’emisfero settentrionale a quello meridionale. Le piogge d’agosto ne hanno stemperato l’eccesso di “fuoco”, equilibrandone l’energia. Il cosmo si avvia alla trasmutazione, la temperatura gradualmente diminuisce. La notte “guadagna” tempo eguagliando la durata del giorno. Le prime foglie gialle annunciano l’avvicinarsi dell’autunno. Dopo gli ultimi raccolti, si preparano i campi per la semina del nuovo anno. Scompare il profumo intenso e penetrante delle stoppie, sopraffatto dall’odore della terra umida.
La natura si apre alla stagione che cambia, rinnovandosi profondamente; rinunciando alle foglie, mette in atto una sorta di potatura: “smorza” la spinta vegetativa per prepararsi al nuovo inverno. In questo frammento dell’anno la luna arricchisce la potenzialità terapeutica di resine e profumi. La sulfurea essenza della pianta, maturata al sole dell’estate è un autentico distillato di energia luminoso che l’astro notturno raccoglie, elabora e trasforma per la nostra salute fisica e mentale.
All’euforia della mietitura succede una valutazione attenta e sagace del raccolto e si pone il problema della conservazione nel tempo. Tale conservazione è affidata all’abilità tecnica ed alle capacità di risparmio e di autocontrollo, nemiche di ogni indulgenza edonistica.
Siamo entrati nel segno della Vergine che chiude il ciclo primaverile-estivo. La Vergine è la seconda costellazione del cielo più estesa, dopo l’Idra. Ha le sembianze di una donna alata che stringe nella mano sinistra una spiga di grano. Il simbolismo della Vergine si è formato, probabilmente, tra il 6540 ed il 4380 a. C., quando il solstizio coincideva con la levata della costellazione. Fu, quella, un’epoca di profonde innovazioni, tanto da ispirare la definizione di “rivoluzione neolitica”.
Storicamente la costellazione è stata associata al periodo dei raccolti, come la mietitura (da cui deriva il nome della stella “Spica”, visibile dopo il tramonto verso ovest in estate) e la vendemmia (da cui deriva, ad esempio, il nome della stella “Vindemiatrix”, che 2000 anni fa, a causa della precessione degli equinozi, precedeva il sorgere del Sole nel mese di settembre).
La stella più prominente è Spica (α Vir), che rappresenta una spiga di frumento in mano alla Vergine; questa stella è facile da localizzare, perché può essere trovata facilmente seguendo la curva dell’Orsa Maggiore verso Arturo e continuando la stessa curva.
È incerto chi esattamente si vuole rappresentare con la Vergine. Negli anni, è stata associata con quasi ogni dea famosa, tra cui Astarte-Ishtar, Cibele, Demetra, Iside, Atena, e così via.
Secondo una versione, la costellazione raffigura Astrea, la vergine figlia del dio Zeus e della dea Temi. Astraea era conosciuta come la dea della giustizia (e per questo, lo strumento della giustizia, la Bilancia, si trova lì vicino). Secondo la leggenda, essa amministrava il mondo in modo saggio, finché gli uomini diventarono così intrattabili che si ritirò nei cieli in disgusto. Spesso la Vergine è associata anche con Persefone, perché la costellazione è principalmente visibile nei mesi primaverili, quando si pensava che la dea fosse uscita dal mondo delle ombre.
Segno di terra, la Vergine astrologicamente si situa nel ciclo dell’anno in cui termina lo slancio vitale che, cominciato con l’Ariete, si “esaurisce” su una terra secca, “vergine”, dove tutto è pesato, calcolato, soggetto a selezione. In quest’universo affiora il profilo di un carattere spinto a disciplinarsi, tendente all’economia, alla parsimonia, alla conservazione: serio, scrupoloso, riservato, scettico, metodico, ordinato, incline a rispettare le regole.
All’euforia della mietitura succede una valutazione attenta e sagace del raccolto e si pone il problema della sua conservazione nel tempo, una funzione stagionale importantissima: quello di impedire il deterioramento degli alimenti raccolti durante la stagione estiva, col Leone. Tale conservazione è affidata all’abilità tecnica di Urano e alle capacità di risparmio e di autocontrollo, nemiche di ogni indulgenza edonistica. La conservazione può essere definita innaturale perché è invece naturale il processo di deterioramento e la Vergine è costretta a servirsi di artifici, ossia di tecniche particolari usate già dagli uomini delle caverne (l’affumicamento della carne) e che nei tempi moderni trovano il loro massimo alleato nella chimica. La lotta contro il deterioramento è una lotta contro la morte, ma poiché la morte è un fatto vitale, rifiutare la morte è un rifiutare la vita e tale è appunto l’aspirazione segreta della Vergine.
C:\Programmi\MGI\Vergine.tifIn Vergine il tempo si irrigidisce nel timore del futuro, come vuole il pianeta Y qui in domicilio primario. Infatti, la Vergine non apre una porta davanti a sé dopo aver sbarrato quella che le sta alle spalle, ma mira a bloccare il passato per evitare qualsiasi evoluzione o cambiamento. Per un temperamento immobilistico che vuole fermare tutto così com’è, qualsiasi tipo di cambiamento viene giudicato insidioso. La Vergine ha il terrore che dal grembo degli opposti Pesci nascano creature diverse che possano sconvolgere lo status quo cui tanto tiene.
Il tipo di riproduzione che la Vergine sarebbe disposta ad accettare sarebbe la clonazione, ossia la moltiplicazione biologica che produce individui geneticamente omogenei. Dato che non è ancora possibile, tenta di predicare un comportamento uniforme, una mentalità da gregge. Quindi, la sua funzione vitale è quella di tener conto della maggioranza offrendole i supporti necessari per una strutturazione precisa.
Sappiamo che la Vergine si limita a conservare i cibi e, per quanto riguarda il corpo umano, mira a conservarne l’efficienza ed il funzionamento, dove vede una sorta di meccanismo da mantenere in funzione a tutti i costi e con tutti gli artifici possibili, proprio perché non accetta l’idea della morte. Con Urano in Vergine, la tecnica è un metodo basato su principi fondamentali, la cui applicazione mette in grado l’uomo di eseguire un lavoro con tranquillità, con un minimo di fatica e logorio, dispersione o tensione distruttiva, e nel più breve tempo possibile.
Alla Vergine spettano le mani e l’intestino tenue e crasso che seleziona, infatti, le sostanze alimentari eliminando gli scarti e facendo assimilare al sangue il nutrimento.
Urano è il settimo pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole, il terzo per diametro e il quarto per massa ed è l’ultimo che possa compiere il giro dello zodiaco nel corso della vita umana. Porta il nome della divinità greca del cielo, Urano, padre di Crono (Saturno) e nonno di Zeus (Giove). Sebbene sia visibile anche ad occhio nudo come gli altri cinque pianeti noti fin dall’antichità, non fu mai riconosciuto come tale a causa della sua bassa luminosità e della sua orbita particolarmente lenta; venne scoperto infatti soltanto il 13 marzo 1781 da William Herschel, diventando così il primo pianeta ad essere stato scoperto tramite un telescopio. Una curiosità riguardo alla sua scoperta è che essa giunse del tutto inaspettata: i pianeti visibili ad occhio nudo (fino a Saturno) erano conosciuti da millenni, e nessuno sospettava l’esistenza di altri pianeti, fino alla scoperta, più che altro per caso, di Herschel che notò come una particolare stellina sembrava spostarsi. Da quel momento in poi, nessuno fu più sicuro del reale numero di pianeti del nostro sistema solare.
Una delle caratteristiche più insolite del pianeta è l’orientamento del suo asse di rotazione. Tutti gli altri pianeti hanno il proprio asse quasi perpendicolare al piano dell’orbita, mentre quello di Urano è quasi parallelo. Ruota quindi mantenendo uno dei suoi poli verso il Sole per metà del periodo di rivoluzione con conseguente estremizzazione delle fasi stagionali. Inoltre, poiché l’asse è inclinato di poco più di 90°, la rotazione è tecnicamente retrograda: Urano ruota nel verso opposto rispetto a quello di tutti gli altri pianeti del sistema solare (eccetto Venere), anche se vista l’eccezionalità dell’inclinazione la rotazione retrograda è solo una nota minore. Il periodo della sua rivoluzione attorno al sole è di 84 anni circa e quindi ogni 40 anni cambia il polo esposto al sole, che ha una temperatura superiore rispetto a quella dell’equatore. La sua orbita giace in pratica sul piano dell’eclittica (inclinazione di 0,7°).
Il pianeta Urano costituisce lo scenario di numerose opere letterarie, prevalentemente di fantascienza.

• Nella serie di Buck Rogers (1928-), Urano è ritratto come pianeta popolato da robot.
Clouds over Uranus di R. R. Winterbotham venne pubblicato su Astounding nel marzo del 1937
• Nel film Viaggio al 7° pianeta (1962) di Sidney W. Pink, gli astronauti incontrano su Urano delle strane intelligenze.
• Nel telefilm Doctor Who (1963-), episodio The Daleks’ Master Plan, Urano è descritto come l’unico luogo dell’universo dove può essere rinvenuto il minerale Taranium.
• Nel Ciclo di Cthulhu di Howard Phillips Lovecraft, Urano è conosciuto come L’gy’hx e i suoi abitanti sono creature metalliche di forma cubica e con molti piedi che adorano Lrogg. Questi esseri sono in conflitto religioso con gli insetti Shan (The Insects from Shaggai di Ramsey Campbell del 1964).
• Nell’anime Bishoujo Senshi Sailor Moon (1992), Sailor Uranus è la settima soldatessa guardiana ad apparire nella serie e rappresenta il pianeta. I suoi attacchi sono associati con la forza della natura.
• In Gifts from Eykis di Wayne W. Dyer (2002), Eykis è una femmina di Urano che impartisce saggezza e spiritualità sulla Terra.

Astrologicamente parlando, Urano è un pianeta drastico nelle sue manifestazioni, è la forza di decisione puntata sull’oggi in quanto passato e futuro non esistono, è la spoliazione dell’inutile, della prontezza di riflessi mentali per cogliere l’attimo e, in Vergine, è il pianeta della tecnica concentrata sul dettaglio nonché dell’abilità manuale. Infatti, la simbologia principe di Urano in Vergine è l’uso delle mani e l’uomo imparò ben presto ad usarle, arrivando a quell’abilità manuale che trae la massima soddisfazione dai prodotti creati con le mani. Urano è anche lavoro perché con le mani “si lavora” anche minuziosamente
La mano è la parte terminale degli arti superiore, strutturata in modo da poter eseguire la cosiddetta presa di precisione (capacità esclusiva dell’uomo). La mano si articola con l’avambraccio al polso e termina con le dita. La cute del dorso della mano è sottile e ricca di peli, mentre quella del palmo è più spessa e ricca di rilievi, di solchi e di pieghe più o meno profonde, nonché di piccolissime creste dermiche.
La maggior parte degli esseri umani hanno una mano nettamente più abile dell’altra. Si tratta spesso della mano destra: per questo motivo una persona abile con entrambe le mani è detta ambidestra. Chi usa in prevalenza la mano destra è detto destro o destrorso, viceversa chi usa la sinistra è detto mancino o sinistrorso. La gestualità delle dita e delle mani costituisce un vero linguaggio, in modo proverbiale nella lingua italiana. Solo alcuni gesti sono universali: generalmente il significato di ogni movimento varia geograficamente. Le mani possono essere usate anche come simbolo religioso.
Secondo Darwin, la mano è l’organo che distingue l’uomo dagli altri primati, e l’uomo non avrebbe mai raggiunto il suo posto predominante nel mondo senza l’uso delle mani. A differenza degli altri primati, infatti, la mano dell’uomo ha acquistato la capacità di opporre il pollice all’indice ed alle altre dita; in tal modo il movimento delle dita è molto più preciso e consente all’uomo di usare utensili molto piccoli e sottili, tenendoli fra il pollice e l’indice (ad esempio aghi per cucire, penne per scrivere etc).
Il filosofo Engels ha dato a questo aspetto una connotazione politica, nel saggio intitolato Del ruolo della mano nella trasformazione dalla scimmia all’uomo: la mano diventa qui sinonimo di lavoro e di dignità. Nelle società post-industriali, il lavoro e la mano sono valorizzati e spesso sovrapposti: “fatto a mano”, “cucito a mano” rappresentano attributi positivi, mentre “tenere le mani in tasca” o “stare con le mani in mano” indicano poca voglia di lavorare. Le mani denotano anche un’appartenenza ad una classe sociale: le mani curate delle professioni intellettuali contrapposte a quelle “callose” degli operai. “Sporcarsi le mani” è inoltre sinonimo di compromettersi.
La mano occupa un posto importante anche nel Cristianesimo. Il nuovo testamento descrive Gesù Cristo risuscitato che prova la sua identità ai suoi discepoli mostrando loro le stigmate (“guardate le mie mani ed i miei piedi”).
L’imposizione delle mani, infine, ci riconduce al mondo greco ellenistico: Zeus, Asclepio e altre divinità o uomini saggi taumaturgi operavano guarigioni mediante l’imposizione delle mani. Nel Vecchio Testamento questo gesto fatto sulla vittima sacrificale era una trasmissione reale dei peccati sul capro espiatorio. Ma il significato che conosciamo meglio, è quello della benedizione, la trasmissione della dignità e della sapienza. Nel caso di Gesù l’imposizione delle mani simboleggia la grazia della partecipazione al regno di Dio concessa ai piccoli, a coloro che hanno un atteggiamento filiale di fronte a Dio.
Anche l’ordinazione, cioè il conferimento di un ufficio da parte di persone qualificate, avviene tramite l’imposizione delle mani.
Nella chiromanzia, il chiromante studia le linee della mano e sostiene di dedurne il futuro del soggetto. In questa disciplina la mano è considerata composta di linee e monti. La chiromanzia è una disciplina molto antica, cui si sono interessati Aristotele, Ippocrate e Giulio Cesare.
Quindi, le mani rappresentano il nostro organo di azione col quale afferriamo, stringiamo, prendiamo in mano la vita, facciamo pace, curiamo i malati, accarezziamo e benediciamo, ma anche manipoliamo. Ogni bambino piccolo impara con le mani a (ri)conoscere il mondo.
L’atto di porgere la mano in segno di saluto risale ad un tempo in cui gli uomini, dotati di maggiori capacità intuitive, erano in grado di capire come cosa ovvia il linguaggio delle mani. Quando anche noi oggi suggelliamo un affare con una stretta di mano, ricorriamo ad un gesto che è simbolo di sincerità la stretta di mano conferma che le trattative sono state concluse con perfetto accordo da entrambe le parti.
Il linguaggio delle mani fa capire molte cose, senza bisogno di ricorrere all’interpretazione delle diverse linee o all’analisi della calligrafia.
Le mani sono organi molto individualisti. Due mani non sono mai del tutto uguali tra di loro. I criminologi sfruttano questo dato di fatto e scoprono l’identità di una persona dalle impronte digitali. Nel campo della comunicazione non verbale, le mani sono affidabili come la bocca e molto più sincere dei contenuti verbali. Anche la loro temperatura consente di formulare giudizi importanti. Le mani calde esprimono il desiderio di contatto, vengono dal cuore come il sangue che le riscalda. Le mani fredde, invece, comunicano distacco, non sono ben irrorate ed indicano che il loro possessore trattiene la sua forza vitale e non è disposto ad incontrare gli altri. Quelle fredde ma sudate esprimono la paura. Il sudore freddo indica che il soggetto in questione vive in modo tormentato la comunicazione con gli altri. Le mani forti e ben irrorate, che stringono energicamente la mano dell’altro in segno di saluto, appartengono a chi è abituato ad affrontare direttamente la vita. Le mani delicate e sensibili che, pur se prive di grande vigore fisico, sentono ed esprimono moltissimo ed appartengono a persone dotate di una forte sensibilità.
Esistono, poi, tante situazioni di passaggio. Il solo fatto che ognuno ha una propria calligrafia, ricca di significati specifici sia in senso concreto che traslato, rivela la vasta gamma di possibilità espressive che caratterizza le mani.
La mano chiusa esprime falsità e anche disonestà, ma anche limitatezza e quindi paura. Il pollice stretto tra le dita è nei bambini un segno tipico di paura e di insicurezza. Il pugno nascosto nella tasca esprime paura e insieme aggressività. Il pugno chiuso viene consapevolmente scelto come simbolo, come nel movimento dei lavoratori decisi e combattivi. Nella vita quotidiana, il pugno chiuso indica minaccia, desiderio di vendetta e volontà di combattere. Il pollice che sta solo di fronte alle altre quattro dita, è simbolo di unità e individualità. Se viene chiuso tra le dita, evidenzia bisogno di protezione e al tempo stesso paura e aggressività che, come è noto, è la miglior difesa.
La mano rattrappita è una malattia in cui lo strato fibroso del palmo della mano si contrae a partire dal dito più piccolo e col passare del tempo la mano finisce per chiudersi completamente. È un sintomo di insincerità e di paura. La mano che si contrae presenta nell’ispessimento della cute un’immagine di avidità. La malattia colpisce generalmente le mani, limitando di conseguenza la loro capacità d’azione. Il lato colpito permette un’ulteriore differenziazione. Se è la mano sinistra ad essere colpita, viene immediatamente nascosta e analoga sorte spetta al lato sinistro femminile. Se la malattia colpisce a destra, la situazione è socialmente più difficile, si è costretti a salutare porgendo la sinistra. La mano destra, capace di esercitare la forza, viene nascosta e al suo posto viene presentata l’innocente sinistra.
Le unghie sono annessi cutanei che svolgono un’importante funzione protettiva, se le unghie subiscono un’alterazione, oltre a questioni estetiche, ci sono ripercussioni sulla salute. Le unghie sono costituite da cheratina disposta in 3 strati, dall’esterno all’interno: dorsale, intermedio e profondo con spessore e consistenza diversi. Una parte dell’unghia è staccata dalla pelle sottostante (bordo libero), ha una colorazione biancastra e sporge verso l’esterno. La radice dell’unghia posta posteriormente alla base dell’unghia ha una parte che si chiama matrice, che ha la funzione di creare nuove cellule che man mano sono spinte verso la lamina indurendosi. Avere unghie sane e belle è sintomo di buona salute, per questo è molto importante la cura di questi annessi cutanei con piccoli accorgimenti alimentari e cosmetici. La unghie sono costituite da cheratina, una ricca proteina ricca di zolfo molto stabile e resistente; una dieta ricca di aglio e cipolle, contenenti zolfo e di latticini, legumi, uova, pesce, riso e pasta integrali, che contengono minerali utili per la produzione di cheratina, hanno un effetto benefico sulla salute delle unghie. Importante anche l’apporto di cereali con l’alimentazione perché contengono silicio che è un minerale utile per la produzione di cheratina, e di frutta e verdura contenenti vitamine: la carenza di questi ultimi micronutrienti può causare alterazioni importanti. Un basso apporto del complesso delle vitamine B può causare fragilità delle unghie, carenza di vitamina C, acido folico e proteine possono causare pipite, un’alterazione in cui le pellicole cutanee che stanno intorno alle unghie si sollevano; infine, una carenza di zinco può causare macchie bianche. Oltre a questi integratori che si possono trovare in farmacia, possono essere utili anche preparazioni naturali per renderle più lucide come il semplice succo di limone o un impacco di questo mescolato con olio di oliva.
Una patologia a carico dell’unghia è l’onicocriptosi o unghia incarnita. Questa infezione batterica può essere dovuta a un taglio non appropriato della lamina ungueale, con una punta residua che causa l’infezione o una conseguenza di un microtrauma o di calzature strette; il trattamento di primo impatto sono pediluvi quotidiani con una soluzione di ipoclorito e applicazioni di disinfettanti locali, il tutto accompagnato dell’uso di calzature non strette.
La psoriasi è una malattia nella quale si ha una crescita anormale dell’epidermide che si secca, si sfalda e può produrre lesioni. La psoriasi nelle unghie si manifesta con sfaldamento e distacco dell’unghia dal letto ungueale, le unghie sono opache, spesse e friabili. È consigliabile la consulenza del medico.
L’onicofagia è il cosiddetto vizio di rosicchiarsi le unghie. Tra le varie conseguenze che si possono avere, oltre quelle estetiche, c’è il trasporto dei germi nella bocca e il dolore secondo quanta unghia si è rimossa. Questo vizio è tipico delle persone insicure, è un modo per scaricare ansia e stress e, in genere, è classificato come un comportamento autolesionista. Un consiglio che si può dare c’è l’applicazione di uno smalto amaro che avrebbe la funzione di deterrente anche se non sempre funziona, in quanto l’impulso è irrefrenabile. Utile anche l’uso di integratori a base di vitamina B e inositolo che servono a innalzare i livelli di serotonina nel cervello, oppure una terapia omeopatica a base di granuli di Ignatia 5CH che lavora sullo stato di tensione.
Ogni stagione ha il suo balsamo. Quello di settembre è l’issopo, capace di ridarci il tono per riprendere il lavoro dopo il riposo estivo. Si prendono 5-6 gocce di olio essenziale e si massaggia sulla colonna vertebrale (dal basso verso l’alto) fino alla nuca. A chi, invece, si è dedicato troppo, in vacanza, agli stravizi alimentari oppure ha ecceduto in pigrizia è consigliato l’utilizzo del cipresso, capace di dare una sferzata di energia. Massaggiare con 5-6 gocce di cipresso le tempie e la fronte per 4-5 minuti (3 volte al giorno): il suo odore balsamico spegne la pesantezza mentale ed allontana i pensieri e le preoccupazioni lavorative.
In caso di astenia, umore malinconico o leggera depressione è efficace l’essenza di gelsomino, ritenuta anche un buon afrodisiaco. 2-3 gocce di olio essenziale nel diffusore o su di un fazzoletto ed odorarlo al bisogno per qualche minuto anche più volte al giorno.
La spossatezza di settembre è una sindrome comune a molti. Prima di tutto c’è un’astenia da rientro che colpisce chi, dopo essersi riposato, al rientro si sente più stanco di prima: si sente oppresso dalla ripetitività del quotidiano e non ha la forza di riprendere le normali abitudini. C’è poi chi si trova di colpo ad affrontare impegni di lavoro molto gravosi e quindi il brusco passaggio dal relax ad una vita frenetica comporta un improvviso esaurimento fisico e mentale. Massaggiamo 6 gocce di olio essenziale di finocchio diluite in un cucchiaio di olio di oliva sui punti in cui risentiamo di crampi e indolenzimento muscolare.
Per prolungare i benefici delle vacanze, rivolgiamo un’attenzione particolare al momento del bagno. Immergendoci in un liquido salato, stimoleremo i processi di rigenerazione del nostro organismo. Facciamo sciogliere 2 kg di sale marino integrale in acqua calda a 36/37°, immergiamoci per 20 minuti circa massaggiando con un guanto di crine gambe, natiche e pancia. Asciughiamoci tamponando delicatamente con un asciugamano. Cospargiamo la pelle con un olio da massaggio, preparato con olio vegetale ed alcune essenze specifiche per uomo e per donna. Tre cucchiai per trattare l’epidermide di tutto il corpo sono sufficienti. Lui: sciogliamo 5 gocce di olio essenziale di rosmarino, 7 g di sandalo e 8 di cedro in 50 ml di olio di sesamo. Lei: diluiamo 8 gocce di olio essenziale di bergamotto, 8 di cannella, e 8 di salvia in 50 ml di olio di mandorle dolci.
Il basilico è, per la spagyria, una pianta marziale dotata, quindi, di una grande energia in grado di stimolare la forza e la determinazione. È la pianta ideale da consumare in settembre per restituire tono e cancellare la stanchezza che ingrigisce il ritorno dalle vacanze ed i primi giorni della ripresa lavorativa. Grazie ai suoi componenti chimici, il basilico è anche in grado di stimolare le ghiandole surrenali, aumentando così la riserva energetica ed alzando il tono dell’umore. Per il mal di testa, tutte le mattine al risveglio massaggiamo le tempie ed il centro della fronte con due gocce di olio essenziale di basilico diluite in un cucchiaino di olio vegetale. Per l’affaticamento, arricchiamo l’acqua del bagno mattutino con 5-7 gocce di olio essenziale di basilico. Dopo il bagno, massaggiamo qualche goccia di essenza sulla regione lombare, diluendo l’olio essenziale in olio di jojoba. Per la depressione da rientro, cospargiamo un fazzoletto con due gocce di basilico ed annusiamole più volte al giorno, oppure, bruciamone 3-5 gocce nella stanza dove si trascorre gran parte della giornata.
L’essenza di coriandolo ha una particolare affinità, insieme al cumino ed al finocchio, per l’apparato digerente, stimola le funzioni digestive e combatte le fermentazioni intestinali. Il cumino stimola la peristalsi intestinale.
La grande capacità del pino è quella di attirare fortemente le forze cosmiche del calore pur vivendo in climi freddi e di generare un’abbondante quantità di resine dalle proprietà riscaldanti e stimolanti. Queste sostanze caloriche diventano come un “braciere vitale interno” capace di sfidare lunghi inverni e temperature fredde. Ecco perché, proprio a settembre, diffondere nell’aria della nostra casa questa essenza ci preserverà per tempo dalle malattie da raffreddamento creandoci una fonte di calore interno in grado di salvaguardarci da bronchiti, influenze e raffreddori causati dai primi abbassamenti delle temperature. Il profumo diffuso nella nostra stanza agisce come regolatore termico dell’organismo e, se sciolta nell’acqua del bagno, ne potenzia l’effetto.
La vaniglia è particolarmente utile in settembre quando la brusca variazione di ritmo tra il periodo delle vacanze e la ripresa delle normali attività rischia di causare nervosismo, attriti, tensioni e spossatezza. La sua azione calmante e antidepressiva esercita un effetto “ringiovanente” sulla psiche, rilassa e ricrea un’atmosfera piacevolmente “morbida”. Il modo migliore e più semplice per beneficiare delle sue qualità è di versarne 7 gocce in un vaporizzatore per essenze, sfruttando la relazione tra olfatto e psiche, ma può essere utilizzata anche per massaggi rilassanti diluendone 5 gocce in olio di mandorle dolci.

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4/9/2010


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