LA ROTTA DI ULISSE

 


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Il mio tema

Caro Massimo…

di Tania Gargiulo

Questa analisi del mio tema natale è frutto di una nutrita serie di conversazioni telefoniche tra me e Tania, mia confidente da tanto tempo, e di un paio di incontri vis-à-vis per dare forma a quanto segue. Oltre che confidente, Tania è astrologa, e non uso aggettivi perché lo scritto che segue è la dimostrazione delle sue capacità. Mentre le parlavo delle mie cose, Tania – come spesso si fa tra amici astrologi – mi illuminava su alcuni aspetti del mio carattere, “filtrati” dal mio tema natale. Le osservazioni si moltiplicavano e si facevano sempre più mirate, pertinenti, arrivando al nucleo del problema. A questo punto urgeva mettere nero su bianco e praticamente l’ho costretta a scrivere il mio ritratto astrologico, fulgido esempio di quale profondità di analisi può raggiungere l’astrologia morpurghiana. Va detto però che un risultato di tale levatura è reso possibile soltanto da una totale disponibilità dell’interlocutore  – in questo caso io – a farsi indagare senza censure, anzi accettando le domande successive quali steps ulteriori nell’approfondimento dell’analisi. Come ho scritto in più di un’occasione, l’indagine astrologica può fungere anche da “terapia”, se mi si consente il termine, e lo scritto di Tania è un esempio al momento ineguagliato che mi auguro faccia da apripista a studi di ugual portata.

Massimo Michelini


Vorrei aggiungere un mio commento su due punti. Quanto alla disponibilità dell’interlocutore a farsi “indagare senza censure”, è certo indispensabile, ma va detto che lo studioso di astrologia deve da un lato accettare una comprensibile e generalizzata “ritrosia” a esporsi all’indagine, dall’altro cogliere la preziosa occasione offerta dalla stessa eventuale riottosità del soggetto esaminato per affinare i propri strumenti di comunicazione, la delicatezza della propria analisi e anche in genere trovare forme il più possibile rispettose per esporre i risultati a cui sente di essere arrivato. Per quanto riguarda lo studio del tema natale come occasione “terapeutica” avrei invece molte perplessità, probabilmente dovute soprattutto all’aver vissuto a suo tempo una complessa ma tutto sommato fruttuosa avventura psicoanalitica (di scuola freudiana). È certo tuttavia che rivolgere lo sguardo all’interno di sé, cercare di comprendere la propria struttura interiore sempre meglio e in modo sempre più approfondito, è la forma più degna in cui l’essere umano può seguire il proprio percorso esistenziale, e spesso diventa anche un modo per entrare in relazione con gli altri (“parliamo tanto di me”, ma non solo...). Ebbene, in questo viaggio di maturazione e comunicazione con gli altri e con se stessi può essere davvero illuminante farsi accompagnare dall’astrologia morpurghiana; e concluderei dicendo che mi sento onorata di avere avuto la possibilità di compierlo per un tratto insieme a Massimo.

Tania Gargiulo



Caro Massimo,
la prima cosa che mi colpisce nel tuo tema è questa Venere congiunta a Plutone in prima e in Leone, in cui tendo a leggere una necessità di esporsi, il bisogno di presentarsi in una forma esuberante e perfino sfacciata, di manifestare l’Io in una cornice adeguatamente leonina. (Secondo me il tuo Plutone in Leone e in prima non esprime valori scorpionici ma arietini, e dunque non occultamento, ma esplosione e irradiazione di fuoco...)
Tanto più mi colpisce perché nei fatti non ti riconosco nell’immagine di chi si presenta in atto di pavoneggiarsi come se fosse costantemente nell’atto di sfilare in una parata di gala, fra le ali di folla plaudente: e infatti Saturno dalla quarta casa fa egregiamente la sua parte. Quindi in realtà, nonostante l’apparenza vistosa della prima casa, quel che di fatto prevale è la censura di questa tendenza.

Cara Tania,
sì, c’è l’autocensura, anche se in qualche caso mi sfugge di mano ed è bene che sia così, ma gli altri spesso avvertono comunque il mio lato superbo. Figurati che quando ero all’università mi capitava di andare a studiare da una compagna di corso (una Leone assolutamente classista) e un giorno la sua colf la prese da parte e le chiese: “Ma Massimo chi si crede d’essere?” Ci rimasi malissimo perché allora ero di una timidezza assoluta, ma evidentemente qualcosa traspariva comunque. E nota bene che io ero solo imbarazzato per i commenti al vetriolo che la mia amica Leone faceva sulla colf.

T - Ecco, la cosa strana è che io quel Saturno lo vedo non tanto come censore interno, come autorità introiettata, ma come istanza giudicante e frenante “dal di fuori”: qualcuno di famiglia, visto che è in quarta casa, ma di cui tu non sembri aver davvero accolto e fatto proprie le impostazioni di vita, quindi in sostanza qualcuno con cui arrivi sempre a scontrarti...
E comunque, secondo me non è tanto Saturno quello che gli altri sentono come “giudicante” nel tuo tema (quello lo senti soprattutto tu…): agli altri arriva soprattutto la tua seconda casa con la Luna in Vergine (e Mercurio, e Giove…), a cui non sfugge assolutamente niente: nessun errore, nessun difetto, nessun “pelo nell’uovo”.
Il Sole, poi, certamente ha tutti gli scrupoli bilancini di non voler essere “ingiusto”, ma alla fine raccoglie tutto il materiale che gli viene fornito (da Luna e Mercurio, soprattutto) e decide, o forse dovremmo dire sentenzia. Perché per un Sole in Bilancia ovviamente anche lasciar correre sarebbe “ingiusto”.
Va detto poi che Urano si trova a sua volta in Leone, e dunque una parte della spinta leonina della prima casa, compendiata del resto nel Sole, si esprime nel fare, dove Saturno guarda caso per Urano, e quindi in via indiretta per il Sole, diventa un alleato e non un nemico. Ancora: Urano è in XII casa, che comincia a 26° di Cancro, quindi forse una parte della “leoninità” potrebbe esprimersi nello starsene per conto proprio, nel cercare un lavoro indipendente e in qualche modo capace di appagare anche la famosa spinta a “brillare”... sempre però in modo non consueto, non banale, da XII.
Voglio peraltro tornare sulla posizione del Sole in II casa, dove lo accompagnano i tre pianeti in Vergine, a costituire quel complesso di cose che ho cercato di individuare poco fa (la raccolta di dati a formare un giudizio critico e l’espressione della critica stessa): tutto questo viene a trovarsi in una condizione inevitabilmente “esplicita”; lo porti sulla tua “faccia”, nella seconda casa, e dunque ti “tradisce” per quanto tu possa non volerlo.
Dici che sei in grado di tenere nascosto qualsiasi cosa tu non voglia rivelare, grazie ovviamente a Plutone: ma io tenderei a pensare che per quanto riguarda le tue sensazioni ti riesca praticamente impossibile nasconderle agli occhi altrui; gli altri si accorgono del tuo rigetto interiore e reagiscono, magari, aggredendoti, oppure ti imputano un’aggressività di cui sei consapevole solo in rare circostanze.
Però: quel Marte in settima è pur sempre legatissimo alla tua Luna (si trova nei Pesci, nei gradi in cui la Luna è esaltata, ed è opposto a Giove che è congiunto alla Luna stessa nel tema), e dunque non è improbabile che sia proprio la Luna a nutrire le tue pulsioni aggressive e anche quelle degli altri; senza che sia facile rendersene conto, perché tutta l’operazione rimane pescinamente confusa… Quindi anche quando sei tu stesso ad “agire” il tuo Marte in prima persona, quando prendi iniziative, mi domando se e fino a che punto tu riesca a sfuggire a questa situazione di confusione e di inafferrabilità, di fatto, dell’obiettivo, della meta che ti proponi.
Dunque, da un lato le insidie dei rapporti con gli altri (Marte in settima) ti colgono di sorpresa e ti “confondono”; dall’altro tu stesso puoi gestire la tua capacità d’iniziativa in forme confuse e inefficaci.

M - Ma sembro un mostro a leggere la tua descrizione! Scherzo ma non più di tanto, e mi spiego: io in realtà giudico pochissimo se non me stesso, ma su questo punto immagino che infierirai più tardi… Mi limito a osservare e forse gli altri temono il mio sguardo che è in realtà uno sguardo “obiettivo” e sincero. Credo invece di essere la maggior vittima di me stesso, anche se all’origine c’è qualcuno che mi ha indirizzato in questa direzione. Quanto ai miei rapporti con gli altri, hai centrato in pieno il problema. Ossia c’è una diffidenza di fondo ma c’è al tempo stesso una richiesta affettiva enorme anche se celata il più possibile. Richiesta spesso disattesa o accolta solo in parte. Il mio Marte in settima e Pesci lo vivo come una ferita aperta e non cicatrizzata, alla ricerca di medici e infermieri (emotivi) che non trovo, anzi all’atto pratico poi sono io a dover fare da infermiere agli altri.

T - Allora, ecco che la mia cautela nell’affrontare le questioni spinose se ne va a gambe all’aria… Stavamo (stavo) parlando della curiosa situazione per cui un pianeta (Marte, in cui si esprime l’iniziativa e la “primarietà” del soggetto, legato quindi alla prima casa e all’io), dalla settima casa (cioè in una posizione un po’ disagiata), va a colpire con una opposizione un pianeta che non si trova in prima, bensì in seconda. E tu mi stai dicendo, in pratica, che la tua congiunzione Venere-Plutone, in Leone e in prima casa, e ferita dal quadrato di Saturno dalla quarta, ti fa muovere verso gli altri-VII in primissimo luogo, appunto, con una “richiesta affettiva enorme anche se celata il più possibile” (nonostante quel che ho detto all’inizio, Plutone fa comunque il suo mestiere, anche in Leone, anche in prima…).
Guarda caso, però, neppure nel farmi questa obiezione nomini la tua Venere, mentre vedi proprio Marte come un “ferita aperta”. Ma anche di questo, la vera responsabile non sarà proprio quella Luna in caduta, sia pure in apparenza compensata dal supporto di Giove e di Mercurio? Nel momento stesso in cui parlo di compensazione, tuttavia, mi sembra di cadere in una banalità del discorso astrologico da cartina di cioccolatini… La tua Luna in caduta, accompagnata dagli altri due pianeti in Vergine, costituisce un formidabile punto di attrazione, un eccesso che richiama la nostalgia del suo opposto. Dunque, in questa apparente situazione di “solidità” della seconda casa, insisto, la coscienza di tutto un “altro mondo” diventa invece nettissima e ancora una volta dolorosa… D’altra parte, in termini più consueti, forse più banalizzanti, devo registrare la Luna in Vergine come una contaminazione fra sensibilità e raziocinio, come un’ipotesi di assoggettamento delle emozioni a una disciplina che non può non inaridirle. Qui Giove e Mercurio portano poi un compenso nella lucidità e nell’acutezza visiva. Ma mi domando se questo “squilibrio” dove la sicurezza sembra avvantaggiata mentre in effetti si moltiplica il fascino esercitato dall’ignoto, rovesciandosi su quel Marte in Pesci, non arrivi per vie traverse a mettere in crisi quella che dovrebb’essere la spavalderia virile, la “primarietà” di Marte...?

M - Guarda, la presunta aridità della Luna in Vergine con me secondo me non funziona, però non so dirti se è per la congiunzione di Giove alla Luna – che ricostruisce in qualche modo i valori Pesci – o ancora sempre per il mio complicato Marte in Pesci, oppure ancora per il sestile che il Sole riceve da Urano in dodicesima. Ma invertendo la somma dei fattori il prodotto non cambia… Resta il fatto che il mio è un tema difficile da decifrare – e me lo confermi anche tu – con simboli che si nascondono e confondono vicendevolmente, il cui prodotto “originale” è la mia personalità, difficilmente inquadrabile in una cornice rigida. Personalità in cui c’è anche molta poca cautela. E come potrei essere cauto con i miei pianeti con quel po’ po’ di Leone che mi ritrovo? Dai, affonda pure il coltello…

T - Il fatto è che per quanto leonina, e così strettamente congiunta all’Ascendente, e sostenuta da un Plutone che suggerisce di non mettere nessun limite all’esigenza di essere amato, ed eventualmente (ma soltanto con il passare del tempo, non certo nel primo affacciarsi alla vita) è perfino disposta a nascondere o a dissimulare quest’esigenza pur di renderne possibile l’esaudimento, Venere (che ha sede in Bilancia, e proprio nei gradi del tuo Sole) subisce non solo il quadrato di Saturno (con il quale invece si accompagna appunto nella stessa Bilancia) ma è in qualche modo penalizzata a sua volta da quella caduta della Luna, e dal fatto che nella sede della esaltazione lunare troviamo invece, guarda caso, Marte. Ossia, i pianeti femminili sono in posizioni disagiate, rendendo problematica l’espressione dell’emotività (soprattutto), perché si può andare dalla totale censura a un esplodere parossistico delle emozioni più profonde, che puntualmente rischiano di suscitare negli altri sconcerto o addirittura spavento.
Qui vorrei anche soffermarmi un momento su Saturno: è in IV casa (dunque simbolicamente in esilio) e in Scorpione, nei gradi di Marte; come abbiamo già notato, il quadrato con Venere produce una “faglia” nella struttura del Sole in Bilancia, richiamando drammaticamente il bisogno d’amore e il rifiuto da cui il soggetto si sente colpito. Ma vorrei sottolineare come la natura stessa del tuo Saturno affermi un nesso indissolubile fra la violenza e l’insicurezza (lo Scorpione/VIII casa) e la razionalità, il senso del “reale”, delle cose come stanno davvero… Proverei a parlare di pessimismo, se non fossi sicura che mi contraddiresti subito e con inconfutabili ragioni…

M - No, non ti contesto affatto, ma faccio dei distinguo (la mia Vergine vuole i suoi sfoghi). Ossia credo di essere realista per le vicende umane e storiche, e il realismo – o pessimismo, come lo chiami tu – è aumentato col tempo (effetto Saturno) perché una lunga osservazione sui dati del reale mi ha fatto capire che le cose possono andare solo in un certo modo, e in quel modo soltanto, indipendentemente dai nostri desideri e attese. Certo non è sempre piacevole vedere le cose così come sono, ma tutto sommato vai incontro a minori delusioni, una volta che hai imparato ad accettarlo. Il settore in cui vivo il pessimismo in maniera negativa anche per me, è la questione affettiva. Perché inutile nasconderti che quella Venere in prima pretenderebbe di essere amata, ma quel quadrato di Saturno le sega pesantemente le gambe. Certo, alle spalle c’è un vissuto familiare complicato – o almeno l’ho vissuto così – che sicuramente ha massacrato il mio narcisismo.

T - Già, in effetti la complicazione si riverbera parecchio sulla prima casa; mi viene fatto di pensare che l’esuberanza, e anche la vanità, leonina, ci sono (ci saranno state, immagino, con maggior evidenza in età più acerba), ma per l’appunto non possono sfuggire all’inesorabile giudizio di Saturno, e con un Sole in Bilancia una dissociazione Venere-Saturno non può essere vista come un fatto secondario.

M - Altro che secondario: salvo rari momenti di sicurezza io mi sono sempre visto brutto e poco amabile, perché probabilmente il primo che si ama male sono proprio io, suppongo per il rapporto che ho con la mia famiglia. Anzi, togliamo pure il suppongo.

T - Il “brutto e poco amabile” è quasi la traduzione letterale del quadrato Venere-Saturno (e per un Sole in Bilancia, poi!): ma appunto, il quadrato esprime anche, direi, il contrasto irriducibile fra te e il “potere”, fra te e i dati di realtà, con cui ti sei trovato alle prese in famiglia; il conflitto non si placa, e neppure può essere ridotto da una vera e propria adesione a queste formule che ti vengono imposte: perché se tu le avessi del tutto introiettate ti saresti ridotto a non vivere affatto... In verità, a parte il valore di Saturno come esperienza che si accumula nel corso del tempo, come patrimonio dell’età matura, non mi dispiacerebbe indagare meglio il “contenuto” di questo Saturno nella sua posizione originale; mi domando, per esempio, se la disciplina instaurata all’interno della tua famiglia non possa essere stata vista come una componente indiscussa, un ovvio corollario del rapporto con i figli, i giovani (per via del sestile con Mercurio), oppure una conseguenza inevitabile di determinati “dati di realtà” che si sono imposti all’ambito familiare, ovviamente per tramite degli adulti, ecc.

M - Mah, quel Saturno in quarta a volte ha qualcosa di misterioso anche per me, perché manca nella mia memoria conscia un’autorità subita nell’infanzia. Ossia, nessuno mi ha detto che dovevo comportarmi fin da bambino come un adulto, che dovevo farmi carico tormentosamente (lo Scorpione) delle vicissitudini di famiglia (l’eredità propria dello Scorpione/VIII), eppure è quello che è successo. Inoltre la quarta casa inizia nei gradi dell’esaltazione di Mercurio, quasi a significare che io dovessi costituire in qualche modo l’agnello sacrificale di famiglia. Non ho subito un’educazione palesemente costrittiva o moralistica eppure ho introiettato un senso del dovere mostruoso, che ha inciso assai anche sulla mia vita affettiva.

T - Torniamo dunque ai due pianeti maschili, Marte e Plutone. Marte come abbiamo visto è messo maluccio, ma Plutone molto meno: tanto per cominciare è “al suo posto” perché si trova in I casa (cosignificante dell’Ariete, in cui ha una delle sue sedi), e il quadrato di Saturno certo non lo frena, ma piuttosto lo stimola a esprimere con più forza le pulsioni all’autorealizzazione ottenuta anche sfidando… che cosa? Ma gli altri, è ovvio: la massa indistinta degli altri in VII casa…
Perché è davvero una situazione curiosa: sia la I casa, sia la VII, hanno situazioni problematiche, anche gravemente problematiche (la VII): però non c’è una contrapposizione diretta, non c’è un vero contrasto fra l’Io e gli Altri, che potrebbe essere paralizzante.
L’Io riesce a esprimersi in modo plutonicamente leonino, o leoninamente plutonico (con tutte le contraddizioni, ma anche le risorse, implicite in un simile accostamento). Quindi, delle due componenti della virilità trova modo di realizzarsi quella meno elementare, forse con qualche suggestione di megalomania, che però con la maturità immagino sia stata molto ridimensionata.

M - Insomma, sempre più un disastro? Eppure mentre leggo le tue righe non mi sento ferito, mi sento descritto, con le mie difficoltà e speranze, attese, sogni. Hai trascurato però fino ad ora una mia fondamentale ancora di salvezza, il senso dell’umorismo, che spesso e volentieri mi ha salvato sull’orlo dell’abisso. Però continua pure con la tua analisi da entomologo dell’anima, ma alla fine gradirei un suggerimento, una speranza, un qualcosa, Perché se è pur vero che ho qualche problema relazionale (e chi non ne ha?) fino ad ora non sono vissuto da eremita, ho avuto una vita affettiva intensa e rapporti umani discontinui ma altrettanto intensi. Almeno credo, e forse varrebbe la pena di chiederlo agli altri, ma non è questa la sede per farlo.

T - Ma no! Capisco di non poter riuscire ad accontentare un Ascendente Leone… ma nel tuo tema non mi pare di vedere né mostri né disastri, solo (solo?!) soluzioni molto peculiari e inconsuete di quelli che sono i problemi e gli intralci inevitabilmente connessi al vivere. E cogliere questa peculiarità individuale con la massima aderenza alla realtà mi pare il compito di chi legge un oroscopo.
Ora, prima di proseguire, vorrei tornare su quello che secondo me è appunto l’aspetto più “personale” del tuo tema, ossia il rapporto fra Marte e la II casa, e fra la I e la VII.
Come dicevamo, nonostante questa prima casa “esplosiva”, nel primo contatto quel che davvero si coglie è la ritrosia vergineo-bilancina, che attraverso il filtro del Leone in prima (e di Plutone, e di Venere, e del loro conflitto con Saturno) si esprime in un tenersi “a parte”, anche con una certa leonina fierezza, rispetto alla massa della VII.

M - Io però la massa la vedo in sesta, in VII ci vedo genericamente gli altri.

T - È verissimo, la massa in senso proprio sta in sesta, ma volevo dire che con i Pesci e Marte gli “altri” della VII diventano una entità confusamente aggressiva, e quindi in quanto tale “massa”: e del resto, come si è già detto, Marte non dovrebbe stare nella VII (te lo dice una che ha la VII in Ariete...), si ha così un rovesciamento di ruoli che sottolinea ancora la confusione.
E dunque, in questa VII Marte finisce con l’impedire contatti che non siano conflittuali (ed emotivamente dolorosi, riverberati sulla Luna anche se non c’è l’opposizione diretta: non ti vedo partecipare a una rissa, ma non è difficile immaginarti coinvolto in una situazione che ti prende di contropiede – Marte in Pesci! – e alla fine ti “obbliga” al conflitto, mettendoti però in una posizione perdente o quanto meno disagiata).
Diciamo che i quattro pianeti in II (Sole e Luna, Mercurio e Giove: i pilastri della personalità e quelli del contatto con il mondo esterno) si proteggono dal misterioso avversario che li contrasta “di striscio” (e li prende puntualmente di sorpresa) con l’attaccamento ai valori della solidità, del realismo, della concretezza e di quel che è “giusto”, nel senso di “a ciascuno il suo”, e anche di “giusto estetico”, di un equilibrio del quadro.
Marte spariglia le carte perché si oppone in modo diretto a Giove; abbiamo due forze piuttosto elementari in un contrasto irriducibile: ma mentre Giove, pur essendo in esilio in Vergine, è sorretto dalla congiunzione con la Luna e Mercurio e dalla posizione nella II casa, Marte è in un segno poco congeniale e in una casa aliena...
Come interpreto questo dato? Da un lato, nel senso che le aggressioni inscenate da questo Marte (ossia, dagli eventuali aggressori esterni) nel teatro della VII casa risultano spesso, alla prova dei fatti, piuttosto evanescenti; ma d’altra parte, mi domando anche come (e dove) tu stesso puoi gestire Marte (e tutte le risorse che Marte rappresenta) in modo “marziano”.
Se penso che Marte rappresenta in primo luogo l’iniziativa, l’impulso immediato, non razionale, non riflessivo, “cieco”; una risorsa strutturale, fisica, “primaria”; ebbene, nel tuo tema Marte si trova nell’ultimo segno dello Zodiaco, certamente il meno “primario” dei dodici – perciò la natura del tuo Marte è complessa, il che automaticamente rappresenta un elemento di debolezza – e quindi si esprimerà per vie che ti risultano non comprensibili, che non riesci a “vedere”, e come un fattore esterno, perché è nella VII casa.
Ma sarà proprio vero?
La mia impressione è che l’opposizione con Giove ti porti a considerare tutto ciò che si può far risalire a Marte come cosa “altra”, che non ti appartiene, e che non solo non vedi, ma che non viene e non può venire mai dall’interno di te. Il che è palesemente assurdo, oltre che falso.
Immagino che questo ti porti (o ti abbia portato in passato) a considerare i conflitti sempre come qualcosa che proviene dagli altri, dal di fuori: il frutto di una iniziativa altrui.

M - No, ho capito da parecchio tempo che il primo a essere diffidente e a volte attaccabrighe (un tempo lo ero molto di più, ma solo per questioni etiche) sono io. Non sopporto la banalità e il contatto con l’altro c’è se l’altro è lo strano, il diverso, l’emotivo, con cui entro spesso e quasi sempre in empatia, o ci provo. Rifiuto invece a priori l’omologazione, che mi fa fuggire a gambe levate.

T - Ma dove, e come, si esprime la TUA iniziativa? Ed è forse sempre conflittuale, o fonte di conflitti?
Io penso che la tua “marzianità” si esprima cogliendo di sorpresa prima di tutto te stesso, e forse in maniere che ai tuoi stessi occhi non sono immediatamente riconoscibili come appunto marziane. Dunque è possibile che tu veda le pulsioni (interne) di Marte come un pericolo in quanto fonte di confusione, di disordine, in definitiva di debolezza: ossia, se tu dovessi seguire i tuoi impulsi marziani ti sentiresti esposto a situazioni in cui non saresti tu la parte più forte, e neppure la più decisa, la più nettamente definita. E forse questo rischio di precipitare in una condizione di cosmico caos pescino ti fa rifuggire paradossalmente dall’agire in prima persona i suggerimenti di Marte.

M - Assolutamente vero!

T - Quali saranno, poi, i suggerimenti del tuo Marte? e ti sarà possibile individuarli nitidamente? Di questo io tendo a dubitare; ma certo il rischio più grave di questa configurazione così drastica e rigida è che gli Altri diventino nemici per definizione, dai quali bisogna guardarsi soprattutto perché le loro iniziative sono imprevedibili, impossibili da configurarsi in anticipo, misteriose e bizzarre.

M - Qui non mi pare: il problema è che penso che gli altri non mi capiscano e nella maggior parte dei casi è così, e io ci soffro troppo, e allora preferisco stare per conto mio.

T - Dunque, mentre a me pare che questa situazione sia fin dall’inizio irreparabile, per te c’è stata un’evoluzione, sia pure in peggio?

M - No, credo da un lato sia peggiorata, ma dall’altro migliorata. Mi spiego: col tempo ho capito che la mia primaria necessità di venir capito non poteva essere soddisfatta dagli altri. Ho imparato quindi a far da solo, sia pur dolorosamente e questo ha abbassato mediamente il risentimento che in precedenza covavo verso gli altri perché non mi avevano capito. Attenzione, però, non mi sto riferendo al rapporto di coppia ma genericamente al rapporto con gli altri perché quando il cielo mi ha donato un rapporto d’amore, la comprensione l’ho trovata, eccome se l’ho trovata. Il problema è genericamente con gli altri, il prossimo tuo, se mi sono spiegato.

T - Comunque, stando così le cose l’unico modo per difendersene sia pure imperfettamente diventa allora rifiutare il contatto con questo prossimo in realtà tanto alieno, arroccarsi in un ambiente ben conosciuto e ben difeso da una lucida razionalità e da una efficace operosità (i pianeti in Vergine che il trigono di Urano a Saturno conferma e sostiene). E quanto ai suggerimenti del tuo Marte, una possibile difesa è considerarli non tuoi, ma alieni, e quindi respingerli per principio... ma anche questa difesa porta con sé il rischio della confusione, della non chiarezza (perché un simile rifiuto è in effetti inattuabile, e comunque basato su una premessa non realistica).
Per esempio: se le iniziative aggressive sono sempre altrui, se tu non riconosci in che modo si esprime in te l’aggressività, come puoi “aggiustare il tiro” quando è necessario, eventualmente riconoscere un tuo torto, oppure trovare maniere più efficaci per far valere le tue ragioni?

M - No, non è così, so perfettamente quando sbaglio, anche se magari non in quel minuto. Ma poi ci rifletto e capisco di aver fatto qualcosa di non ben fatto e chiedo scusa per l’errore compiuto o il comportamento scorretto.

T - Già, la famosa meticolosità virginiana che si applica anche a te stesso…

M - No, in realtà il lato Vergine s’impermalosisce, è il lato Bilancia che soppesa il giusto e lo sbagliato di un comportamento, in questo caso il mio.

T - Accetto senz’altro la correzione!
Va detto poi che, essendo tu un maschietto, Marte ti rappresenta anche nella tua identità sessuale. La mia idea è che anche in questo campo la confusione pescina porti i suoi danni: soprattutto agli inizi, prima di aver maturato qualche certezza sui tuoi obiettivi (immagino con grande fatica e dopo aver preso varie strade senza sbocco), penso che tu sia stato più che mai colto di contropiede dalle situazioni, dagli incontri.

M - Assolutissimamente sì!

T - E però a me sembra che proprio Marte come eros possa d’altra parte rappresentare, così come è il problema, anche la soluzione...
Di certo, così come tu puoi vedere gli Altri come indistinti ma sempre vincenti aggressori, capaci di ferirti nel profondo o di sfuggire imprevedibilmente a ogni tua rappresaglia, in che modo apparirai tu stesso agli occhi altrui (s’intende, sempre in questa chiave di contrapposizione: e quindi anche nei rapporti di coppia quando le due parti si considerano contrapposte l’una all’altra)? Io penso, nelle situazioni “negative”, soprattutto come portatore di lagnanze o di istanze poco comprensibili al tuo interlocutore; oppure come qualcuno che si sottrae alla “socialità”, alla natura unitiva della coppia, per motivi oscuri. Ci sarà stato, anzi credo che tu me ne abbia accennato qualche esempio, chi ti ha trovato “sfuggente”, “ambiguo”… So che non ti riconosci in quest’ultimo aggettivo, ma secondo me agli occhi altrui può essere apparsa ambiguità quella che in effetti in te è incertezza, difficoltà a compiere una scelta precisa: la conseguenza sul Sole in Bilancia della divaricazione fra Venere e Saturno. È possibile?

M - Ti correggo parzialmente: il sestile che Urano manda al Sole in realtà mi rende una delle rare Bilance decisioniste, a volte anche troppo. La scissione però dei valori Bilancia, ossia il quadrato tra Venere e Saturno, in qualche modo dilania nel profondo il mio mondo affettivo. La mia Venere può essere cieca e irrazionale, arde forsennatamente senza accorgersi di fare terra bruciata intorno, poi si ravvede, prende coscienza e si dispera perché si colpevolizza (ahimè, questo è l’effetto Saturno).

T - Già: e dunque il frutto che in ogni modo si può ottenere dal severo Saturno – la saggezza, la maturazione dovuta all’elaborazione del vissuto – nel tuo caso esige un prezzo particolarmente alto di dolore e fatica.

M - È così, ma che palle! Non mi trovi qualcosa di più divertente?

T - Che ci vuoi fare, è la mia smania di analizzare tutto… Il fatto è che questa configurazione del tuo tema – l’opposizione, priva di recuperi, fra Marte e Giove – è un bel problema teorico. Dev’essere colpa del mio Urano, ma io non riesco a immaginare una situazione problematica alla quale non si possa cercare (almeno) un qualche rimedio. E non ho dubbi che nonostante manchino i recuperi espliciti di questa opposizione, nel tuo tema, e dunque nella tua esistenza, tu abbia cercato e trovato il modo di rimediare.
Tanto per cominciare, immagino che il tuo, di Urano, ti abbia suggerito (dopo forse una prima fase di rifiuto o di paralisi dell’agire, ma dell’agire serio, diciamo, mentre per l’agire spicciolo, quotidiano, avranno provveduto in abbondanza i pianeti in Vergine) quello che definivi il tuo anomalo “decisionismo”. Urano ti spinge, tu dici, a compiere un’azione efficace, a trovare la “via d’uscita”, e infatti non per niente si trova in XII: il Sole, nella sua funzione di sintesi della personalità, si avvantaggia dell’aspetto di sestile per superare le esitazioni bilancine e mirare dritto al risultato.
Dunque andiamo a vedere più in dettaglio questa configurazione.
I punti del tema che potrebbero alleviare l’opposizione Marte-Giove sono quelli centrali dello Scorpione, del Capricorno, del Toro e del Cancro. Sono ovviamente tutti vuoti, ma: Mercurio che è esaltato nello Scorpione sostiene Giove e non è leso da Marte; dunque se tu fai conto su Mercurio più che su Giove (più sull’udito che sulla vista e la parola, più sullo spostamento breve che sul viaggio lungo ecc.) hai la possibilità di attenuare gli effetti negativi dell’opposizione.
Nessun aiuto, invece, dai gradi centrali del Capricorno e del Cancro, dove hanno la loro sede di esaltazione Venere e Marte.
Vorrei sottolineare meglio i bizzarri “sbilanciamenti” del tuo tema, dove quel Marte in VII sembra un cannone puntato, ma è puntato sulla II invece che sulla I; mentre d’altra parte la I è comunque tenuta in ceppi, ma da un Saturno che sta in IV (nei gradi di Marte).
Ecco perché dobbiamo occuparci dell’ambiente di nascita – II e IV – in varie forme e per varie ragioni tutt’altro che accogliente.

M - Del resto seconda e quarta iniziano in segni di Mercurio…

T - La seconda che sembra così rassicurante, con l’opposizione di quel fantasioso Marte in Pesci si rivela invece essenzialmente normalizzatrice: la negazione delle pulsioni non ben definite ma irresistibili che Marte suggerisce, il tentativo di ricondurre tutto a un ambito noto e consueto e ben delimitato. Uscirne significherebbe affrontare l’azzardo e l’ignoto di quella VII e VIII in Pesci: insidie non ben identificabili né definibili, sfuggenti, ma anche dotate di una carica di seduzione, di un fascino in qualche modo ammaliante. La seconda casa garantisce protezione, sia pure al prezzo di un adeguamento alla consuetudine dominante, al “si è sempre fatto così”, che può risultare soffocante...

M - Non credo che adeguamento sia il termine giusto. Mi ci sono sempre adattato ma mai omologato perché non mi ci identificavo. Anzi in realtà non è nemmeno così, perché su un piano ideologico ho sempre condiviso l’impostazione del mio clan, che tutto sommato non era così mentalmente limitante, anzi direi che era più pescino che virgineo. Era virgineo però nelle manifestazioni di affetto, anzi sarebbe più corretto dire di non affetto…

T - Può darsi che l’opposizione fra Giove e Marte scalfisca la sua “solidità”, ma la Luna, Mercurio e il Sole vi stanno sorretti da aspetti positivi, e dunque ti offrono una base di partenza che se non altro riesce ad assorbire bene le manifestazioni ostili dell’ambiente esterno, della “società” in senso lato, senza lasciarsene sconvolgere. E però da quella base devi staccarti se vuoi seguire i suggerimenti più tuoi, più profondi: Venere per esprimersi, anche nella sua “plutonicità”, chiede un ambiente nettuniano (torna il richiamo a Marte in Pesci, non ti pare?) che si forma, inaspettatamente, nella III casa, quasi che il lontano venisse attirato nelle vicinanze. Il sestile a Venere di quel Nettuno in terza casa mi fa pensare che per realizzarsi, la vita amorosa e affettiva deve cercare un lontano che tuttavia non ha affatto bisogno di esotismo, ma sa alimentarsi di una fantasia capace di ravvivare anche le situazioni in apparenza più “ravvicinate”, e così anche il Marte pescino riuscirà a esprimersi nel modo più opportuno... Dunque Mercurio, in domicilio in Vergine e benissimo aspettato dalle congiunzioni e dal sestile con Saturno, conferma la propria posizione privilegiata nel tuo tema, in modo diretto ma anche indiretto: si valorizza la curiosità, la memoria, l’archivio lunare, la ricerca di contatti “vicini”, il senso dell’umorismo, gli scambi “prossimi”.

M - No, qui ti devo correggere. Il mio Mercurio in seconda casa non mi fa cercare contatti vicini e scambi prossimi. Funziona molto di più il Nettuno in terza casa: ossia, le mie frequentazioni sono sempre state frutto di una scelta orientata verso chi mi apriva nuovi orizzonti mentali, e questi contatti li ho sempre trovati purtroppo lontano da me.

T - D’accordo; riprenderemo dopo il discorso su Nettuno.
Il fatto poi che in seconda casa si trovino la Luna e Mercurio, mi pare, mette la primissima parte della vita all’insegna della rassicurazione, della regolarità quotidiana (Vergine), accentuando parecchio il valore di questi elementi a scapito della fantasia e della ricerca di un cammino personale. In un certo senso la strada del consueto sembra facile e accogliente; eppure qualcosa dentro di te fin dall’inizio proclamava (anche drasticamente, ostinatamente) che l’usuale e il quotidiano lasciava insoddisfatte le tue esigenze (affettive? mentali? ideali?), sia pure continuando a offrirti un riparo sicuro. Qualcosa dev’essersi manifestato con più nettezza, immagino, nel momento dei contatti e dei confronti con gli Altri, con l’Altro; alla prima uscita nella VII casa: momenti di incertezza, forse di panico, ma certo anche presa di coscienza di esigenze ulteriori, di un’aspirazione verso spazi più estesi, orizzonti più vasti...

M - Anche qui devo fare il noioso e puntualizzare. Il bisogno di rassicurazione quotidiana, dai gesti e dalle cose note c’è sempre stato e c’è ancora. Ma nonostante la mia apparenza da bimbo perbenino ed educatissimo (anche troppo) ho coltivato sin dalla primissima infanzia un’immaginazione galoppante – indipendente dalla ricerca di affetti e di eros. Mio padre e suo padre erano due artisti mancati, assolutamente irrequieti. Mio nonno felicemente irrequieto mio padre molto più irrisolto. Ho sempre avuto voglia di scoprire il mondo, ma ne avevo una fifa blu. Con l’adolescenza ho cominciato a capire che dovevo uscire dalle mie quattro mura domestiche, questo sì. Prima mi accontentavo di esplorare il mondo attraverso i sogni, i libri e i film.

T - E poi c’è un elemento di rilevanza essenziale: la sicurezza, magari un po’ restrittiva e “diminutiva”, della II, è identificata nettamente nella figura materna (e femminile in senso lato...?) e nei suoi inevitabili attributi di contorno; dunque nel momento in cui ti sei reso conto che il tuo interlocutore erotico non poteva essere una donna devi aver avuto anche la percezione di affrontare un vero e proprio “ignoto”, ma forse, tanto più inevitabilmente carico di fascino e di attrattiva... Senza contare che un possibile attributo di una femminilità da Vergine e da II casa può essere una inevitabile tendenza “fagocitante” decisamente poco attraente...

M - Forse è poco attraente, ma il tuo è un giudizio esterno, anzi è un giudizio che secondo me non risponde alla realtà. Tu dici che la mia visione della femminilità è in qualche modo negativa, se vogliamo definirla così. Non sono d’accordo, minimamente, e lo dico da un punto di vista astrologico. Se esamini infatti la mia Luna non puoi negare che sia trionfale, anche se è in Vergine. Perché allora non ti sbilanci un po’ di più rispetto alla mia situazione familiare? Del resto la conosci benissimo.

T - Non so se la conosco benissimo; certo, la presenza in II casa (lo spazio immediatamente circostante) sia del Sole, sia della Luna, sembra garantire il ruolo rassicurante della coppia genitoriale: per il piccolo Massimo che si affaccia alla vita padre e madre si presentano entrambi come una costante, una concreta garanzia dell’ambiente quotidiano. Ovviamente con sfumature diverse: la madre assicura una presenza dilatata (Luna più Giove) e appare soprattutto alacremente dedita alla cura delle necessità domestiche (Vergine), dell’alimentazione (Giove), e grazie alla vicinanza di Mercurio sembra comunque garantire un ascolto, un orecchio attento alle esigenze dell’infante (interessante che in vecchiaia tua madre abbia per l’appunto perduto l’udito...): ma sono soprattutto le esigenze materiali, concrete; per quelle più finemente affettive non sembra esserci neppure il riconoscimento di una necessità; non c’è la minima idea di creare una culla di affetti, quello spazio che costituisce il terreno di coltura dei rapporti di affetto vero, di amore in tutti i sensi. Come avevamo già visto quest’apparente “ordine e nitidezza” serve ad accentuare fino a renderlo doloroso il senso della nostalgia per tutto ciò che invece è indefinibile, impalpabile, elusivo, ricco di insondabili sfumature e insomma infinitamente attraente e fascinoso. Non solo: viene anche il sospetto che nell’ambiente ben delimitato della seconda casa questa madre usi la congiunzione con Giove, che le assicura una presenza soverchiante (e sì, certo, davvero “trionfale”: ma che trionfa su di te), una dilatazione nello spazio e nella vista del figlio-Mercurio, per impartire le proprie direttive, per farsi ascoltare. Il Sole come padre assicura a sua volta una presenza operosa nell’ambiente domestico, ma la sua attività (Urano) sembra quasi indirizzata soprattutto a indicare una possibilità di uscita, di evasione: una II che addita la via della XII. Avevo ipotizzato una possibile tendenza “equilibratrice” di questo Sole in Bilancia, ma tu la escludi per quanto riguarda tuo padre… mentre mi sembra che, almeno sul piano caratteriale e delle intenzioni, proprio a te Massimo non si possa negare una spiccata inclinazione a ricostruire gli equilibri scompensati o a creare situazioni il più possibile “eque”.

M - In realtà, riflettendoci in età estremamente adulta, mio padre era in effetti una buona persona. Era però schiacciato dalla personalità di mia madre, tanto che nella sfilza di pianeti in seconda casa, il Sole-Padre occupa l’ultimo posto dopo Giove, Luna e Mercurio. Il Sole è però anche l’Io e in qualche modo sono stato schiacciato anch’io dalla mia seconda casa, dai bisogni degli altri, del mio clan, ma anche dall’estrema difficoltà mia a staccarmi dal noto, per quanto poco affettivo. Quanto alla ricerca di situazioni eque, è una cosa più forte di me e non posso che confermare in pieno quanto dici.

T - La scomparsa di tuo padre, che considererei simboleggiata da quel Saturno in IV casa, sembrerebbe da ritenersi prematura (la IV come casa dell’infanzia). Ma è anche vero che di fatto quando tuo padre è morto avevi già compiuto trentadue anni. Così, quel Saturno in quarta casa mi sembra che possa essere meglio interpretato come precoce assunzione di responsabilità (il sestile a Mercurio) e non solo come un attentato all’integrità della tua sicurezza affettiva, all’esuberanza della Venere in Leone e del Plutone che le si accompagna... Direi che la morte di tuo padre ti abbia costretto ad assumere un carico di responsabilità affettiva nei confronti di tua madre o comunque a prendere coscienza di una tua solitudine affettiva, di una carenza; quindi forse a prendere atto di una carenza di affettività, di una insufficiente capacità di dimostrare affetto, da parte di lei. Mi hai detto che per tutta l’infanzia tua madre ti era sempre apparsa la perfezione incarnata, e in fondo lei si presentava a te come tale (ancora gli effetti della congiunzione Giove-Luna-Mercurio, dove la nitidezza della vista-Giove è sacrificata dall’opposizione di Marte): quindi si direbbe che per poter cogliere in tutta la sua evidenza la realtà della Luna in Vergine, tu sia stato costretto a subire tutto l’impatto del quadrato di Saturno a Venere.

M - Non posso che confermare, ahimè. Siamo quasi in dirittura d’arrivo. Il dolore l’abbiamo sviscerato a sufficienza. Mi trovi infine qualcosa che dia lo spunto per un po’ di sane risate, oppure: la sai la strada per la leggerezza? Che ne dici del mio sfuggente e impalpabile Nettuno in terza casa?

T - Be’, di certo la tua Venere e il tuo Plutone trovano compenso all’aggressione saturniana proprio nel rapporto di sestile con Nettuno. Così quella spinta a “esporsi” seduttivamente può diventare affabulazione, vagheggiamento della fantasia, creatività; ed esprimersi in una cerchia di contatti e conoscenze congeniali alla III casa, che con ogni probabilità saranno affiorati allo scoccare dell’adolescenza, o negli scritti, o nello studio... Il nesso della sbrigliata fantasia nettuniana con l’intellettualità mercuriale è strettissimo e indissolubile, e trova una ulteriore conferma in quella “nostalgia di infinito” dettata dalla Luna in Vergine. Se ricordiamo che la tua V casa comincia a fine Sagittario, nei gradi di Nettuno, ecco ribadito il legame tra amore (e amori), affetti (e affettività) e fuga verso il diverso, il fantastico, il creativo e l’affabulante…

M - Insomma, tu dici che l’unica via di salvezza è l’amore…Oppure la fantasia, in fondo per me non c’è una grossa differenza. L’amore è per me quella “cosa” che ti apre nuovi mondi, poi magari fugge via, ma una direzione te l’ha comunque indicata…

T - Non so se è l’unica via di salvezza, ma per me è certo la forma più intensa di comunicazione, e in virtù di questo, una cosa che non riesce a perdere interesse neppure con il passare del tempo e l’incombere della vecchiaia… Ma per ricordare un aspetto del tuo Ascendente Leone che mi pare di non aver sottolineato abbastanza, vorrei citare la tua capacità, assolutamente sistematica e pervicace per quanto ti conosco, di rifiutare di lamentarti anche nelle situazioni più pesanti, di minimizzare le difficoltà, gli ostacoli (anche i dolori, anche i fallimenti), almeno come reazione immediata appena si prova a ricordarteli o a farteli notare. Quasi che l’alleanza leonina fra Venere e Plutone ti suggerisca sempre un atteggiamento di vera superiorità: sono tutte piccolezze, “io” posso passarci sopra...

M - In realtà un tempo credo che mi lamentassi molto. Una volta però una mia presunta amica molto più lamentosa di me mi disse che ero una piaga, come si dice da queste parti, e da allora cerco di lamentarmi il meno possibile.

T - Be’, se mi permetti, non ci credo: non riesco a credere che tu ti sia mai lamentato molto, e caso mai, immagino che tu possa lamentarti (plutonicamente occultando la realtà delle cose…) di quelle che Totò chiamava “quisquilie e pinzillacchere”, evitando nel modo più assoluto di citare come motivo di lagnanza o di dolore le autentiche, perduranti ferite dell’esistenza…

M - Vorresti una risposta? Temo che citerò un brano della Turandot:
«Ma il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà…» Anzi, fino al nome posso anche arrivare, Massimo Michelini, venuto al mondo in quel di Modena il 3 ottobre del lontano 1956 alle 2 e 25 del mattino, nato in casa, in via Buon Pastore. Che altro dire?

tania.gargiulo@tin.it

31 ottobre 2008


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