LA ROTTA DI ULISSE

 


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Due geni a caccia di un’anima:
Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli

di Elena Cartotto

 

«La specifica minaccia alla mia esistenza
è consistita nel fatto che nella prima metà della mia vita
ho oscillato da un estremo all’altro.
Nella prima metà della vita sono stato con gli altri un cinico e freddo demonio,
un ateo fanatico e un intellettuale ‘manipolatore’.
A ciò si contrapponevano da un lato l’inclinazione
alla criminalità e alla delinquenza
(che avrebbe potuto degenerare fino a fare di me un assassino)
e dall’altro quella al distacco dal mondo,
alla vita di un eremita, per nulla intellettuale,
con crisi estatiche e visioni».
Wolfgang Pauli (premio Nobel per la fisica nel 1945)

«Può purtroppo succedere a chi è così intellettuale
di non fare attenzione alla sua vita affettiva
e di perdere il contatto col mondo delle emozioni,
finendo per vivere in un mondo che pensa soltanto;
un mondo di puro pensiero. Così nei suoi rapporti con gli altri
e con se stesso egli [Pauli] si era completamente smarrito…
Ecco la ragione per cui decise di consultarmi».
Carl Gustav Jung (fondatore della psicologia analitica)»

Frase ascoltata nel programma radiofonico Atlantis
a proposito del film Era mio padre

L’idea di questa ricerca astrologica parte dall’affascinante lettura del libro edito da Rizzoli “L’equazione dell’anima – L’ossessione per un numero nella vita di due geni” del fisico americano Arthur I. Miller.
Sullo sfondo di quel “rinascimento” scientifico che nella prima metà del ’900 vide imporsi, grazie ad eccezionali scoperte, una nuova visione del mondo che portò alla nascita della fisica quantistica, si snoda lo straordinario rapporto tra il fisico Wolfgang Pauli e lo psicologo analitico Carl Gustav Jung, l’allievo “eretico” di Freud.
Jung, uomo di straordinaria cultura e vastissimi interessi, codificò un approccio diverso alla psicoanalisi rispetto a quello classico freudiano, avvalendosi delle sue sterminate conoscenze nel campo della mitologia, dell’alchimia, dell’arte, dell’astrologia. La sua forte spinta ad indagare campi ritenuti di “confine”, e in alcuni casi totalmente non scientifici, nasceva dall’idea che la complessità dei simboli che affioravano nei sogni e nelle visioni degli uomini si trovasse ugualmente stratificata, mediante gli archetipi, in quell’inconscio collettivo emergente nelle produzioni culturali di tutti i tempi.
Pauli, fisico di doti eccezionali denominato “la frusta di Dio” per il suo spirito arguto e critico, si inserì splendidamente nel fiorire delle idee e della cultura del suo tempo, accostando le grandi menti dell’epoca nell’elaborazione di teorie ed esperimenti (Heisenberg, Bohr, Einstein, etc.) e vincendo lui stesso il premio Nobel 1945 per la scoperta di quel “principio di esclusione” che porta il suo nome.
Uomo dicotomico, visse di laceranti opposizioni fino a definirsi una sorta di Dr. Jeckyll e Mr. Hyde. Ossessionato dalle immagini speculari della matematica e dalle simmetrie soffriva di quello che lui stesso definì “il complesso dello specchio”. Fu una profonda crisi che s’innescò dopo il suicidio della madre e i fallimenti con le donne a condurlo in analisi da Carl Gustav Jung.
L’incontro tra i due si rivelò fecondo non solo da un punto di vista psicologico, ma anche “spirituale” come rivelò Pauli stesso perché il dialogo tra i due aprì una porta sulla possibilità di costruire, per la prima volta nella storia, un ponte tra fisica e psicologia.
L’idea di unificare questi due rami del sapere si sviluppò in parallelo col processo di guarigione di Pauli. Pauli capì che per non essere “agito” dalle proprie opposizioni interiori, avrebbe dovuto lasciare che l’analisi portasse a galla, attraverso gli archetipi, quel mondo simbolico sommerso ed emozionale che non era mai riuscito ad integrare nel suo “Io” troppo orientato al pensiero. La strada per uscire dalla crisi era nell’integrazione degli opposti. Tale stato psichico che lentamente emerse mediante sogni, visioni e costruzione di mandala sempre più specifici venne proiettato anche nella sua visione scientifica.
La fisica classica, a causa delle nuove scoperte, non era più in grado di “immaginare” l’universo atomico e subatomico. Le classiche nozioni di tempo, spazio e casualità non erano sufficienti a spiegare quello che avveniva nell’“infinitamente piccolo”.
Fu così che la psicologia analitica di Jung offrì a Pauli dei nuovi strumenti teorici per tentare di spiegare quel mondo. Dai numeri intesi come archetipi, passando per il principio di sincronicità visto come complementare a quello di causalità, fino a giungere alle valenze simboliche di alcuni numeri come il 3 e il 4 e alla vera e propria ossessione per il 137, la costante di struttura fine o costante universale. Che poi il 137 fu casualmente (o sincronicamente direbbe Jung) il numero della stanza di ospedale in cui Pauli morì.
Pauli era convinto si potesse arrivare a spiegare coscienza e materia, universo psichico e universo fisico mediante la stessa teoria superando opposizioni che in realtà esistevano solo nel linguaggio codificato dalla cultura occidentale. Era altrettanto convinto che razionalismo ed irrazionalismo fossero due aspetti assolutamente necessari di un continuum e che senza un’intuizione creativa iniziale, senza immagini prescientifiche, nessuna scoperta scientifica si sarebbe mai potuta realizzare.
Arrivò ad applicare gli strumenti della psicologia junghiana alla visione cosmologica di Keplero.
Nel 1952 uscì un’opera intitolata L’interpretazione della natura e la psiche che conteneva sia un saggio di Jung sulla sincronicità che uno studio di Pauli su L’influsso delle immagini archetipiche sulla formazione delle teorie scientifiche di Keplero. I due geni il cui confronto era sempre rimasto abbastanza sottotraccia per il timore che Pauli aveva di essere deriso dai colleghi, avevano fatto un primo passo “pubblico”.
Il punto di vista astrologico andrà ad esaminare i temi natali e la sinastria tra Jung e Pauli evidenziando gli elementi che hanno innescato una sinergia così feconda da essersi proiettata talmente oltre la dimensione personale, da giungere all’idea di poter unificare fisica e psicologia al fine di spiegare sia la coscienza umana che l’universo del mondo fisico nello stesso modo.

Dr. Jekyll e Mr. Hyde
Conoscere attraverso il libro di Miller la vita e la figura di Wolfgang Pauli, ha subito creato in me una congerie di ipotesi astrologiche relativamente alla natura planetaria di questo fisico atipico inserito per un verso negli stimoli grandiosi del suo tempo tanto da portare avanti ricerche scientifiche che gli valsero il Nobel, ma altrettanto dissociato sia dal modo di vivere dei suoi colleghi accademici, che da se stesso. La citazione riportata in calce esprime tutto il pathos di un uomo che si sentiva gravemente e profondamente lacerato tra due parti non connesse: quella del freddo demonio nonché intellettuale manipolatore e quella di un visionario eremita in perenne crisi estatica. Per altro tale dissociazione è stata anche la leva – e quindi paradossalmente l’elemento positivo – che ha spinto Pauli a cercare una riunificazione, un equilibro, non solo a livello personale, ma anche di “weltanschauung”, si potrebbe dire, riprendendo un termine caro alla filosofia tedesca denso di significato: ossia ritenere possibile giungere ad un sorta di teoria “del tutto” capace di spiegare, partendo dalle stesse premesse, sia il mondo fisico che l’intangibile coscienza.
Più apprendevo notizie su Pauli più mi convincevo che mi sarei trovata di fronte ad un tema attraversato da opposizioni abbastanza nette e probabilmente con una Luna particolarmente significativa. E così è stato.

No, signor giudice, io mi oppongo!
Il tema di Pauli è in effetti molto parlante. Mi sono balzati subito all’occhio due elementi:

1. La Luna in 7ª esaltata in Pesci, nei gradi della Luna, congiunta al discendente e quindi in posizione dominante. Una Luna totalmente lesa da Giove e Urano in 4ª, Plutone in 10ª e – considerando un’orbita di 6°30 – anche da Venere sempre in 10ª. Unico aspetto di lievissimo recupero, se proprio lo vogliamo considerare, è il semisestile con Marte in 8ª. Luna che è l’unico pianeta in segno d’Acqua e che si oppone ad un ascendente Vergine splendidamente sostenuto dal doppio trigono del Sole in 9ª e di Saturno in 4ª, a loro volta in perfetto trigono tra loro. Tale situazione celeste evidenzia in maniera chiara un netto scontro tra una parte psichica strutturata, razionale, strategica, intellettuale in grado di essere agita e controllata dallo stesso Pauli, e una parte emotiva completamente nel caos su cui Pauli sembra avere poca presa e che in qualche modo subisce sia mediante le spinte incontrollate del proprio mondo onirico, inconscio, immaginativo, familiare, sia attraverso gli altri e specialmente “le altre” ossia le donne (Luna in casa 7ª) come vedremo tra poco.

2. Vi è poi l’altrettanto visibile contrasto tra la casa 4ª e la casa 10ª: entrambe con tre pianeti a testa. In 4ª troviamo Giove, Urano e Saturno, mentre in 10ª Plutone, Venere e Nettuno. L’asse 4ª-10ª si snoda sui segni del Sagittario e dei Gemelli con opposizioni incisive tra Giove–Urano da un lato e Plutone dall’altro e, volendo considerarla tale, una larga opposizione Venere-Urano. Entrambi gli stellium di 4ª e 10ª mandano e ricevono aspetti misti, dissocianti e di sostegno, enfatizzando due settori della vita di Pauli, quello della carriera e quello familiare, molto movimentati con apici e cadute, come in effetti fu.

È abbastanza interessante dare un esempio di come agì la 4ª casa in Sagittario con i suoi pianeti e i tanti aspetti positivi e negativi, comprese le lesioni di Giove e Urano con la Luna e Plutone.
Pauli proveniva da una famiglia di origine ebraica di notevole spessore intellettuale. Il padre era infatti un accademico di alto profilo (Sole in 9ª trigono a Saturno in 4ª) che per paura di non poter fare carriera nell’ambiente antisemita dell’Impero austroungarico mutò addirittura il suo cognome da Pascheles a Pauli e si convertì prima al cattolicesimo e poi al protestantesimo (valori 4ª-Sagittario, Sole in 9ª). L’ascendenza ebraica di Pauli venne tenuta nascosta al figlio dai genitori stessi (Giove e Urano in 4ª opposti a Plutone e quadrati alla Luna), fino a quando un giorno a causa di un sospetto nato da un confronto con il suo professore e mentore Sommerfeld, Wolfgang Pauli mise i genitori alle strette e ottenne la verità.
Pauli junior si lasciò scivolare addosso quella scoperta accidentale ed evitò sempre il discorso sul cambio di cognome e la religiosità della famiglia: viveva questa situazione come una sorta di segreto familiare di cui non era bello parlare. In realtà risultò poi abbastanza singolare che in seguito alla tragedia del suicidio della madre innescato dal tradimento del padre che l’aveva lasciata per un’altra donna (Luna lesa quadrata a Venere, Giove, Urano e Plutone), Pauli, quasi a ripicca nei confronti del genitore colpevole, abbandonò il cristianesimo per aderire, sebbene non ufficialmente, all’ebraismo.

Dimmi, che fai, silenziosa Luna?1
Il suicidio della madre di Pauli è solo una, senz’altro la più tragica, delle tante maschere che la Luna dominante e lesa di Pauli indossò nel corso della sua vita.
Va infatti sottolineato che i contrasti di Pauli, le sue tensioni intime, si manifestavano soprattutto in relazione ai rapporti con le donne. Esaminiamoli.

1. In una prima parte della vita non riuscì ad avere delle relazioni, per cui per lui le donne erano solo elementi non ben identificabili con cui concedersi avventure notturne brevi e passionali. Pauli viveva come un tranquillo professore dedito al lavoro di giorno e la notte amava i locali, la bella vita, le belle donne, prostitute comprese.

2. In seguito volle provare a stabilizzarsi e si sposò con un’attrice con la quale il matrimonio durò meno di un anno perché lei, ad un certo punto, gli preferì un chimico, cosa che lo turbò molto e ferì il suo orgoglio: “Si fosse almeno trattato di un torero … qualcuno con cui non potevo misurarmi” protestava. “Ma un mediocre chimico”2. E ancora: “Tra le donne e me le cose non funzionano per niente, e probabilmente non torneranno mai ad andar bene”3.

3. Se questa impossibilità di attivare una reale integrazione con l’elemento femminile lo faceva sentire menomato e malinconico, l’apice della sua crisi la raggiunse, come abbiamo visto, con il suicidio della madre, dopo il quale decise che per sopravvivere avrebbe dovuto andare in analisi. Scelse Jung, molto gettonato dai vip dell’epoca e figura che su Pauli esercitava un fascino estremo per le suggestioni alchemiche, filosofiche, religiose e mitologiche con cui aveva costruito il suo metodo di indagine del profondo.

4. Fu singolare che Jung, dopo i primi incontri, decise di affidarlo per qualche tempo ad una sua allieva e collaboratrice: Erna Rosenbaum. Ed ecco un altro volto, importante, della Luna di Pauli. Jung motivò così questa scelta: “… di fronte ad un uomo non tollera di essere inferiore; non può essere inferiore!”4. Jung aveva quindi intuito che la parte maschile di Pauli con tutte le sue strategie e i suoi meccanismi di difesa, era talmente preponderante da non poter essere abbattuta da un altro uomo. Soltanto ponendosi in relazione con una donna, ma in una situazione “protetta” come quella del setting analitico, sarebbe stato capace di lasciare libero il suo lato femminile con i suoi contenuti legati alle emozioni, ai sogni e alla fantasia. Viene da chiedersi se Jung, come è noto studioso anche di astrologia, non avesse studiato il tema del suo paziente soffermandosi sulla sua Luna. Ad ogni modo, Pauli si ritrovò così ad essere il paziente di una donna. Quando conobbe per la prima volta Pauli, Erna rimase piuttosto sconvolta, tanto che disse a Jung: “Che genere di uomo mi hai mandato? Che cos’ha? È mezzo fuori di senno?”5. Per altro il rapporto tra i due rimane, per la ricostruzione storica, piuttosto ambiguo in quanto si ipotizza che ad un certo punto possa essersi sviluppato tra loro una sorta di transfert amoroso (lesioni della Luna in 7ª, ma forse qui c’è effettivamente il gioco del semisestile tra la Luna e Marte in 8ª, casa scorpionica legata all’analisi psicologica). L’analisi con Erna durò, infatti, solo cinque mesi fino a quando lei, per ragioni oscure, decise di trasferirsi di punto in bianco da Zurigo a Berlino. Pauli la tenne comunque aggiornata per corrispondenza (Mercurio congiunto a Marte in 8ª) sui sogni e sulle interpretazioni che lui stesso ne dava e fece notevoli progressi.

5. Quando Pauli iniziò il suo percorso di analisi i sogni che si manifestarono erano, se così vogliamo ipotizzare, altri volti nascosti della sua Luna lesa. Ricordiamo i primi e più significativi:

* Pauli sogna di essere circondato da tre figure femminili. Sente dentro di sé una voce che dice: “prima devo sfuggire al Padre”6. Il Padre, secondo Jung, manifesterebbe il mondo maschile dell’intelletto e della razionalità in quanto opposto dell’inconscio.

È altresì interessante notare, da un punto di vista astrologico, come il maschile di Pauli sia indubbiamente forte e, al contrario della Luna, totalmente beneficato nelle espressioni relative a Sole (trigono a Saturno e ascendente) e a Marte (congiunto a Mercurio, trigono a Giove, trigono a Urano, sestile a Plutone). Rimane fuori dal giro dei pianeti maschili Plutone che riceve aspetti misti (quadrato alla Luna, congiunto a Venere, sestile a Marte, opposto a Giove, opposto a Urano, congiunto largamente a Nettuno, quadrato all’ascendente). Per altro tale Plutone nel segno androgino dei Gemelli può, nelle sue lesioni, aver arginato e quindi modellato il maschile stesso aprendo una ferita e quindi anche una feritoia, per usare un’espressione cara allo psicologo junghiano Aldo Carotenuto, da cui ha potuto filtrare la luce. Se il Plutone di Pauli fosse stato totalmente beneficato come Sole e Marte, avrebbe probabilmente esasperato lo scontro, già al limite, tra conscio e inconscio, rendendo il senso di sé come uomo e maschio ancora più compatto e inattaccabile. A questo punto un’integrazione con il caotico, nebbioso, indefinito femminile, sarebbe stata probabilmente impossibile e quell’inclinazione alla criminalità e alla delinquenza che Pauli stesso aveva rilevato in se medesimo temendo, prima o poi, di diventare un assassino, diventare realtà.

* Pauli sogna una donna velata (Luna in Pesci, ma anche Venere congiunta a Nettuno). Jung spiega a Pauli che si tratta della sua anima: il suo lato femminile. Che si mostri di persona, invece che tramite un simbolo significa che l’inconscio si sta destando7.

* Pauli sogna sua madre che travasa dell’acqua da un catino all’altro (Luna in segno d’acqua). L’altro catino apparteneva a sua sorella Hertha8. Secondo Jung è possibile che la madre di Pauli abbia travasato la sua anima, il suo femminile, nella sorella di Pauli. In seguito all’interpretazione di questo sogno, Pauli ebbe una sorta di insight e confessò a Jung che tutte le donne di cui si era innamorato assomigliavano a Hertha o erano sue amiche, come la prima moglie ad esempio. Contemporaneamente, però, Pauli pur restando in contatto con la sorella non si era mai sentito vicino emotivamente a lei (Mercurio congiunto a Marte in 8ª, Mercurio quadrato a Saturno in 4ª, 3ª casa in Scorpione).

* Pauli sogna una donna sconosciuta che, in equilibrio su un globo, adora il Sole. L’anima è apparsa e si è posta in relazione positiva con l’animus, rappresentato dal Sole. L’anima, il lato femminile, non è una minaccia, ma anzi è pronta a mettersi in relazione con il maschile contribuendo al suo successo.

6. Il progredire di Pauli, in seguito ad altri sogni e visioni sempre più specifiche, convinse Jung che presto si sarebbe materializzata, al di fuori del mondo onirico, la donna giusta, quella con cui Pauli avrebbe potuto veramente vivere una relazione profonda. E così fu e incontrò Franca Bertram, donna elegante e bellissima, frequentatrice di circoli culturali. La Luna mostrava un altro volto, stavolta molto promettente: Franca e Wolfgang si sposarono il 4 aprile 1934. A titolo di curiosità i transiti dell’epoca presentano un Saturno a 24° Acquario e un Giove a 19° Bilancia, in aspetto di trigono con la congiunzione Venere-Nettuno di Pauli. Nettuno invece ondeggia sull’ascendente opponendosi alla Luna: di fatto se è vero che i due si amarono e stettero insieme finché morte non li colse, Franca nel matrimonio manifestò una natura molto possessiva e gelosa, specialmente nei confronti di Jung che allontanò dal marito. I due diradarono molto gli incontri, ma non smisero di scriversi.

Datemi una leva e solleverò il mondo9
La croce a T di Pauli trova il suo punto d’appoggio sulla Luna. Se tale Luna avesse subito la propria situazione celeste senza reagire, avrebbe probabilmente determinato il precipitare lento, ma inesorabile di Pauli verso la follia. Invece la straordinaria intelligenza del fisico e la profonda e maturata consapevolezza delle proprie dicotomie, l’hanno portato ad usare quella Luna come una leva che gli ha permesso sia di uscire dal proprio caos psichico grazie all’analisi, che di arricchire in maniera straordinaria ed imprevedibile il proprio background di fisico.
Pauli infatti focalizzò moltissimo la sua attenzione sul processo della creatività scientifica, e in particolare del suo lato irrazionale. Che ruolo aveva il pensiero prescientifico nella scoperta dei concetti scientifici e che nesso vi era insito? Affermò che “disponiamo di un apparato matematico altamente sviluppato per capire il mondo della fisica ….” ma “… non abbiamo più un’immagine scientifica del mondo”10.
Pauli era convinto che la relazione tra fisica e psicologia fosse quella di un’immagine speculare, che i numeri fossero interpretabili come archetipi junghiani e nel corso di una conferenza aveva parlato di quanto fosse importante conciliare il razionale-critico, ovvero la scienza occidentale, con il mistico irrazionale, ossia il pensiero orientale, per tentare di creare un quadro concettuale unico per la realtà fisica e quella psichica.
“È così che anche un ricercatore può, più o meno coscientemente, seguire una sua via interiore di salvezza. Come compenso alla posizione esterna, lentamente hanno origine in lui immagini interiori, fantasie o idee, le quali rendono possibile un avvicinamento dei poli delle coppie di opposti”11.
Il dicotomico Pauli stava tentando di risolvere e di portare ad un livello di integrazione più alto tutti gli opposti che da sempre lo attraversavano: maschile-femminile, psicologia-fisica, intuizione-pensiero scientifico, misticismo-scienza.

L’equazione di due anime: Jung e Pauli
Jung fu evidentemente un altro dei mille volti della Luna di Pauli, ma non si limitò a riflettere le sue dicotomie come in uno specchio; Jung uscì dallo specchio e innescò un processo risolutivo.
Il raffronto tra i due temi è veramente spettacolare.
Ciò che a Pauli accade per la Luna, incredibilmente avviene nel tema di Jung relativamente al suo Sole, quasi marciassero paralleli. Il Sole di Jung è a 3° del Leone, nel suo domicilio primario ed è congiunto al discendente e totalmente leso, nel suo caso da un netta quadratura a Nettuno in Toro. Questo spiega molto della teoria analitica di Jung permeata da un ‘immagine di “inconscio collettivo” (Sole in 7ª quadrato a Nettuno in 2ª) che è potuta emergere proprio grazie a questa specifica ferita del Sole e spiega altrettanto bene come mai Jung sostenesse che per raggiungere la piena dimensione del “Sé” occorresse un sacrificio dell’Io (Sole come Io quadrato a Nettuno). Il trigono del Sole ad un punto ricettivo come il M.C. è poi esplicativo del confluire di tale visione della psiche da parte di Jung, nelle fondamenta del suo lavoro.
Si sono quindi incontrati due uomini portatori, si potrebbe dire, di lesioni speculari nella medesima posizione implicanti i due luminari Sole e Luna, maschile e femminile, razionale e irrazionale, processi consci e processi immaginifici, inconsci. E proprio Sole e Luna hanno rappresentato, nelle loro significanze psicologiche, tutto il senso del loro lavoro analitico prima e culturale poi.
Questa dinamica si realizza anche nella posizione dei rispettivi Mercurio. Quello di Jung è in Cancro, congiunto a Venere nel segno della sua esaltazione, in 6ª casa e quindi fortemente femminilizzato in una posizione, potremmo dire, accogliente. Quello di Pauli è in Ariete congiunto a Marte, nel segno del suo domicilio primario, in 8ª casa, quindi è un Mercurio molto maschile e di affondo. Ognuno trova pane per i suoi denti e l’aspetto di quadratura tra i due Mercuri che avrebbe potuto bloccarli, mette in moto invece una tensione psichica e intellettuale molto forte che evidenzia molti elementi positivi, considerato che l’analisi si avvale poi proprio della comunicazione, ovvero di Mercurio, per portare a galla le interpretazioni delle stratificazioni inconsce. Senza considerare i tanti dialoghi che fecero e l’immensa corrispondenza che si scambiarono.
Altro elemento di specularità è l’inversione dell’asse 4ª-10ª che fa trovare il Fondo Cielo di Pauli a 2° del Sagittario congiunto quasi esattamente al Medio Cielo di Jung a 0° del Sagittario, e viceversa naturalmente. Questo fa pensare ad una forza trainante che dall’alto, Medio Cielo di Jung, trascina fuori, solleva, le radici profonde e intrecciate di Pauli, il suo mondo “sotto l’orizzonte” che tendeva a controllare, domare, nascondere. In qualche modo, però, anche Pauli ha avuto un impatto simile su Jung, esattamente per lo stesso aspetto invertito: infatti l’indagine radicale del profondo (4ª casa di Jung) andò ad innestarsi nella professione e nella visione scientifica di Pauli (10ª casa Pauli), fino a giungere alla possibile elaborazione di nuova teoria scientifica che potesse abbracciare fisica e psicologia, sforzo che si rese visibile in un’opera letteraria del 1952 che conteneva saggi di entrambi.
La via avventurosa dell’analisi, ma anche della scoperta intellettuale che lì unì in questi studi particolari, si evidenzia bene nel Nettuno di Jung perfettamente congiunto al Sole di Pauli in 9ª e trigono al suo Saturno in 4ª. Quale aspetto migliore potrebbe esemplificare la forza dei simboli archetipici e inconsci portati da Jung e dal suo metodo, che vengono recepiti e illuminati dal Sole di Pauli e razionalizzati dal suo Saturno fino a trovare possibile collocazione in una teoria scientifica?
Inoltre anche la Luna di Jung si trova nella 9ª di Pauli e sebbene non si possa considerare congiunta al Sole di Pauli, dato lo scarto di 10° di orbita, rimane comunque in Toro rimarcando lo scambio e la specularità tra il Sole dell’uno e Luna dell’altro, tra l’animus e l’anima, archetipi da sempre oggetto delle loro interminabili conversazioni!
La disastrata Luna di Pauli riceve ottimi aspetti dal tema di Jung, quasi a compensazione dei propri disguidi interni. Risulta infatti in sestile con la Luna di Jung e in trigono con i suoi Mercurio e Venere. Rimane una possibile quadratura con il Marte di Jung a 21° ma l’orbita, dato che la Luna di Pauli è a 13° e si sta analizzando una sinastria, mi sembra eccessiva per avvalorare quest’ultimo aspetto. È come se la Luna di Pauli si fosse sentita “al sicuro” grazie agli aspetti che il tema di Jung le inviava e questo le avesse permesso di dare una forma a se stessa, prima nelle visioni, nei sogni e nelle immagini del femminile (Luna di Pauli sestile alla Luna e in trigono alla Venere di Jung) e poi attraverso la comunicazione (Luna di Pauli in trigono al Mercurio di Jung).
Inoltre il Sole totalmente leso di Jung in 7ª non poteva rappresentare un “competitor” per il Sole totalmente beneficato di Pauli e questo ha probabilmente permesso che Pauli non giocasse in difesa spinto dall’ansia, che per altro Jung aveva intuito, di dimostrarsi superiore nei confronti di un altro maschio.
Un altro aspetto davvero molto interessante è costituito dal Giove e dal Saturno di Jung, rispettivamente a 23° Bilancia e 24° Acquario. Giove va a porsi nella 2ª casa di Pauli, Saturno nella 6ª. Da tali posizioni entrambi vanno a chiudere un grande trigono d’Aria con la congiunzione Venere-Nettuno in Gemelli nella 10ª di Pauli. Da un lato questo implica un rapporto sicuramente fortunato ed evolutivo per la direzione di vita di Pauli, ma segnala anche come le comuni visioni intellettuali (pianeti in segni d’Aria) non siano rimaste chiuse in un bel gioco di menti, ma siano diventate visioni concrete, operative, che hanno potuto convergere, grazie al viatico delle case coinvolte (2ª, 6ª, 10ª) in un lavoro comune.
Jung va poi a chiudere un altro grande trigono, stavolta di Fuoco, con il suo Urano a 14° del Leone nella 12ª di Pauli che aggancia per un verso la congiunzione Marte-Mercurio in Ariete nell’8ª di Pauli, e per l’altro la congiunzione Urano-Giove in Sagittario in 4ª. L’Urano di Jung riesce ad inserirsi in quel mondo “fuori dalla norma” (12ª) di Pauli e a cambiarne, in maniera tipicamente “opportunistica” uraniana, la direzione. I valori 4ª e i valori 8ª di Pauli vengono incalzati da quell’Urano e costretti ad uscire dal guscio e dall’autoreferenzialità dell’indagine psicologica personale, per seguire una possibile via scientifica (Urano di Jung nella 12ª di Pauli) di comprensione dell’ignoto; di quell’ignoto che separa, solo apparentemente, la nostra coscienza in quanto entità psichica dal mondo sperimentale della fisica.



1
Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.
2 Arthur I.Miller “L’equazione dell’anima” Rizzoli, pag. 143.
3 Ibidem, pag. 147.
4
Ibidem, pag. 156.
5 Ibidem, pag. 155.
6 Ibidem, pag. 159.
7 Ibidem, pag. 162.
8 Ibidem, pag. 164.
9 Frase attribuita ad Archimede.
10 Ibidem, pag. 238.
11 Ibidem, pag. 265.



Bibliografia

Arthur I. Miller, L’equazione dell’anima. L’ossessione per un numero nella vita di due geni, Rizzoli 2009.
C.J. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, BUR 1995.
C.J. Jung, L’uomo e i suoi simboli, Longanesi 1980.

* Questo studio è stato presentato al “Sesto congresso d’autunno, giornate di studio di astrologia morpurghiana” del 10 e 11 ottobre 2015 a Milano, presso l’Università Popolare di via Terraggio 1.

cartye@libero.it



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