LA ROTTA DI ULISSE

 


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L’amore allo specchio

La funzione di Venere nel narcisismo

di Massimo Michelini

 

«I fotografi sono assassini: uccidono il tempo che passa.»
Frase ascoltata nel programma radiofonico Atlantis
a proposito del film Era mio padre

Il convegno di oggi è dedicato a Venere, riconosciuta senza discussioni di sorta come la Dea dell’amore, nel mito e in astrologia. Non ci sono dubbi né contestazioni: alla civettuola dea spetta la palma della seduttrice per antonomasia e al pianeta che da lei prende il nome va l’onore e l’onere di presiedere gran parte della vita affettiva.

L’amore è una cosa meravigliosa, come recitava un film degli anni Cinquanta, ma se lo osserviamo con un pizzico di disincanto non facciamo fatica a scoprire che, anche dietro alla facciata idilliaca del sentimento più intenso, esiste quasi sempre una certa dose di egoismo. Ricordo una frase di Virginia Woolf che ben illustra questa dualità affettiva: «Amare significa adorare se stessi nel corpo di un altro». L’amore verso un’altra persona richiede che ci sia un ritorno verso chi prova quel sentimento, un «do ut des», do all’altro affinché l’altro dia qualcosa anche a me.
Venere – signora dell’affettività – non dona con totale altruismo. Dispensa a piene mani amore, bellezza, salute e gioia di vivere, ma con l’intenzione recondita o palese di trovare di fronte a sé un amante che la ripaghi con gli interessi dell’affetto speso, che le dica mille volte al giorno che è la più bella del reame, che la avvolga in una atmosfera di piacere, serenità e agi senza i quali non saprebbe vivere.
Sappiamo in realtà quante lacrime, sudore e sangue facciano versare le pene d’amore, ma in questa sede non mi interessa analizzare le dinamiche affettive, quanto piuttosto la funzione del pianeta Venere nel narcisismo. Venere, autocompiaciuta com’è, non può non avere un ruolo in questo modo d’essere.
Come e quando nasce il narcisismo? Prima di addentrarmi nell’analisi astrologica, ritengo che sia meglio sondare cosa dicono in proposito il mito, la psicanalisi, la letteratura.
Narra Ovidio nelle Metamorfosi: «La bellissima ninfa [Liriopo] rimasta incinta [del fiume Cefíso] aveva partorito un bambino che già appena nato meritava di essere amato, e lo aveva chiamato Narciso. Interrogato se Narciso sarebbe giunto a vedere una lunga, tarda vecchiaia, l’indovino [Tiresia] aveva risposto: ‘Se non conoscerà se stesso’ » Passarono gli anni e «Molti giovani, molte fanciulle lo desideravano; ma quella tenera bellezza era di una superbia così ostinata che nessun giovane, nessuna fanciulla mai lo toccò.» Dell’incantevole giovane si innamora anche la ninfa Eco che, non essendo ricambiata in alcun modo come tutti gli altri spasimanti, finisce per morire di inedia. Di lei rimarrà la voce, che rimanderà al bel Narciso – e a tutti quelli che parlano soprattutto per se stessi – solo il suono ripetuto della propria voce. Ma una maledizione dell’ennesimo innamorato respinto colpisce il bellissimo fanciullo egoista: «Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama.» Detto e fatto, accade che Narciso passeggiando in una radura scorge un’incantevole fonte, si ferma per abbeverarsi e vede la propria immagine riflessa. È un colpo di fulmine che non potrà essere coronato da un amore reale. Infatti, ogni volta che tenta di afferrare la propria immagine, questa si frantuma in mille gocce d’acqua. La love-story fra Narciso e se stesso finirà tristemente: non potendo possedersi, il bellissimo giovane morirà d’amore.
File:Michelangelo Caravaggio 065.jpg Già da questo racconto possiamo attingere parecchi spunti per una riflessione astrologica. Narciso è figlio di un fiume e di una ninfa d’acqua, entrambi riconducibili al segno del Cancro che – guarda caso – è governato da Luna e Venere. Se su Venere tornerò più tardi, vale la pena di soffermarsi sulla Luna, ovviamente nume tutelare dei liquidi, ma anche radice simbolica dell’infanzia, della madre e del suo rapporto con il neonato. E il mito di Narciso, con annessa tragedia finale, trova l’humus adatto per svilupparsi proprio nel terreno morbido e sentimentale del Cancro.
È sempre alla Luna del Cancro che ci rimanda la psicanalisi per individuare l’origine di questo modo d’essere. Ecco cosa scrisse in proposito il freudiano Béla Grunberger: «Il bambino, nel ventre materno, realizza uno stato di completezza, grazie all’unità che forma con la madre, fusione del contenuto e del contenente.» Ma anche subito dopo la nascita, quando acquisterà una vita sua propria, questo rapporto fusionale continuerà per un certo periodo, almeno nella maggior parte dei casi. Tutto nasce da lì, dall’inizio della nostra esistenza quando il neonato si rivolge al seno della madre – e quindi alla Luna del Cancro – per ricevere quel nutrimento che placherà il suo pianto.
E la prima gratificazione affettivo-erotica gli arriverà con il latte-Luna attraverso la bocca – legata a Giove e al Toro – segno dedito sopra ogni altro al piacere. In un sol colpo il bambino, attaccandosi al seno della madre, riceve la rassicurazione di non essere solo al mondo, ottiene il cibo che gli consentirà di nutrirsi e crescere, e si sente anche il centro dell’universo. Superata l’angoscia della separazione grazie al contatto con il seno materno, il neonato apre gli occhi e scopre il mondo intorno a sé. Ma prima di scorgere e capire che non tutto là fuori è rose e fiori, vede gli occhi della madre che gli restituiscono un’immagine di amore. E, dopo la mamma, ci sarà il papà, poi i parenti e gli amici dei genitori che, con tono univoco, esclameranno “Che carino!” se non addirittura un “È bellissimo!” Tutti noi sappiamo che in realtà ci sono un sacco di neonati brutti ma, grazie al suo essere piccolo, morbido e indifeso, un bambino di pochi mesi o pochi anni suscita istintivamente un coro di consensi appaganti.
Quindi, nel primo rapporto con la genitrice – o genericamente con gli altri – il bebé si sente rassicurare sulla propria avvenenza, sia che capisca già il senso delle parole che gli vengono rivolte, sia che le afferri solo intuitivamente tramite i sorrisi, gli squittii di ammirazione, i gesti e le paroline sdolcinate dei parenti. Il ruolo di Venere nella bellezza – e in una visione dolce della vita – è indiscutibile e si può quindi affermare che in questo primo contatto col mondo impostato su una gratificazione sul proprio aspetto fisico ci siano le fondamenta del narcisismo stesso. Grazie a Venere, quindi, ci si sente il centro dell’universo e ci si sente belli. Anzi, per usare lo slogan di una nota marca produttrice di acque minerali, «belli fuori e belli dentro».
Da lunga pezza inoltre psicologi e psicanalisti indicano quale fase dell’identificazione del proprio Io da parte del bambino il periodo in cui scopre la sua immagine riflessa allo specchio. Anche in questa fase evolutiva il piccino incontra fortissime rassicurazioni. Infatti, se si muove a sinistra anche l’immagine riflessa fa altrettanto, così pure se piange o se ride. In questo momento della sua vita tutto il mondo ruota ancora intorno a lui. Occupandosi di sé, e di sé soltanto, il bambino non riceverà che conferme al suo modo d’essere.
Per tornare al mito che fa da leit-motiv a questo studio, Eco, innamorata e respinta, rimanda al bel giovane solo il suono della sua voce, impedendogli ancora una volta di distogliere lo sguardo dallo specchio e uscire da sé. La vicenda fantastica della ninfa Eco ci fa riflettere su un altro pianeta che in qualche modo ha un ruolo nel narcisismo, Giove.
Giove infatti rappresenta la voce, ma anche la vista e l’immagine di sé. Giove – a differenza del pianeta suo opposto e complementare – Mercurio, è tutt’altro che critico. Ama una vita senza scossoni e cerca rassicurazioni incamerando tutto quello che gli può dare tranquillità, dal cibo al denaro. E qui prende il sopravvento un altro segno sede di Venere, il Toro, che governa tutte le caratteristiche suddette.
Il Toro, si sa, è un grande accumulatore. Investe in beni immobili, in oggetti che durino nel tempo, in amori in cui esercita una forte possessività, nella propria immagine. Grazie alla trasparenza del Saturno degli Zodiaci B, il Toro vorrebbe che tutto ciò che ama durasse nel tempo. Questo istinto è così radicato nella mentalità umana – e non soltanto in quella del Toro – che uno dei più antichi modi per tramandare la propria immagine anche dopo la morte è farsi fare un ritratto. Il pittore di turno era incaricato di eliminare i difetti fisici più vistosi, come pure il fotografo dei giorni nostri ritocca l’immagine a computer o orienta le luci così da smussare le imperfezioni di chi immortala. Il ritratto rappresenta quindi in un certo senso anche un’idealizzazione del committente.
Allo stesso modo, l’ottimismo di Giove unito alla voglia di piacere della Venere taurina, fanno sì che l’immagine allo specchio vista per la prima volta dal bambino a pochi mesi di età sembri assai piacevole, forse più di quello che è nella realtà. Nel periodo della primissima infanzia in cui è carico di rassicurazioni narcisistiche, il bambino interiorizza quello che Freud – in un fondamentale saggio dedicato all’argomento – definì un “Io ideale”. Secondo Freud l’individuo costruisce in sé agli albori della propria vita un Io ideale rispetto al quale misura costantemente, nel corso della vita, il suo Io attuale.
Cercando quindi di fissare la propria immagine nel tempo grazie ad un ritratto o a una rappresentazione idealizzata di sé, il Giove del Toro, fido alleato di Venere, in qualche modo esorcizza la morte. Se tutti seguiamo senza troppe ansie questo istinto, i Narcisi, o meglio quei narcisisti che non hanno superato una certa fase emotiva dell’esistenza, vivono per conservare immutata la propria immagine.
Lisa Morpurgo, nel descrivere le varie tipologie di donne che si rivolgono agli astrologi, ne individuò una mutuata dalla narrativa per l’infanzia, la matrigna di Biancaneve. Nella fiaba di Biancaneve narrata fra gli altri dai fratelli Grimm ricorrono due elementi già analizzati: lo specchio e la voce rassicurante. Lo specchio delle brame della perfida matrigna rimanda una risposta per certi versi simile a quella della ninfa Eco: “La più bella sei tu...” Venere ancora trionfa, ma è una Venere ancora sterile e troppo chiusa in se stessa.
E un oggetto simbolicamente affine allo specchio, il ritratto, ha un ruolo fondamentale nel celeberrimo romanzo di Oscar Wilde. Dorian Gray, versione più complessa di Narciso, fa immortalare su tela la sua incomparabile beltà. A differenza del fanciullo del mito, però, questo bellissimo non riesce a fare a meno delle gioie della carne alle quali anzi si dedica senza risparmiarsi. Un oscuro patto col diavolo – o chi per lui – fa però sì che l’affascinante Dorian non invecchi, mentre sul dipinto compaiono tutti i segni della sua dissolutezza. Resterà bello fuori, ma scarsamente pulito dentro... Finirà male, è ovvio, perché uccidendo il pittore che lo ha ritratto e facendo scempio del ritratto stesso, muore a sua volta.
Il Toro ovviamente è il segno opposto allo Scorpione, terreno oscuro legato in astrologia alla morte. L’asse Toro-Scorpione è quello più sessualizzato, dove la tendenza al piacere propria del Toro fronteggia la tendenza alla morte cara allo Scorpione, creando una tensione erotica fortissima. Rappresentano inoltre le prime due fasi dello sviluppo psico-sessuale di cui parla Freud, la fase orale e quella anale da superare per approdare infine a quella genitale.
Con il ritratto creato dall’immaginazione di Oscar Wilde, siamo arrivati a un personaggio che non può più venire confinato in un unico settore zodiacale. Dorian Gray, se pure trae origine da un monolitico istinto narcisistico riconducibile alla Venere della casa seconda, deve fare pesantemente i conti con lo Scorpione e la casa ottava. Per rimanere per sempre bellissimo e gaudente, è costretto ad usare le armi dello Scorpione che, mal gestite, lo porteranno a una tragica dissoluzione. Quel che manca all’affascinante Dorian è forse un bel Saturno, quello che gli consentirebbe di superare la prova-ritratto, e accettare l’inesorabile invecchiamento. Inoltre, il sesso – che Dorian non disdegna affatto – impedisce la totale fossilizzazione su uno soltanto dei poli, quello dell’amore di sé e della propria immagine.
E torniamo al mito di Narciso, con l’annessa profezia di Tiresia. Come in tutti i miti – e le favole – c’è anche una morale di fondo: chi non riesce ad uscire da se stesso e a desiderare qualcuno diverso da sé farà una brutta fine. L’autoreclusione in un mondo sbarrato all’esterno porta a quella sterilità mentale e fisica che ci conduce dritti dritti alla morte. Secondo l’oracolo, infatti, Narciso per raggiungere la maturità – o vecchiaia – di Saturno non avrebbe dovuto conoscere (e quindi vedere e innamorarsi) di se stesso. Venendo a mancare l’appagamento sessuale, che fa parte del passaggio alla vita adulta, Narciso muore di inedia. Quando tenta di afferrare la sua immagine riflessa, Narciso stringe nel pugno solo mille gocce d’acqua, ancora la Luna, ancora sentimenti bellissimi e rassicuranti ma poco concreti e nei quali si può affogare.
Ma come si può sfuggire alla sentenza dell’oracolo? Bisogna forse arrivare alla sede di esaltazione di Saturno, la Bilancia. Premesso che non so quanto sia obiettivo nell’affrontare questo passaggio perché la Bilancia è il mio segno, devo però constatare che qui la sdolcinata Venere si allea con il freddo e razionale Saturno. Qualcuno potrà obiettare che i nativi della Bilancia presentano un alto tasso di narcisismo, e non potrei negarlo. Resta però il fatto che – in questa sede – l’Io, rappresentato dall’Ariete-Casa prima, è costretto a mettersi in rapporto con gli altri-Casa settima. E, se pure la relazione con il prossimo sarà impostata impiegando le armi di Venere, ossia seduzione, bellezza, ricerca dell’armonia, l’Io-Narciso non si accontenterà più dello specchio. O meglio, impiegherà lo specchio per essere certo del proprio fascino, ma poi volgerà lo sguardo verso gli altri per sedurli. E sedurre, in senso etimologico, significa condurre a sé. Qui l’Io-Casa prima si rende conto che è solo la metà di un tutto e, per sentirsi sicuro, deve trovare l’altra metà che lo completi: è il razionale Saturno a fargli capire che non basterà a se stesso.
La fusione provata nel ventre materno, grazie alla Luna-Cancro, è ormai un momento lontano, la traccia di un periodo mitico in cui non resta più che il dolcissimo ricordo, un’aspirazione ideale che il soggetto sa perduta per sempre. E l’immagine idealizzata di sé è prevalentemente interiorizzata. Lo specchio ha ancora un ruolo molto importante nella casa della Bilancia, ma non è più il punto di partenza e di arrivo della sua vita. È sì il punto di partenza, ma non l’unico punto di arrivo.
Alla Venere della Bilancia non basta apparire soltanto bella, vuole anche essere buona, o sembrarla. I greci definivano questo ideale kalós e agathós, i contemporanei si accontentano di uno slogan da acqua minerale «belli fuori e puliti dentro». Intendiamoci, non c’è solo altruismo nella Venere della Bilancia: gli ideali di bellezza e rapporti armoniosi che le sono propri servono soprattutto a far sì che i nativi del segno abbiano un rapporto potenzialmente buono gli altri e, di riflesso, con se stessi. In fondo in fondo Venere in Bilancia, ma anche negli altri segni, è una grande egoista...

Un po’ Narcisi siamo tutti, e non solo Cancro, Toro e Bilancia, ossia i segni di Venere, come pure i Pesci in cui Venere agisce per trasparenza. Ma non dimentichiamo che in ogni tema natale, quale che sia il nostro segno, ci sono una Luna, una Venere, un Giove e tutti gli altri pianeti. Quei pianeti che presiedono anche a una certa fase della nostra vita in cui si forma, si radica, oppure viene superato un certo sentimento. Ed è analizzando pianeti, segni e case cosignificanti che potremo capire meglio il tema di personaggi vistosamente narcisisti.
Ecco cosa scrisse Lisa Morpurgo a proposito della matrigna di Biancaneve, e di tutti i narcisi di questo mondo:  «... in linea generale una Venere lesa è necessaria ma non sufficiente, voglio dire che occorrono altri elementi per convogliare le frustrazioni venusiane verso il culto del proprio aspetto fisico anziché verso la ricerca spasmodica di affetti. Dovremmo dunque rivolgere la nostra attenzione anche alla Luna che, contrariamente a quanto si potrebbe supporre, in questi casi è di solito stimolata da molti aspetti, anche positivi, tendenti ad enfatizzare l’importanza della femminilità. Infine, non dimentichiamo il Toro e la Casa seconda poiché un accumulo di pianeti in tali zone cristallizza l’attenzione del soggetto sulle apparenze, su ‘ciò che si vede’».

Di narcisi ne conosciamo tutti ma, per chiudere, ho preferito fare una breve carrellata di personaggi celebri che hanno investito moltissimo sulla propria immagine. Si tratta di tre donne e di due gay. Ho volutamente escluso i maschi eterosessuali. Non perché siano meno narcisi delle altre categorie di genere, anzi. Istat ed Eurispes affermano che ormai spendono in profumeria più degli uomini gay e delle donne. Ma per il narcisismo maschile andrebbero analizzati anche Sole, Marte e Plutone, che rientrano solo marginalmente in questo studio.

Oscar Wilde (16 ottobre 1854, ore 3.00, ora locale, Dublino) non fu solo un narciso, anzi. Scrittore prolifico, è però forse rimasto alla storia più che per le sue opere letterarie, per il personaggio mondano che si costruì addosso e per i celeberrimi aforismi che ancora oggi suonano geniali e fulminanti. Dandy raffinatissimo, pagò a caro prezzo il rifiuto a nascondere la propria omosessualità nell’Inghilterra puritana di fine Ottocento. Nel suo tema natale Venere e il Sole in Bilancia sono in casa seconda: evidente è il fortissimo senso estetico e il bisogno di apparire ai propri occhi e agli occhi degli altri nella maniera più impeccabile. Una egocentrica e insicura Luna in Leone, che riceve molti aspetti contrastanti, gli impediva però di maturare in pieno, ma anche di accettare davvero le sensazioni che solo la Luna può captare, rendendolo in qualche modo un bambino mal cresciuto. Il conflitto tra Mercurio in Scorpione e Urano in Toro, inoltre, amplifica un po’ la sindrome di Dorian Gray, il non saper mettere insieme ciò che appare nello specchio e ciò che non si vuol vedere o si preferisce nascondere. Il conflitto è amplificato dai pianeti in seconda casa e dal Plutone isolato in ottava. Se Flaubert dichiarò che madame Bovary era lui stesso, di certo sono sotto gli occhi di tutti le motivazioni astrologiche che spinsero Wilde a raccontare la tragica vita di Dorian Gray.

Altro gay dalla fine tragica è Robert Mapplethorpe (4 novembre 1946, ore 5.45, New York), scandaloso fotografo morto di AIDS alcuni anni fa. Lo inserisco nella categoria dei narcisi perché si è immortalato in numerosissimi autoritratti, uno dei quali scattato a pochi mesi dalla fine, quando l’ombra della nera signora oscurava già il suo viso. Anche nel suo tema natale troviamo Venere in seconda Casa, oltre a una prima fortissima sostenuta anche dalla Luna. L’egocentrismo è evidente, come pure è evidente il gusto di provocare dettato dal quadrato che Plutone manda a Sole e Giove in prima. “Io sono io e voglio che tutti mi guardino” sembrerebbe dire il suo tema, ma nella maniera contorta e diabolica cara allo Scorpione. E il ritratto di sé che Mapplethorpe ha lasciato ai posteri non è un santino con tanto di aureola. Da bravo Scorpione voleva essere ricordato tra aggeggi pornografici e in procinto di morire...

E veniamo alle donne, partendo da una stravagante oggi di moda, Frida Kahlo (6 luglio 1907, ore 8.30, locali, Cocoyan MEX). È quanto meno singolare che abbia tanto successo postumo in un periodo in cui il minimo inestetismo è vissuto come una tragedia cosmica. Eppure il suo corpo segnato da un incidente devastante e un paio di vistosi baffi sono diventati un’icona. Il suo tema natale è ancora una volta parlante, ma più che la sua intensa esistenza mi interessano i baffi tramandati ai posteri. Nel suo oroscopo troviamo una bella Luna in Toro e decima Casa, in sestile a Saturno, mentre Saturno stesso quadra in contemporanea la congiunzione Venere-Plutone in Gemelli. La privazione della salute e della bellezza, propria del quadrato tra Venere e Saturno, è abbondantemente riscattata da Plutone che intinge di Eros e protagonismo l’affettività e il narcisismo. “Non mi importa dei peli superflui” sembrerebbe dire la congiunzione, “Tanto mi accetto così come sono e, grazie alla mia Luna, mi tramanderò con tutti i miei difetti nei secoli a venire”. Ma per fortuna delle estetiste, non sono molte le narcise che amano anche i propri baffi...

E, per la gioia dei chirurghi plastici, sono poche le donne che accettano serenamente di invecchiare. Ho scelto come esempi di tentativi di fermare il tempo due star americane. La prima è Faye Dunaway (14 gennaio 1941, ore 5.30 Bartlow FL, USA), dal volto di eterna bambina grazie al bisturi magico del chirurgo. A differenza della Kahlo, che con una bella Luna in Toro accettava anche i suoi inestetismi, la Dunaway ha una Luna congiunta a Plutone in Leone quadrata a Giove e Saturno in Toro. La paura di invecchiare è devastante, come pure quella delle proprie imperfezioni. Se aggiungiamo la fortissima casa prima abbiamo ritrovato la odierna matrigna di Biancaneve... È noto infatti che, sin dai primi successi, la Dunaway ha sempre inserito nei suoi contratti cinematografici una clausola grazie alla quale impedisce l’impiego di sue immagini che non le piacciono.

E veniamo infine a Cher (20 maggio 1946, ore 7.31, El Centro CA, USA) i cui lifting e ritocchi sono ormai leggendari. Come per la Dunaway, la sua Luna riceve aspetti negativi da Giove e Saturno, e anche nel suo tema appare un quadrato tra pianeti in Toro e in Leone che in questo caso coinvolge anche la seconda Casa. Se poi aggiungiamo che la sua Venere è in congiunzione larga a Urano, la chirurgia, potremo dire che la diagnosi è fatta. Annoto infine che, nel suo oroscopo come in quello della Dunaway, Urano è solo positivo, quasi a voler dire i miracoli per loro più che in luoghi religiosi si compiono in sala chirurgica...

Vorrei spendere infine una parola in favore del narcisismo. Un pizzico di amore di sé serve sempre alla salute mentale di ciascuno di noi e, anche nel caso in cui si eccede, alla fin fine si tratta di una cosa del tutto innocua. Nei casi peggiori si farà la fine di Narciso, che non riesce a staccarsi dallo specchio. Ma in questi tempi complicati dove la violenza impera i Narcisi, tutt’al più, faranno solo male a se stessi...




Bibliografia

Lisa Morpurgo – Tutte le opere, ma in particolare Chi va dalla astrologa? – Editoriale Albero
Sigmund Freud – Introduzione al narcisismo – Bollati Boringhieri
Robert Graves – I miti greci – Longanesi
Jacob e Wilhelm Grimm – Fiabe – Einaudi
Béla Grunberger – Il narcisismo – Biblioteca di cultura moderna Laterza
Publio Ovidio Nasone – Le metamorfosi – Einaudi
Oscar Wilde – Il ritratto di Dorian Gray

* Questa relazione venne presentata al Congresso CIDA di Torino del 7 giugno 2002.



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