LA ROTTA DI ULISSE

 


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Il demone in me, il demone fuori di me

La natura soggettiva e oggettiva delle valenze planetarie

di Massimo Michelini

 

«Que seriez-vous si vous n'étiez mystère?
Un peu de songe sur la terre
Un peu d'amour, de faim, de soif, qui font des pas
Dont aucun ne fuit le trépas.
Et vous partageriez le pur destin des bêtes
Si les Dieux n'eussent mis comme un puissant ressort,
Au plus intime de vos têtes
Le grand don de ne rien comprendre à votre sort.»
Paul Valéry

«Dunque non ho sognato, […]
A meno che… a meno che non facciamo
tutti parte dello stesso sogno.
Soltanto spero che si tratti del mio sogno,
non di quello del Re Rosso.
Non mi piace l’idea di appartenere
al sogno di un’altra persona […]»
Lewis Carroll, Attraverso lo specchio»

Nessuno ha mai capito davvero fino in fondo il complesso, all’apparenza impalpabile, meccanismo che fa sì che l’astrologia funzioni. Ciò presta il fianco agli attacchi pseudo-razionalisti, ma libera tutto sommato anche chi “crede” all’astrologia dal peso intollerabile che una reale e totale conoscenza del suo funzionamento comporterebbe. Pare superfluo ripetere che, se sapessimo con certezza che tra 3 anni, 6 mesi e 2 giorni una tegola precipiterà da un palazzo sotto il quale stiamo passando per caso e ci lascerà stecchiti, non saremmo più capaci di vivere serenamente in attesa di quel tragico evento.
Eppure l’astrologia funziona nonostante la nostra parziale ignoranza, e molti sono i modi d’intenderla e interpretarla. C’è chi la impiega usando il filtro della psicologia e puntando sulle caratteristiche comportamentali, e di solito in questo caso si trascura o si minimizza la parte previsionale suggerendo talvolta strategie per mutare ciò che ci danneggia o ferisce nel nostro modo d’essere. E c’è chi invece fa passare in secondo piano l’analisi della psiche filtrata dai simboli astrologici e si concentra sulla previsione del futuro, quasi sempre impiegando tecniche di varia natura. Di rado il filone psicologico e quello previsionale sono utilizzati in egual misura e, in qualche caso estremo, uno dei due è del tutto trascurato. Da un lato quindi parrebbe che lo studio della personalità sia un sistema quasi infallibile per comprendere e (nei casi migliori) superare nostre eventuali difficoltà e coazioni a ripetere, dall’altro si minimizza la componente di responsabilità del singolo nella costruzione della propria esistenza e sembra quasi che gli eventi esterni siano più importanti, o del tutto slegati dal nostro essere e agire.
Più vicino alla prima corrente di pensiero, non posso che dirmi d’accordo con Eraclito e coloro che affermano che nel carattere c’è il destino, e suppongo che nel nostro modo di sentire e compiere azioni di un certo tipo sia racchiusa gran parte di quello che ci accadrà. Se in auto siamo spericolati e distratti – tanto per fare un banale esempio – corriamo ovviamente il rischio di avere più incidenti rispetto a chi usa i mezzi pubblici oppure guida con prudenza e attenzione. Eppure… Eppure può capitare che il pilota spericolato resti vittima dell’irresponsabilità o inettitudine altrui, e ricordo il caso di un motociclista incosciente che ebbe molti sinistri causati solo da lui, ma restò ucciso perché un neo-patentato gli tagliò la strada senza fermarsi a uno stop, mentre lui stava rispettando i limiti di velocità e tutte le regole del codice stradale.
Sarà un caso? No, l’astrologia impone di non credere al caso.
Certo potrò sentenziare che quel giorno il signore morto nell’incidente aveva pessimi transiti, e sarà quasi di sicuro così. Non si può però allora affermare che il carattere forgi totalmente il destino personale e bisogna riconoscere invece che nella vita umana esiste una componente indipendente dalla volontà, consapevolezza e modo d’essere. Qualcuno però potrebbe obiettare – con santa ragione – che l’astrologia ha la pretesa di credere che nel tema natale sia presente tutto di noi, quello che siamo ma anche quello che accadrà. Ed è così.
Qual è allora il “demone” che ci taglia la strada o ci porge su un piatto d’argento un dono inatteso? Il diavolo in questione non ha infatti solo un’accezione negativa.
Nella mitologia e filosofia greca, demone aveva un significato differente da quello che gli assegniamo oggi. Secondo un bell’articolo trovato in rete: «Di etimologia incerta, forse legato al verbo daiomai, “spartire”, “distribuire”, che lo significherebbe come “chi assegna o distribuisce il destino”, daimon è un termine dal significato oscuro e spesso ambiguo».1 Il demone sarebbe così una creatura che si pone a metà strada tra l’umano e il divino, forse con il compito di dispensare appunto il destino, come scrive Baldo Lami.
Al di là della suggestione dell’impiego della parola “demone” per descrivere la causa di eventi che sembrano al di fuori della nostra portata, mi pare che la si possa utilizzare proprio perché sembra in origine una figura intermedia tra l’uomo e gli Dei, forse quindi a metà strada tra la partecipazione attiva e determinante allo svolgersi degli eventi, eppure al tempo stesso al di sopra di noi quando ci accade qualcosa di cui non siamo minimamente corresponsabili. Mi sto occupando di astrologia, e la mia attenzione è appuntata qui alla duplice natura delle forze planetarie, che agiscono nella nostra esistenza sia da un punto di vista soggettivo, determinando il nostro modo d’agire, sia da quello oggettivo, che comporta eventi esterni dai quali siamo travolti o baciati. L’esempio riportato sopra del motociclista non stupisce l’astrologo, che ipotizza: «Di certo aveva un brutto Marte o Urano». E quasi di certo non sbaglia, anche se purtroppo non posseggo i dati dello sfortunato signore, ma casi del genere li registriamo ogni giorno senza troppa fatica.
Potremo così affermare che chi di Marte ferisce di Marte perisce, ma potremmo applicare il proverbio testé inventato a qualsiasi forza planetaria, estendendo però il significato non solo all’eccesso che potrà portarci a esagerare in un determinato settore e a pagarne le conseguenze, ma stigmatizzando anche che una determinata simbologia potrà mettersi di traverso anche se noi non l’abbiamo agita in quell’occasione.
Queste riflessioni sono nate da una conversazione con la cara amica Tania Gargiulo che, analizzando un pianeta leso nel mio tema natale, mi ha fatto appunto riflettere sul fatto che quel dato pianeta non si limitava a mie eventuali carenze rispetto a un settore della vita, ma indicava anche fatti oggettivi ed estranei alla mia volontà, perché giunti dall’esterno e nei quali la mia partecipazione era stata pressoché nulla.
Mi è tornata in mente allora la vicenda umana dello scrittore Stephen King, che ha trascorso gran parte della sua esistenza a inventare storie fantastiche con le quali terrorizzare i suoi simili, ma che almeno in due occasioni ha sperimentato in prima persona il terrore e la violenza. Vediamo di analizzare allora la sua storia e il suo tema natale.
Stephen King nasce nel Maine il 21 settembre 1947 all’1.30.2 I genitori non vanno d’accordo; nel ’49 il padre esce di casa e non torna più. La madre è costretta così a sobbarcarsi il mantenimento della famiglia (oltre al futuro scrittore c’è pure un altro figlio adottivo) impiegandosi in umili lavori. Di salute cagionevole, King a 6 anni viene ritirato da scuola e passa il suo tempo a leggere e a scrivere storie per fumetti. Due anni prima però un evento tragico lo aveva colpito. Mentre passeggiava con un coetaneo, questi era stato travolto da un treno. Il piccolo Stephen era tornato a casa, ma non aveva detto nulla rispetto a quanto aveva visto e vissuto. Passano gli anni, si laurea in letteratura, sposa una donna con cui è tuttora unito, ha tre figli e, sin dal primo romanzo – il celeberrimo Carrie – ottiene un successo planetario, risultando nel tempo lo scrittore più venduto nel mondo insieme a Shakespeare e Agatha Christie. Nonostante una vita apparentemente felice, ha problemi di alcool e droga, che riesce però a risolvere dopo una lunga dipendenza. Il 19 giugno 1999, intorno alle 16.30, mentre sta compiendo la quotidiana passeggiata di 6 chilometri, viene travolto da un automobilista che si è distratto a causa di un cane che ha a bordo della sua autovettura. Dall’incidente esce devastato: ha un polmone perforato, la gamba destra fratturata in almeno nove punti (tra cui ginocchio e anca), la colonna vertebrale è lesa in otto punti, ha quattro costole spezzate e il cuoio capelluto lacerato.
Ma è vivo.
Certo i freudiani a oltranza potranno affermare che il trauma infantile può averlo indirizzato all’immaginare e scrivere storie horror, e forse c’è del vero in tutto questo. Mentre gli scettici diranno che l’essere travolto da un auto, e sopravvivere, può capitare anche a chi non ha scritto di macchine infernali, di cani assassini, di spaventevoli fantasmi dell’inconscio. E non potremo negare nemmeno questa evidenza. Ma esiste uno o più daimon nel tema natale di Stephen King che gli abbiano creato la vita che ha avuto e determinato gli eventi che l’hanno sconvolta?
La risposta è ovviamente positiva. Partiamo però dal suo tema natale, che gli ha fornito una fantasia galoppante, un’incredibile fortuna, mostri interiori ed esterni…
King ha un tema natale fortissimo, che presenta un’unica lesione planetaria, ossia un Urano in undicesima senza recuperi (anche se una nascita anteriore di pochi minuti glielo collocherebbe in dodicesima) che quadra il Sole nel segno della sua esaltazione, la Vergine. Come ha stigmatizzato Franca Mazzei in una sua interessantissima relazione presentata l’anno scorso in questa sede,3 un pianeta solo leso spesso ha in sé un’ansia di recupero molto forte rispetto alle proprie simbologie, nei confronti delle quali non si sente sicuro. Va inoltre rilevato che la lesione è forse anche più sensibile perché Urano è nella sua sede di esaltazione per trasparenza, i Gemelli, e quadra il Sole in terza casa, cosignificante appunto del terzo segno. L’ossessione di fare diventa quindi forse una forma un po’ nevrotica, ripetitiva, a scadenze temporali precisissime. King infatti scrive ogni mattina per quattro ore con uno stakanovismo maniacale. Pare banale ricordare che la Vergine adotta comunque spesso riti e ritmi temporali dalla precisione cronometrica, perché glielo impone una regola interiore alla quale non può trasgredire, quasi che l’infrangerla comporterebbe il crollo di una struttura portante. Tuttavia, nel caso di King, il Sole nei gradi di Mercurio in quadrato a Urano nei gradi di Y crea un intrinseco problema temporale, forse deprimendo inoltre per opposizione la forza positiva dei pianeti naturalmente domiciliati nei segni opposti, ossia il Giove di fine Pesci e il Nettuno degli ultimi gradi del Sagittario. L’attivismo e la produttività frenano – ma stimolano al tempo stesso – l’ottimismo e l’immaginazione, che però nel tema dello scrittore trovano riscatti sontuosi, come vedremo poi.
Il suo Sole inoltre riceve inoltre ottimi aspetti: è congiunto a Venere a inizio Bilancia, in sestile a Marte in Cancro in dodicesima e a Giove in Scorpione in quinta. Marte e Giove sono poi in trigono tra di loro. Urano no, è solo leso: come non ricordare la tecnologia che nei romanzi di King si rivolta sovente contro gli ignari protagonisti, diventando a volte un’incarnazione del male (vedi Christine – La macchina infernale). Non dimentichiamo che l’undicesima casa dove è ospitato Urano è una casa nettuniana, come lo è la dodicesima dove potrebbe plausibilmente essere ospitato. La tecnologia, nella mente di King, si nettunizza, è quindi fantastica o fantasiosa e, oltre a minacciare la vita del soggetto (la lesione sul Sole), diventa strumento per messaggi di altro tipo, subliminali. L’opera dello scrittore è inoltre costellata di incidenti (Misery), di tagli netti, di svolte brusche e improvvise, inattese. Come pure spesso protagonisti dei romanzi sono adolescenti (la terza casa del Sole), costretti a cercare di sopravvivere a pericoli mostruosi o che perdono la vita in modo repentino e grandguignolesco.
Seppure autore soprattutto di romanzi, King ha una periodicità garantita nello sfornare i suoi libri, come un’altra celeberrima Vergine, Agatha Christie, o come l’ascendente Vergine che impone al Sagittario Woody Allen di girare un film all’anno, sempre iniziato nello stesso periodo. Questi tre esempi poi sono significativi di una creatività lucida, pragmatica, dove nulla è lasciato all’improvvisazione, anche se nel caso di King i mostri dell’inconscio e delle paure collettive tracimano ovunque dalla tranquillità di cittadine di provincia, dove spesso però si nascondono storie torbide che hanno portato all’esclusione sociale dei protagonisti (Carrie, Christine e molti altri). La terza casa lesa (penso sempre più da un Urano in dodicesima) e la Vergine ferita non si limita a ingoiare il boccone amaro, fantastica su punizioni dei propri nemici.
La vendetta è un piatto che si consuma freddo, e la violenza in King pare soprattutto linguistico-immaginativa (il Giove in Scorpione e quinta casa in trigono a un’apparentemente innocuo Marte in Cancro). La creatività è inoltre rigogliosa (Giove e Luna in quinta; la Luna è in Sagittario e in trigono a Plutone  – misteri, intrighi e cose torbide – e Saturno in Leone, in prima casa) e diretta manifestazione dell’Io. Plutone in prima fa sì che King giochi sul suo aspetto fisico tutt’altro che rassicurante (è alto più di 1 metro e 90, è di corporatura massiccia e ha un viso inquietante), ma si tratta di una maschera, forse attentamente costruita e assai solida (la congiunzione di Saturno a Plutone in trigono alla Luna).
La carica aggressiva dell’Io rappresentata da Marte è, come abbiamo visto, in Cancro e dodicesima, entrambi sedi lunari. La violenza è quindi più immaginata e interiorizzata che reale, si paventa ma al tempo stesso si affronta la paura dell’aldilà, creando situazioni dove i morti ritornano, a volte vittime di un male che potrebbe essere emanazione di oscuri demoni. Spesso sono poi coinvolti cimiteri, a volte di animali (Pet Sematary) con un gusto truculento ma rigoglioso (il trigono di Marte al Giove in Scorpione e quinta). Quindi si visualizzano e si raccontano i propri incubi. Del resto, anche le capacità intellettive di Mercurio sono inquiete e fantasiose (il pianeta è congiunto a Nettuno) e virano sul torbido o sulla sua messinscena (il sestile a Plutone), portando altra linfa all’immaginazione (il sestile alla Luna).
L’ascendente Cancro e il Mercurio in quarta casa indirizzano inoltre sull’introversione e sulla difesa della propria intimità, condizioni ideali per uno scrittore, anche se di romanzi horror. La stessa dimora ufficiale di King sembra uscita da uno dei suoi romanzi, anche se forse a nessun estraneo è dato di entrare. Se ne possono ammirare solo i cancelli gotici (come vogliono Plutone e Saturno4 in Leone in prima, che ostentano la propria magnificenza ma non concedono di accedere al vero Io dello scrittore, che ha adottato una sua maschera d’impenetrabile durezza).
La quinta casa che inizia in Scorpione, e dove abbiamo trovato Giove, crea un singolare rapporto tra istinto di vita e istinto di morte, nascosto sotto tombini da dove possono spuntare oscure presenze, ma alla fine non c’è distruzione totale, perché i protagonisti (quelli che hanno combattuto il Male) si salvano (in quinta c’è anche un’ottimistica Luna in Sagittario), e solo raramente si resta travolti dai propri fantasmi e dai fantasmi del passato dell’umanità (Shining). Ne resta vittima però lo scrittore che ha perso la vena creativa e non ha saputo attingere dall’immenso pozzo immaginativo che dovrebbe avere in sé (il trigono tra Plutone e Luna tra quinta e prima).
Così King mette nero su bianco il proprio tema natale e ne ricava guadagni stellari. Molto altro si potrebbe dire su di lui, ma non m’importa in questa sede. 
Mi preme piuttosto rilevare come molti dei suoi incubi peggiori prendano vita e lo colpiscano il 19 giugno 1999, intorno alle 16.30. Quel giorno Bryan Smith, un tale con dozzine di incidenti alle spalle, sta viaggiando su un minivan con il suo rottweiler che, attirato dalla carne che l’incauto guidatore trasporta accanto a sé in un frigo portatile, salta sul sedile anteriore facendo perdere il controllo all’autista, il quale travolge King intento a camminare sul ciglio della strada per la sua quotidiana camminata di 6 chilometri nel boscoso Maine.
Ho già elencato le ferite devastanti riportate dallo scrittore; analizziamo allora il tema dell’incidente, dove troviamo un Mercurio in Cancro e nona casa quadrato a Marte (violenza subita durante uno spostamento vicino a casa che porta all’ospedalizzazione), come pure un Urano disastrato in terza (ancora il movimento nel circostante ostacolato da imperizia e distrazione). Singolare è inoltre il riformarsi degli aspetti che il Sole di King riceveva alla nascita, che anche in quel momento riceveva aspetti positivi da Marte e Giove. Il Sole è però a fine Gemelli, quasi congiunto all’Urano radix dello scrittore. In teoria si potrebbe pensare a una momentanea soluzione di un problema base di King, in pratica il Sole in ottava e il disastratissimo asse terza-nona (oltre al Marte in dodicesima, come nel tema natale) spingono sull’orlo della morte... Nella singolare messa in scena del destino di King, e dei suoi demoni interiori, appaiono anche personaggi e situazioni da lui ideati in precedenza: il cane assassino (Cujo), la macchina infernale (Christine), l’incidente in auto di uno scrittore (Misery). Certo i dettagli non sono gli stessi, ad esempio lo scrittore di Misery slitta da solo sul ghiaccio, Cujo è un San Bernardo indemoniato eccetera, ma resta singolare come il frutto della sua immaginazione si sia in qualche modo rimescolato per riprendere vita e puntualizzare in modo differente il suo percorso esistenziale.
Sorge quasi il sospetto che il tema natale dell’incidente sia quasi la rappresentazione visiva dell’azione di un daimon esterno alla vita di King, eppure così simile a quello che lui stesso ha dentro. Il dentro, il fuori, qual è il confine e l’interazione tra di essi?
Non pensiamo però che la storia testé narrata sia eccezionale, perché se analizziamo la nostra vita e quella delle persone che meglio conosciamo ci accorgiamo che sono scandite da colpi di teatro ricorrenti, quasi che fossero state ideate da uno scrittore che aveva giusto un paio di idee in mente e le riproponeva nell’arco dell’esistenza dei suoi personaggi.
A volte queste idee erano spaventevoli o angoscianti, altre invece degne di un fotoromanzo o di uno sceneggiatore dozzinale, pronto a puntare su colpi di fortuna eccezionali, all’apparenza fuori dalla portata dei comuni mortali. Perché il demone che ci agita può anche essere dotato di una cornucopia ricolma d’oro…
Quante volte ogni astrologo si è sentito chiedere da un consultante se diventerà ricco col gioco? Il signore di cui ora analizzeremo il tema vinse nel 1990 il primo premio di una lotteria, un miliardo di lire del vecchio conio…
La vincita avvenne l’8 luglio. Va detto che il signore, che è riuscito a conservare gran parte della somma vinta, non aveva mai avuto voglia di lavorare e al momento del fortunatissimo evento si faceva mantenere da una persona a lui cara. Da sempre però era convinto che avrebbe realizzato il colpaccio e, anche se non gioca a dadi, Dio qualche volta suggerisce di acquistare un biglietto della lotteria. Va rilevato ovviamente nel tema natale del signore un sontuoso Giove in Sagittario in decima casa, in un contesto per altri versi modesto. Il giorno dell’estrazione del premio Giove e Mercurio transitavano in congiunzione stretta sul suo Mercurio in Cancro in quinta casa. Ossia la notizia più che fortunata di un evento che nessun astrologo avrebbe saputo prevedere, ma che accadde comunque perché un demone benigno così aveva deciso.
I demoni veri infatti ti spingono a fare questo e quello, ma a volte suonano pure alla tua porta per farti incassare un assegno sostanzioso. Qual è la risposta, mi chiedo? Ecco cosa scrisse il filosofo presocratico Anassimandro intorno al 500 a. C.: «Ciò da cui nascono tutte le cose è anche la causa della loro fine, com’è giusto, perché esse devono espiare e farsi reciproca ammenda per la loro reciproca ingiustizia nell’ordine del tempo».5 Che linguaggio oscuro. Quale sarà poi l’ordine del tempo, forse quello scandito dal moto dei pianeti? E i pianeti non sono forse dei, o ne hanno il nome? Oppure si tratta dei famosi demoni a metà via tra l’uomo e le forze celesti? Chissà…

Qual è la risposta, mi chiedo ancora? Non ho parole che squadrino da ogni lato, ma rammento i versi del poeta Paul Valery: il più grande dono fatto all’umanità è quello di non capire nulla del proprio destino…


Bibliografia

Lisa Morpurgo – Opera omnia
Stephen King – Opera omnia
Giorgio de Santillana – Fato antico e fato moderno, Milano 1985


1 © Baldo Lami - Articolo pubblicato su Letture Contemplative (Rivista di analisi e sintesi psicospirituale) N. 7, Milano 2000.
2 http://www.astro.com/astro-databank/King%2C_Stephen
3 Franca Mazzei – Magia dei pianeti lesi – Atti della 2 giorni di studi morpurghiani – Milano, 2010.
4 Se la nascita di King fosse di poco antecedente come ipotizzato, Saturno finirebbe in seconda casa ma Plutone resterebbe in prima. Anche Nettuno passerebbe dalla terza alla quarta.
5 Giorgio De Santillana, Le grandi dottrine cosmologiche, in Fato antico e fato moderno, Milano 1985.



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