LA ROTTA DI ULISSE

 


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L’invidia e le passioni degli occhi:
le funzioni complementari di Mercurio e Giove

di Massimo Michelini

Questo studio nasce dalla lettura di un’intervista di Franco Marcoaldi a Giuseppe Pontiggia apparsa su Repubblica il 13 settembre 1998. Argomento della discussione era uno dei vizi capitali più difficili da ammettere anche di fronte a se stessi, l’invidia. Premetto che ho saccheggiato la bibliografia citata nell’articolo, perché raramente bibliografia mi è parsa più precisa e mirata in merito all’argomento trattato. L’intervista inoltre mi ha fornito una lunga serie di spunti illuminanti per una trattazione astrologica del problema in questione.
Per cominciare invidia etimologicamente deriva da “in” e “video” e significa guardare verso ma soprattutto contro il rivale. Il malocchio, aggiunge Pontiggia, ha radici psicologiche identiche e il guardare male il prossimo equivale ad augurare sfortuna a chi possiede qualcosa di materiale o caratteriale che noi invece non abbiamo e vorremmo.
Già lo Scorpione sant’Agostino aveva affermato che la vista è il senso più pericoloso perché induce uno smodato desiderio di possesso. Ne Le confessioni Agostino afferma: «Oltre la concupiscenza della carne, che consiste nel piacere di tutti i sensi e nella loro stessa massima soddisfazione […] c’è nell’anima, indotta da questi stessi sensi, una curiosità avida e vana, che si ammanta del nome di conoscenza o scienza. Non cerca la soddisfazione della carne ma l’esperienza per suo mezzo. Siccome fa parte dell’impulso alla conoscenza, la parola divina la definisce ‘passione degli occhi’». (Libro X, 35.54) Al di là dell’implicita condanna verso ogni forma di conoscenza che scardini lo status quo, rappresentato nella fattispecie dalla parola divina o da ciò che per essa viene propagandato, emerge un avvertimento contro la ‘pericolosità’ della vista. Gli occhi sono portatori della conoscenza di quanto c’è intorno a noi e rappresentano un primo passo verso il suo possesso o, quanto meno, stimolano il desiderio delle cose viste.
Dante, restando sulla scia della condanna da parte del Padre della Chiesa, applicò spietatamente la pena del contrappasso e cucì col fil di ferro le palpebre delle anime del purgatorio che scontano il peccato di invidia. Poiché da Gemelli qual era non era probabilmente immune da tale peccato, il sommo poeta non confinò però gli invidiosi all’inferno ma nel più blando purgatorio. Tornando sull’argomento nel Convivio, Dante notò che essa nasce spesso dalla paura di venire schiacciati in ambito sociale da altre personalità prevalenti, con conseguente perdita di spazio per il proprio Io.
Già da queste prime citazioni letterarie possiamo trarre ampio materiale di riflessione astrologica. Secondo la scuola Morpurgo la vista è astrologicamente legata a Giove e al segno del Toro.
Come tutti sanno, Giove è domiciliato in Sagittario e Pesci ed esaltato nel Toro A e nel Capricorno B ed è collegato alla cosiddetta grande fortuna. Nell’immaginario collettivo chi è baciato dalla Dea Bendata attraversa la vita come Gastone, il personaggio Disney cugino dello sfortunato, iracondo e invidioso Paperino, e riesce a trovare sul proprio cammino biglietti vincenti della lotteria, pietre preziose e così via. Questo di certo però accade solo nei fumetti, mentre per contro i grandi ricchi, come dimostrò un’ottima relazione di Gabriele Silvagni del 1984, hanno quasi sempre nei loro temi natali Giovi disastrosi che li spingono a accumulare ricchezze eccessive capaci di sfamare a caviale e champagne decine di generazioni successive. Ma è innegabile che, al di là delle nevrosi personali spesso causa prima di immani ricchezze, chi ha molto sia in condizione di privilegio.
A riprova dell’evidenza che sia Giove a determinare la fortuna di avere un buon carattere, basta citare che anche nel linguaggio corrente si indica come gioviale il carattere di chi affronta la vita a sorrisi e pacche sulle spalle di amici o semplici conoscenti.
Se la vita così com’è strutturata nel nostro universo rende banale che la ricchezza, e soprattutto la ricchezza ostentata – come tutto ciò che dà l’idea di felicità e opulenza – ingeneri invidia, dobbiamo interrogarci però sulle sue motivazioni astrologiche.
Vista/cibo/ricchezza/denaro/fortuna/euforia/parola e crescita sono tutti fenomeni regolati da Giove, che ha indubbiamente una funzione di allargamento ed è perciò legato a una dimensione spaziale, ma sul problema spazio/tempo tornerò più avanti.
Le espansioni gioviane sono tante: quella del feto nel ventre materno, quella geografica e filosofica propria del Sagittario, quella economico-materialista del Toro e del Capricorno, quella che arriva alla fuga cosmica tipica dei Pesci grazie al supporto dello sfuggente e irrequieto Nettuno. Le varianti su riportate sono ovviamente legate ai pianeti che si uniscono a Giove nei segni di domicilio o esaltazione degli Zodiaci A e B.
Così, se nelle sedi di domicilio di Giove si unisce sempre a Nettuno, sono i pianeti in esaltazione a rafforzare le differenze tra Sagittario e Pesci. Senza scendere in ulteriori approfondimenti su questo punto, mi preme segnalare che i pianeti esaltati nei due segni, X e Luna, sono femminili. Ciò non significa che le donne siano immuni dall’invidia, ma l’analisi astrologica è costretta a affermare che sono i valori femminili a essere oggetto di tale sentimento negativo.
Per tornare alle simbologie di Giove in questi due segni, in Sagittario esso fornisce un’accumulazione ideologica, un bisogno di espansione nello spazio lontano, un cieco ottimismo di fondo che si sviluppa insieme a una voracità onnivora nei confronti delle manifestazioni del reale, oltre a un’innegabile loquacità torrenziale. È l’atteggiamento peculiare dei sagittariani Stati Uniti che, forti dell’autentica fiducia nel proprio sistema di vita, lo impongono o cercano di imporlo al mondo intero, garantendosi però al tempo stesso prodigiosi rientri economici grazie ai modelli e ai prodotti imposti ai paesi più poveri. I paesi poveri, o comunque economicamente colonizzati – varrà la pena ricordarlo – invidiano il colonizzatore, sognando di emularlo oppure, se orientati in altre direzioni politiche, di distruggerlo.
In Pesci invece, dove Giove è meno forte ma è comunque presente, lo spazio sembra diventare più mentale che fisico, vorrebbe dimensioni cosmiche dove non esistono confini, si stempera in un disordine che pare non avere una forma precisa oppure tutte le forme possibili nello stesso momento. Sul piano economico, ricorda l’atteggiamento del bambino certo o speranzoso che la madre gli riempirà sempre il piatto della minestra, anche se dentro di sé cova la paura che il piatto prima o poi potrebbe restare vuoto. Nei gradi finali dei Pesci, con il supporto della Luna, Giove provvede alla diversificazione del feto negli ultimi tempi della gravidanza, fornendogli anche sotto forma di immagini oniriche il ricordo di tutte le tappe dell’evoluzione della specie e proiettandolo verso l’imminente futuro di nascituro.
Ma è soprattutto nel Giove esaltato nel Toro A, dove ritroviamo come in Sagittario il pianeta alleato a X, a Venere e, per trasparenza, al Saturno B, che assistiamo alle massime manifestazioni che scatenano l’invidia. Accumulazione di beni, desiderio di allargamento spaziale ristretto ai confini che lo sguardo può abbracciare, vista e al tempo stesso esposizione ingenua dei beni acquisiti, oltre che ottimismo fiducioso nei propri mezzi.
Nel Capricorno A, dove ritroviamo Giove esaltato per trasparenza e cioè in un certo senso precario, avvertiamo invece una sorta di invidia per la felicità e i beni altrui. L’esperienza ci insegna che i nativi riescono benissimo a accumulare ingenti ricchezze, ma che raramente riescono a trovare la serenità garantita da un buon Giove.
Inoltre, come individuò Lisa Morpurgo nella relazione Giove e Nettuno e la strutturazione del sé, Giove è il pianeta che regola il processo di psichico di identificazione con il proprio territorio.
Secondo l’astrologia dialettica morpurghiana, lo Zodiaco funziona anche come tensione tra forze o – per meglio dire – tra pianeti e segni opposti. Per utilizzare una metafora letteraria, «ognuno uccide ciò che ama» come affermò Oscar Wilde. O meglio ancora, all’interno di ogni opposizione dialettica esistono forze che bilanciano i valori opposti, consentendo uno scatto evolutivo, poiché hanno in sé i germi del sovvertimento del valore complementare, garantendo l’evoluzione della vita.
Per dirla in soldoni, il pianeta opposto e complementare di Giove, Mercurio, possiederà gli strumenti per frenare gli eccessi di Giove e superarlo nel tempo.
A tale proposito vorrei accennare a un eclatante, tragico esempio tratto dalla Bibbia, suggeritomi da Annamaria Quinzi: la storia di Caino e Abele.
Caino e Abele sono fratelli (simbologia gemellare) e perciò implicitamente rivali come suggerisce anche l’osservazione spicciola nella vita di tutti i giorni. Caino è agricoltore, quindi legato al Toro, e offre al Signore offerte scadenti, a differenza del buon Abele prediletto dal Signore. Quando il Signore gli rimprovera la sua avidità e scarsa generosità, Caino uccide il fratello rivale (l’omicidio, ricordiamolo è simbolicamente legato allo Scorpione) scatenando così l’ira di Dio, che lo condanna a essere «errabondo e fuggiasco sulla Terra». Il suo castigo è l’alienazione dal territorio-Toro e la condanna è il nomadismo, legato allo Scorpione, destino del resto comune allo scorpionico popolo ebraico, condannato storicamente e/o geneticamente a vagare semiclandestino di terra in terra.
Per tornare all’analisi astrologica vera e propria, come Giove vive di fiduciose certezze, Mercurio ha un forte bisogno di entrare in contatto con le nuove realtà che la vita sembra via via proporgli su un piatto d’argento. Pianeta intriso di lucidità e rapidità cognitive, ama interessarsi con una chiarezza dettata dall’ottima capacità di apprendimento di ogni fenomeno che lo circonda. La molteplicità degli interessi, unita a una certa acidità di fondo, può però produrre un atteggiamento disincantato nei confronti della vita, parzialmente pessimistico. Per tale motivo Mercurio è il pianeta che regola il senso dell’umorismo ed è in grado di scatenare la risata gioviale.
Nei Gemelli, sostenuto da Plutone, Y e Urano B, presiede alla dissacrazione ideologica, spinto da una curiosità irrefrenabile e da un protagonismo roboante. Il terzo segno dello Zodiaco è quello che manifesta più platealmente l’invidia, un sentimento troppo presente nell’intimo dei nativi per essere controllato. È assai probabile che l’invidia si scateni in loro per paura che il proprio protagonismo, amplificato dall’esaltazione di Plutone, trovi ostacoli. L’Io dei Gemelli, vanitoso e talvolta spropositato ma privo della fiduciosità propria di Giove, teme infatti che possa venirgli a mancare uno spazio ove esibirsi. Questo tipo di invidia di solito non colpisce i beni altrui in senso stretto ma la loro rilevanza sociale. È spesso confinata nel circostante, come i Gemelli di solito non si discostano troppo dall’ambiente d’origine, e assume difficilmente rilevanza politica, ossia esce dall’ambito personale.
Con mirabile pregnanza psicologica Proust descrisse il comportamento tipico dei Gemelli in merito a questo sentimento nel personaggio di Madame Verdurin ne La ricerca del tempo perduto. La ricchissima signora su citata, ambendo sopra a ogni cosa a venire accettata nei circoli aristocratici più ristretti del suo tempo ma essendo esclusa per l’origine non nobile, non trovava di meglio che sparlare a ruota libera e in continuazione di quegli ambienti che non l’accoglievano. Dotata però di temperamento e denaro a volontà, aveva creato un proprio circolo artistico a cui avevano accesso moltissimi talenti. Un classico esempio di come l’invidia possa trasformarsi in qualcosa di positivo e produttivo.
L’invidia ha infatti una rilevanza politica e sociale notevole, come stigmatizzò tra gli altri l’economista americano Thornstein Veblen. Questi analizzò con estrema lucidità anche quel singolare fenomeno che spesso spinge i compratori ad acquistare fra due prodotti simili quello che costa di più. Il prezzo maggiore infatti fa ritenere l’articolo in questione portatore di un prestigio sociale che l’altro articolo, se pure simile, non ha.
Ciò è uno degli elementi che contribuiscono all’omologazione, non solo fra i ricchi ma anche fra tutte le classi sociali che dispongono di un minimo di reddito. I beni non sono più visti come un lusso o qualcosa di cui godere, ma anche come uno strumento di mimetizzazione nella massa. Gli ultimi due decenni, con la folle corsa generalizzata al capo di abbigliamento firmato, come pure a un’altra miriade di articoli superflui o inutili, sono un chiaro indizio di questa mentalità. E ciò sposta la nostra attenzione sulla seconda sede di Mercurio, la Vergine, e soprattutto sulla mentalità della cosignificante casa sesta.
Qui Mercurio si associa a Urano e Y e, per trasparenza, a Marte B. Privato dell’appoggio del protagonistico Plutone, ma associato al pragmatico Urano e all’immobilistico Y, Mercurio in questa sede appare omologato e omologante nei confronti dei propri simili. La generazione degli anni Sessanta con Plutone e Urano in Vergine testimonia inequivocabilmente la tendenza alla massificazione consumistica del segno.
L’atteggiamento critico di Mercurio, teso a rintracciare gli aspetti dialettici di ogni problema, sembra qui finalizzato all’eliminazione di quanto non risulti funzionale al complesso del sistema. La critica di Mercurio si appunterà perciò sull’eccentricità e sull’inutilità, venendo però almeno in parte frenata dal bisogno di non emergere del segno.
E veniamo infine alla sede di esaltazione di Mercurio. Come scrisse Lisa Morpurgo ne Il convitato di pietra: «di fronte a Giove che indica lo sviluppo della specie troviamo Mercurio figlio», quel figlio pronto a papparsi le eredità degli antenati, come ha sempre affermato anche la tradizione astrologica grazie soprattutto all’analisi della cosignificante casa ottava. Va però rilevato che le eredità passano quasi sempre attraverso la morte di qualcuno, ossia il naturale superamento dello stesso grazie alla sua dipartita.
Lo status quo e i modelli sociali ed economici imposti da Giove grazie al suo peso verranno seppelliti solo per opera dello scatto scorpionico, in cui Mercurio, associato a pianeti assolutamente maschili, Marte e Plutone e, per trasparenza, al Sole B, provvederà a ridistribuire i beni ereditati secondo nuovi criteri. A causa della natura del segno e dei pianeti coinvolti tale operazione verrà però in gran parte occultata.
Se Mercurio nella sede dei Gemelli rappresenta il tempo presente e immediato e nella Vergine regola il tentativo di bloccare il tempo stesso grazie a una ripetizione tendenzialmente infinita di modi di vita tradizionali, nello Scorpione dove è esaltato simboleggia e indica un autentico scatto temporale, ossia la presa di potere delle nuove generazioni e di nuovi modi di vita. Se osserviamo infatti lo Zodiaco così come è strutturato, Mercurio ha in Scorpione l’unica sede al di sopra dell’orizzonte, e si proietta cioè autenticamente nel futuro.

 

Sedi di Mercurio
Sedi di Giove


Per contro ovviamente, se Giove nelle sedi di domicilio in Sagittario e Pesci è situato al di sopra dell’orizzonte, ne scende al di sotto con l’esaltazione in Toro, diventando uno degli strumenti dello status quo. Estendendo l’analisi, i valori femminili di dilatazione ed espansione nel nostro ciclo planetario vengono alla fin fine ridotti a uno strumento di accumulazione tendenzialmente immobilistico.
Per inquadrare meglio lo sviluppo dinamico dell’apparentemente innocuo Mercurio tornerò a citare Giuseppe Pontiggia che lo ha descritto mirabilmente citando a sua volta uno stupendo romanzo breve di Nina Berberova, L’accompagnatrice. Si tratta della storia di un’anonima e bruttina pianista russa, Sonecka, che trova un impiego come accompagnatrice al pianoforte di una cantante lirica bellissima, ricca e felice. All’inizio la scialba ragazza si limita a scrutare la datrice di lavoro come se fosse una Dea, per capire cosa la rende così diversa da lei. Poi tenta di imitarla, con scarsi risultati perché l’abisso fra di loro è incolmabile. Infine cerca di distruggerne l’immagine pubblica e privata progettando di svelare al marito della signora i suoi tradimenti. La delazione non andrà però in porto ma l’inetta fanciulla resterà comunque confinata nel proprio squallore esistenziale, mentre la cantante continuerà a vivere felice.
Pontiggia riesce ad enucleare nel racconto le tre fasi dinamico/psicologiche dell’invidia: emulazione, mimetismo e distruzione del modello invidiato, e descrive inconsapevolmente la funzione mercuriale in Gemelli, Vergine e Scorpione.
Se estendiamo tale dinamica alle meccaniche sociali, in un’epoca storica come la nostra in cui è possibile, almeno a livello teorico, cambiare la propria posizione sociale, spetterà a Mercurio e ai pianeti che lo sostengono nelle sue sedi distruggere l’immagine gioviana che riuscì a scatenare quella che sant’Agostino definì le passioni degli occhi. Giove, dal canto suo per colpa della sua intrinseca ingenuità – che lo ha spinto a esibire un’immagine di ricchezza e felicità – ha innestato il processo che porterà al superamento di tali modelli.
Così lo spazio conquistato dal vorace Giove verrà insidiato e poi distrutto dai valori temporali di Mercurio, in quella perpetua battaglia tra spazio e tempo, valori femminili e maschili che costituiscono la base del continuo divenire umano, sociale, storico e cosmico.
Vorrei notare infine che gli attacchi ei invidia espliciti provocano una tensione muscolare nell’area delle labbra. L’invidioso che ha visto o avvertito qualcosa che lo fa sentire sminuito, vede le labbra ridotte a una fessura, riducendo automaticamente la funzione gioviana di estroversione spontanea. Quando, per contro, la bocca è pronta al pasto o all’amore sporge le labbra verso l’esterno L’invidia, ossia i muscoli e i pianeti coinvolti nel fenomeno, spingono in direzione contraria.
Con la mirabile sintesi icastica che solo la grande arte può dare, Giotto ci ha lasciato una delle più riuscite raffigurazioni dell’invidia nelle allegorie delle virtù e dei vizi della Cappella degli Scrovegni di Padova. La donna rappresentata ha un serpente che pare uscire dalla bocca per colpire poi come un boomerang gli occhi. Gli occhi governati da Giove, bocca e occhi, sono appunto quelli colpiti dall’invidia. Aggiungere altro sarebbe superfluo.
Se finora mi sono soffermato ad analizzare le funzioni dell’invidia su un piano generale, vorrei ora almeno accennare a quello che accade nelle relazioni umane, in cui come ognuno può constatare l’invidia serpeggia ai più svariati livelli. In linea di massima per scatenare tale sentimento devono intervenire forti valori gemellari e virginei colpiti da dure lesioni. Forse ancora più significative sono le lesioni fra case cosignificanti, ossia la terza e la sesta. Altrettanto importanti paiono essere le lesioni tra Giove e Plutone come, talora, quelle tra Mercurio e Luna che fanno ipotizzare anche ferite mai sanate nella prima infanzia.

Pochissimi, come ho già detto, ammettono di essere invidiosi. Fra queste rarità c’è Paolo Villaggio. Non posso sapere ovviamente se l’invidia dichiarata sia autentica oppure il vezzo di un grande istrione. Resta comunque ugualmente significato che Villaggio abbia puntato l’indice sul problema. Nel tema natale del celeberrimo comico, Capricorno, l’ascendente è Gemelli, segno protagonistico e invidioso per eccellenza come abbiamo visto. Un Plutone leso da Urano nella seconda casa, quella della ricchezza ma anche dell’immagine, suggerisce il timore di non fornire all’esterno un’immagine di sé sufficientemente grintosa, ma anche un conflitto tra omologazione alla massa e istrionismo personale. Entrambi i pianeti ricevono però un riscatto: Plutone forma un sestile con Giove mentre Urano manda tra gli altri aspetti anche un trigono a Mercurio. I due pianeti appena citati formano però un quadrato tra di loro, fra Vergine e Sagittario e fra le case sesta e quarta. Inoltre la congiunzione Marte-Giove quadra Mercurio. Il grande spazio del Sagittario è confinato nella modesta sesta casa, mentre il Giove in Vergine inacidisce le possibilità di espansione mentale e fisica, concentrandole in negativo sul più piccolo di sé. Per fortuna di Villaggio tale pesante tensione ha trovato una valvola di sfogo nella stira corrosiva del livellante mondo impiegatizio, dove l’anti-eroe per eccellenza, il ragionier Ugo Fantozzi, diventa simbolo e capro espiatorio delle ambizioni frustrate di ciascuno di noi.

Un esempio storico celeberrimo di invidia è invece quella provata da Salieri nei confronti di Mozart, che alcuni anni fa venne narrato in un bel film di Milos Forman, Amadeus. Mozart, si sa, era un genio immortale mentre Salieri era solamente un ottimo compositore anche se la sua carriera fu tutt’altro che sfortunata. In vita ottenne infatti l’ambitissimo titolo di compositore di corte presso i sovrani austriaci. Tuttavia l’abisso col talento del più giovane Mozart era grandissimo e quando questi morì a soli 35 anni, nel pieno del fulgore creativo, molti ipotizzarono che Salieri lo avesse avvelenato, sistema che del resto in quell’epoca era assai in voga per eliminare gli avversari scomodi.
Il Sole leonino di Salieri è congiunto a Mercurio e Marte, e fa intuire una personalità orgogliosamente aggressiva. Tale personalità doveva però fronteggiare un doppio quadrato di Saturno e Plutone e un’opposizione di Urano. Decisamente troppo per un Leone esibizionista e orgoglioso.

Nel tema del grande Mozart il Sole è congiunto a Saturno e Mercurio, e si oppone pesantemente a Nettuno in Leone. La Luna inoltre ha una perfetta congiunzione a Plutone e forma un sestile a un bellissimo Giove in seconda casa.
È decisamente un caso da manuale: i punti di forza dell’oroscopo di Mozart si ribaltano nel tema natale di Salieri in punti di estrema tensione. La congiunzione Sole/Saturno di Mozart diventa un quadrato per Salieri, il quadrato Mercurio/Saturno di Salieri diventa una congiunzione per Mozart, Mozart ha un sestile di Giove a Plutone e Luna e Salieri ha un Giove isolato, e così via. Ma quasi di certo il micidiale detonatore per il musicista italiano fu il Plutone lesissimo nei primi gradi del Sagittario, quelli del domicilio di Giove. La frustrazione creativa si concentrò in Salieri in un problema di spazio negato al proprio Io leoninamente eccessivo e perdente nei confronti della genialità altrui. Gli altri 11 segni avrebbero forse capitolato di fronte all’evidenza della grandezza del rivale, ma un Leone dal tema così esplosivo come Salieri non poteva certo farlo.
Non sapremo mai con certezza se egli avvelenò davvero Mozart, ma possiamo dichiarare senza timore di smentita che l’invidia frustrante era chiaramente visibile nel suo tema natale. Per fortuna inoltre l’eliminazione fisica, vera o presunta dell’avversario non riuscì a cancellarne l’arte dal regno dell’immortalità. Dal canto suo Salieri resterà per sempre immortale soprattutto come esempio di invidioso.
Non mi resta che chiudere con un consiglio scherzoso per quanti soffrissero del sentimento negativo in questione. Se volete cercare di demolire un rivale con le armi dell’invidia, abbiate almeno la lucidità di capire se egli ha qualche possibilità di restare nella storia. Attenti. Se così fosse, potreste fare la figura del Salieri nei secoli futuri…

Questo studio venne presentato alla Prima giornata di studi in ricordo di Lisa Morpurgo il 20 maggio 2000.



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