LA ROTTA DI ULISSE

 


Contatti: massimomichelini1@virgilio.it

A ciascuno la sua (paura)

La funzione della paura nella psiche umana

di Massimo Michelini

 

«… è tuttavia possibile […] riuscire per questa via
a mostrare che le civiltà, come i singoli,
sono impegnate in un dialogo continuo
con la paura e le forze aggressive della natura.»
Anna Oliverio Ferraris, Psicologia della paura

Questo studio nasce da un’indagine che sto compiendo insieme a un gruppo di allievi sulle modalità di espressione del comportamento umano, per comprendere la natura dei fenomeni psichici da un punto di vista astrologico. Insieme ci siamo chiesti cos’è la paura, dove va a colpire e quali forme assume. Interrogandoci e ponendo le stesse domande a parenti e amici abbiamo ottenuto le risposte più varie, talora sorprendenti, ma chiarissime da un punto di vista zodiacale. Proverò qui a definire cos’è la paura, qual è la sua funzione e quali forme può assumere, anche se l’argomento si dirama in sfumature infinite e ho la consapevolezza che uno studio così complesso non si può esaurire in una relazione. Credo però che, come sempre, l’astrologia possa illuminare sulla natura delle cose, per dirla con Lucrezio.
Anche se può apparire scontato, vediamo di trovare una definizione della paura, partendo da ciò che è scritto sul vocabolario Devoto-Oli: «Stato emotivo di repulsione o di apprensione in prossimità di un vero o presunto pericolo». Le varie forme di timore s’ingenerano quindi di fronte a qualcosa che ci minaccia o sembra farlo. Aggiungiamo ora le pregnanti parole di un libro sul tema di Anna Oliverio Ferraris: «La paura è un’emozione che colpisce in misura variabile ogni essere umano lasciando molto spesso tracce indelebili nella sua mente, tracce che possono riemergere in forma più o meno drammatica sia a livello cosciente che nei sogni. La paura è un’emozione che può creare grossi problemi di adattamento e che in casi estremi può dare la morte alla persona che ne è vittima. Le fobie, che prendono origine da paure di cui molto spesso si è perduto il ricordo cosciente, possono bloccare il normale andamento della vita di una persona costringendola a limitazioni della propria libertà e a cerimoniali inutili dal punto di vista pratico, ma vissuti come rassicuranti ed essenziali al benessere fisico e psichico»1.
La paura è quindi per definizione unanime un’emozione e, come tale, rientra nella sfera d’influenza della Luna, che ha in sé anche le simbologie di ricordo e memoria. Non parrà quindi un caso che i due segni più pavidi in assoluto sono quelli di domicilio ed esaltazione dell’astro d’argento, Cancro e Pesci, dove però, oltre a una sede lunare, c’è anche una carenza di Marte, in caduta in Cancro e in caduta per trasparenza in Pesci.
Marte è l’aggressività ma anche l’aggressione, l’aggressore – vero o presunto, fisico o psichico – ma indica pure l’impatto attivo dell’Io verso l’esterno. Non dimentichiamo che l’istinto di vita e di individuazione dell’Io nel nostro ciclo zodiacale nasce con l’Ariete, e che lo Zodiaco inizia proprio con i gradi di Marte, quasi a voler dire che l’essere umano, per vivere e sopravvivere, deve sentirsi reattivo, talora in uno stato di pre-allerta di  guerra. La capacità di reagire di fronte a situazioni di pericolo, in un certo senso tutela l’integrità del singolo (ma anche la comunità) e il dio della guerra fatto pianeta assume quindi in qualche modo anche una funzione protettiva dell’Io, piaccia o non piaccia al mio essere Bilancia… L’azione di Marte, per essere efficace, non deve essere confusa (valore lunar-nettuniano) ma precisa e ben delimitata nel tempo, anche se l’Ariete suggerisce che la diffidenza – ossia attendersi che gli altri possano combinarti qualcosa di spiacevole – sia il sistema migliore per restare ben desti di fronte a ipotetici attacchi.
L’altra faccia di Marte, quella scorpionica, rientra anche nelle pulsioni di morte e il pianeta rosso ha quindi questa duplice funzione, di vita e fine vita, di mors tua vita mea. Oppure il contrario, poiché è possibile che l’aggressività altrui determini la nostra morte.
Non stiamo però qui parlando di gesti violenti che possono portare a tanto, trattiamo piuttosto di ciò che avvertiamo come una minaccia per il nostro equilibrio emotivo, per la nostra integrità psichica, anzi una minaccia al nostro Io tout-court. Se infatti la paura può essere o non essere identificata, può con il suo carico di malessere minare l’equilibrio dell’Io Attivo, legato al Sole, guarda caso esaltato nelle sedi di domicilio di Marte, quello A in Ariete e quello B in Scorpione.
Al tempo stesso non si può ignorare che lo stato di apprensione generato dalla paura serve anche ad attivare i “sensori” che ci consentiranno di scansare o sconfiggere un pericolo vero, non immaginato o paventato. Se, ad esempio, siamo in auto e vediamo un’altra vettura che procede ad altissima velocità nell’altra direzione e sta per investirci, rallentiamo o ci gettiamo a destra per evitarla. Oppure se siamo soli e vediamo avvicinarsi una persona armata di coltello, scappiamo o afferriamo qualcosa per colpire a nostra volta chi ci sta attaccando. In questo caso Marte ha una funzione reattivo/difensiva.
Torniamo nei meandri della mente e chiediamoci: come si origina la paura? Molti studiosi della psiche hanno individuato addirittura nel parto la prima fonte di trauma e di conseguente angoscia. Pare quindi che la paura abbia inizio proprio con la vita. Sigmund Freud, in Introduzione alla psicanalisi 2 riferisce un aneddoto illuminante a tale proposito:
«(…) un assistente della clinica ostetrica ci raccontò un divertente episodio successo nell’ultimo esame per levatrici. A una candidata venne chiesto cosa significa la presenza di meconio (escrementi del feto) nell’acqua che esce, ed essa rispose prontamente: “Che il bambino ha paura”. Venne derisa e bocciata. Io però presi in silenzio le sue parti, nel sospetto che la povera donna del popolo avesse candidamente messo il dito su un’importante correlazione». Il genio del grande viennese aveva quindi intuito quanto di vero ci fosse nella saggezza popolare. La paura provoca una scarica dei visceri, anche nel momento in cui si sta per venire al mondo, attivando quindi una funzione scorpionica, segno in cui è astrologicamente presente l’accoppiata Marte-Sole B, ma anche Mercurio. Si veda a tal proposito il mio studio Mal di Marte, (http://www.larottadiulisse.it/studi/malmar.html).
Il linguaggio come sempre è rivelatore delle pulsioni profonde e parrà banale ricordare che una delle espressioni più comuni per indicare un forte timore è “me la faccio sotto”.
Rammento inoltre che, come ho stigmatizzato nel capitolo dedicato a Mercurio sempre qui sul mio sito: «… la nascita, ossia l’espulsione del figlio dal ventre materno, ha un moto per certi versi simile a quello delle feci che escono dall’intestino.» Nel momento del parto, in cui il nascituro si distacca dalla rassicurante placenta-Giove e dal liquido amniotico-Nettuno, ha vita una nuova creatura-Mercurio, il pianeta astronomicamente più vicino al Sole che però, nella sequenza numerico-planetaria ricostruita da Lisa Morpurgo ha il numero 11, e precede solamente la Luna-12.
Luna che è madre, ma anche gravidanza, emozioni, ricordo. In qualche modo però, passando dalla Luna a Mercurio, dal rapporto simbiotico con la madre a una propria individualità di figlio (Mercurio) ed essere umano cosciente (Sole), il bambino ha paura e defeca nel ventre materno.
Inoltre, sempre nel momento del parto, vengono in qualche modo avviate in modo traumatico le funzioni respiratorie (Mercurio-bronchi e Y-polmoni) per il taglio del cordone ombelicale e lo schiaffo sul sedere con il quale si fa piangere il bambino, per consentirgli che l’aria entri correttamente nel suo apparato respiratorio, e possa vivere. Reciso quindi con taglio netto (Marte e Urano, i pianeti opposti al Cancro ma anche all’altra sede lunare, i Pesci) il cordone, il bebé acquista quindi una sua individualità, intesa anche come unicità dopo l’esperienza simbiotica e protettiva con la madre. In quell’istante inoltre si depriva delle funzioni rassicuranti di Giove-placenta e Nettuno-liquido amniotico. Le sue angosce inconsapevoli di individuo appena nato ma con una propria identità verranno però lenite nei primi mesi di vita con l’abbraccio della madre-Luna-Cancro e il nutrimento Giove-Toro, entrambi segni carenti di Marte.
Va aggiunto inoltre che come scrive ancora la Oliverio Ferraris « (…) i soggetti che alla nascita presentano segni di asfissia sono molto più sensibili, anche in età successiva, ai cambiamenti ambientali (…)»3, secondo uno studio del 1965 di L. E. Ucko. Astrologicamente, chi ha visto compromesso all’inizio della vita le funzioni respiratorie di Mercurio e Y, fa forse più fatica ad accettare i doni dei pianeti a loro zodiacalmente opposti, vale a dire Giove e Nettuno, quelli che tra l’altro regolano l’ottimismo e la speranza, ma anche la capacità di trasformazione. Il trauma iniziale, sia pure brevissimo e rimosso nei meandri oscuri della psiche, inibisce quindi in qualche modo la fiduciosità nella vita e alimenta le paure sotterranee. In qualche maniera però la paura ha anche una funzione di invito alla prudenza, con un suggerimento inconscio di non abbandonarsi agli slanci a volte troppo ottimistici di Giove e Nettuno, pianeti del Sagittario e dei Pesci.
Andando oltre il momento del parto e passando ai primi mesi di vita, il neonato piange per i rumori acuti e improvvisi, ancora stimoli che colpiscono l’udito-Mercurio, deprivandolo sempre in qualche modo delle funzioni del pianeta opposto, Giove.
Un altro motivo di paura e dolore per il neonato è quando avverte uno stimolo che non può soddisfare da solo – la fame – che si placa solo nel momento in cui viene nutrito. E qui siamo nell’asse Toro-Scorpione, nella contrapposizione tra Venere e Marte, Giove e Mercurio.
Oppure ancora può esserci una sensazione fisica di dolore, a cui una creatura di pochi mesi non sa dare un nome, che può essere superato solo nel momento in cui un adulto riesce a eliminare la causa della sofferenza, anche se non conosciamo quali tracce mnestiche lasci nell’Io, magari pronte a ridestarsi appena si rivivrà un’esperienza analoga anche molti anni dopo, oppure anche se non si avrà lo stesso problema si avvertirà  – più o meno consciamente – la paura di quello che si è provato.
Nella seconda metà del primo anno di vita, poi, il bambino si intimorisce se incontra persone o cose che non conosce o riconosce. L’estraneo viene percepito come un potenziale pericolo e l’angoscia per la sua presenza viene lenita solo dall’abbraccio o dal contatto con un familiare. Lo sconosciuto, l’ignoto, è quindi una minaccia anche se non ha agito contro il piccolo. Qui sembra entrare in gioco la dialettica Io-altri (prima-settima) anche se la non completa maturazione dell’Io sposta il Marte della prima casa nella settima, confondendo i ruoli. O piuttosto, non avendo maturato un proprio Marte, l’Io avverte gli altri come potenziali Marti…
Un’altra angoscia si genera invece più tardi, intorno ai due anni, quando si è rafforzata la consapevolezza dell’Io (sia pur bambino) ed è quella che nasce se la creatura viene separata per un periodo più o meno lungo dalle figure di riferimento, quelle note e amate, che abitualmente gli danno la rassicurazione affettiva. In questo caso non esiste quasi mai un pericolo reale perché magari la madre o i genitori si sono allontanati per una semplice vacanza o per un periodo di cura. È però il primo momento in cui l’Io avverte davvero la possibilità di solitudine e di perdita delle persone care che, pur nella brevità dell’esperienza, può essere vissuta come un lutto, anche se nella realtà si tratta di un fatto reversibile e temporaneo. Tutti noi abbiamo assistito alle scene strazianti dei bambini nei primi giorni di asilo, al momento in cui la mamma si allontana. Se pure il dolore dura pochi minuti, perché quasi sempre il piccolo si distrae e inizia a giocare con i coetanei.
Sul piano astrologico qui ci troviamo nell’asse seconda-ottava (e in misura minore quarta-decima casa) dove dalle sicurezze affettiva della seconda (X-Venere-Giove, ma anche il Saturno in trasparenza) si passa ad addentrarsi nei territori oscuri dell’ottava, dove ci si distacca dal clan e si è esposti alla paura della morte, sia pure inconscia. (Plutone-Mercurio-Marte e il Sole in trasparenza). La rassicurazione affettiva, venusiana, e quella materiale, gioviana, sono in grado di stemperare le angosce legate agli ipotetici pericoli rappresentati da Marte, ma anche alle novità di Mercurio che potrebbero in qualche modo sconvolgere lo status quo e, sia pure in forma subdola e indiretta, far pensare alla morte. Il distacco momentaneo dagli esseri amati fa paventare l’isolamento e fa inscenare un teatrino interiore in cui il genitore che se ne va prefigura il suo allontanamento definitivo ed estremo.
Qualcuno potrebbe obiettare che un bambino molto piccolo non conosce davvero il significato della morte, ma siamo così sicuri che nel nostro DNA non sia iscritto anche il presentimento di quel che accadrà? E tra le cose che prima o ci capiteranno di certo c’è anche la morte, nostra e delle persone amate. Astrologicamente, pare superfluo ricordarlo, le premonizioni come le emozioni e il ricordo (il ricordo del passato ma anche del futuro), sono ancora legate alla Luna.
Va aggiunto inoltre che, non avendo ancora maturato una totale coscienza della realtà, nella mente del bambino non può essere fatta una vera razionalizzazione delle esperienze negative che lo hanno spaventato. I fantasmi di Marte resteranno quindi un oscuro e impreciso oggetto di apprensione.
Nella fase della scolarizzazione e, soprattutto durante l’adolescenza quando inizia la maturazione sessuale, s’ingenerano invece spesso paure di venire rifiutati dai propri simili, i coetanei, perché si è diversi dal branco, poco attraenti oppure senza la capacità di non farsi schiacciare dal gruppo. L’adolescenza, si sa, è regolata da Mercurio e dai Gemelli, segno in cui non è presente Marte, ma che è privo dei pianeti amici della Luna, ossia Giove e Nettuno. Non dimentichiamo inoltre la Luna esaltata per trasparenza in Sagittario, che rende forse i Gemelli, e gli adolescenti, in difficoltà nel rielaborare davvero emotivamente le esperienze negative.
Indipendentemente dalle pulsioni più profonde sottese all’angoscia, resta il fatto che ogni paura implica una minaccia per l’integrità dell’Io. Non va allora trascurata l’importanza della dialettica tra la prima casa e la settima e i pianeti che le strutturano. Nella prima, quella dell’Io, ritroviamo Sole-Marte-Plutone e, per trasparenza, Y, nella settima Saturno-Venere-X e, per trasparenza, Nettuno. Più che sui pianeti domiciliati ed esaltati nel nostro sistema zodiacale credo valga la pena porre l’accento su quelli in trasparenza.
Visto che malauguratamente i dieci e più anni dalla scomparsa di Lisa Morpurgo hanno purtroppo spento i riflettori sulle ricerche zodiacali da lei iniziate, è bene ricordare in breve cosa sono i pianeti in trasparenza. Secondo gli studi della nostra maestra, lo Zodiaco ha una sua struttura logico-numerica, in cui i pianeti hanno un loro spazio e una loro numerazione. Indagando su questa logica, la Morpurgo scoprì che una sola sequenza numerico-planetaria non era sufficiente per costruire il nostro Zodiaco, ma ne erano indispensabili 4. All’interno di questa struttura cosmica, due Zodiaci hanno pianeti in esaltazione diversi dal nostro, che in qualche modo però hanno lasciato una traccia anche qui. I pianeti esaltati per trasparenza, anzi, completano la comprensione di certi comportamenti dei singoli segni, e delle case corrispondenti.
Nella prima casa quindi Y fissa l’identità, vorrebbe che l’Io fosse immutabile ed eterno, e riesce a farlo attraverso la carica vitale e l’egocentrismo del Sole, l’aggressività di Marte, la forza creativa di Plutone. Nella settima, che regola il rapporto con l’altro da sé, prevale la trasformazione e l’adattabilità di Nettuno, associata al rigore selettivo di Saturno, all’affettività di Venere, alla capacità di accoglienza di X. Nettuno è però anche confusione, fuga, irrequietudine, angoscia e la sua presenza in settima indica un conflitto “quasi” naturale con il Marte dell’Ariete.
Lo stesso conflitto si genera d’altronde tra le case sesta e dodicesima, sia pure ribaltato come vuole la logica zodiacale. Nella sesta (la regola, la normalità, il tentativo di fermare il tempo) è domiciliato per trasparenza Marte, mentre nella dodicesima (sede lunare per eccellenza) è in domicilio primario Nettuno.
Il nemico-Marte e la trasformazione-Nettuno sono quindi astrologicamente poco affini, anzi li definirei avversari per interna necessità. Non dimentichiamo poi che nell’ottava casa-Scorpione ritroviamo ancora una volta l’accoppiata Marte-Mercurio. E l’ottava è un terreno di paure per antonomasia.
Mercurio, il lucido e disincantato messaggero degli Dei, è nel caso della sesta casa fautore della ripetizione (insieme al suo socio naturale Y), una componente fondamentale delle varie forme nevrotiche. Ora, cercando di non scoperchiare troppo quel vaso di Pandora che è l’animo umano, è però banale affermare che alla base di ogni forma di nevrosi c’è una paura che può essere attenuata o minimizzata grazie a comportamenti ripetuti che rassicurano l’Io rispetto all’affrontare davvero certe angosce più radicate. Per rendere l’idea prendiamo un esempio estremo, ricordando l’incantevole psicopatico incarnato da Jack Nicholson nel delizioso film di qualche anno fa Qualcosa è cambiato, grazie al quale l’attore americano vinse il suo terzo oscar. Nel film Nicholson è uno scrittore pazzoide che non vive se non esegue maniacalmente milioni di riti quali saltare le righe dei marciapiedi, evitare il contatto fisico con il prossimo, mangiare sempre nello stesso ristorante servito sempre dalla stessa cameriera, lavandosi ossessivamente le mani. Parrebbe quasi un comportamento virgineo ridotto in caricatura e portato alle estreme conseguenze, anzi lo è, e guarda caso Nicholson per mestiere scrive romanticissime storie d’amore, recuperando così quell’emotività Luna che altrimenti non saprebbe gestire, ma anche esorcizzando la solitudine esistenziale alla quale i suoi blocchi nevrotici lo hanno costretto.
Nella sua follia, il personaggio di Nicholson teme che il contatto con le righe farebbe crollare il suo mondo, che il farsi servire da un’altra cameriera porterebbe chissà a quali disastri, come pure usare le posate del ristorante anziché le proprie, eccetera eccetera… È il classico caso in cui Marte non trova un suo sfogo e la sua implicita ma innocua paranoia si fossilizza, si fissa, diventa nevrosi inestirpabile: la funzione del pianeta rosso di far individuare il pericolo si è inceppata, e mina l’equilibrio della psiche, diventando patologia. Suppongo che in questo e in altri casi, Marte non venga utilizzato – o utilizzato male – nella sua funzione sessuale che, come insegnano Freud e il buon senso, scaricherebbe quasi sempre le tensioni per altri versi potenzialmente pericolose.
Se queste sono ossessioni estremizzate al limite del delirio mentale, molto spesso le angosce e le fobie hanno poco o nulla di razionale e sovente non hanno origine nemmeno da un trauma, con buona pace dei freudiani ad oltranza.
Spulciando in Internet e in testi specialistici ho scoperto le paure più inverosimili, quasi da far pensare a battute di spirito piuttosto che a timori come ne possono avere anche persone sane di mente.
A riprova di ciò conosco una persona assolutamente lucida che rifiutò di alloggiare in una stanza di albergo dove trovò delle lenzuola a fiori, perché temeva di non riuscire a dormire. Oppure ancora una signora che guida l’auto come Schumacher eppure ha il terrore di viaggiare in treno, e una volta che ci provò da sola fu costretta a scendere boccheggiante alla prima fermata, in preda a una vera e propria crisi di panico. Oppure ancora un giovane che per professione sfida ogni giorno pericoli reali, eppure trema se vede affacciata una persona a un balcone, e non può che distogliere lo sguardo. E nessuno di loro ha subito un trauma riguardo a ciò che lo spaventa. Ciò significa solo che certe angosce sono radicate geneticamente/zodiacalmente dentro di loro e vanno a toccare un loro punto debole.
Il terrore quindi arriva per ciascuno dagli stimoli più diversi, eppure per chi lo prova rappresenta a volte un ostacolo insuperabile.
Intendiamoci, nella maggior parte delle persone non si arriva mai davvero a una fissazione ossessiva che possa compromettere il normale fluire dell’esistenza, eppure molti di noi conservano una qualche piccola o minuscola zona d’ombra che non riescono a illuminare, che continua ad agire come un babau interiore che ad altri può apparire un’inezia o una sciocchezza.
«The only thing we have to fear is fear itself»: «L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa» dichiarò Franklin Delano Roosevelt il 4 marzo 1933 nel pieno della Grande Depressione che aveva travolto e sfasciato l’economia statunitense.
Suggerimento ineccepibile, almeno sulla carta, ma come si fa a esorcizzare un sentimento così complesso e sfaccettato come la paura? Esiste una formula unica per “spegnere” le ansie e vivere serenamente? No, non esiste, inutile farsi illusioni, a meno che non si voglia fingere che certi manualetti americani che ti insegnano tutto, ma proprio tutto – dal diventare Buddha all’estirpare le singole nevrosi, oppure a trasformarsi in una sex-bomb o in un toro da monta seguendo dieci semplici steps –funzionino davvero.
Qualche settimana fa leggevo una frase di Vittorino Andreoli che mi ha colpito, pur nella sua semplicità: «Dalle paure nascono molte manifestazioni di follia e violenza. Ecco perché alla paura ognuno di noi deve dare una risposta.»
Io posso dare questa risposta astrologica. L’Io ha in sé una carica aggressiva che gli dovrebbe consentire di sopravvivere in quella giungla chiamata mondo. Stiamo parlando di Marte, ovviamente. Marte esiste però se ha un nemico. Se il nostro Io non riesce a proiettare all’esterno questa carica aggressiva, la riversa emotivamente su di sé (Luna), fissandosi sulle esperienze negative (Y), impedendo la trasformazione interiore (Nettuno) e un sereno godimento della vita (Giove).
Il nemico che non ha saputo uscire da noi stessi diventa un fantasma interiore, che ci perseguita, ci ossessiona, a volte scinde l’Io.
Se i segni lunari sembrano apparentemente i più indifesi, e sono davvero i più sensibili, sono però forse mediamente meno esposti a reali angosce nevrotiche, perché inscenano con la propria parte conscia quello che gli altri dieci segni tengono per sé. Il Sole di Cancro e Pesci viene quindi a patti con la Luna e con i suoi timori. Il Cancro, che fronteggia il Marte dello Zodiaco A, si tutela con una programmatica prudenza, in cui si cerca di escludere ciò che può ferire. I Pesci, che devono invece affrontare il Marte B, oggetto più confuso di quello del nostro Zodiaco, forse sono anche più apprensivi proprio perché non hanno piena consapevolezza di quel pianeta “di là”, minaccioso ma non visibile, di cui si conserva un ricordo non ben definito.
Vivono di paure, ma sanno anche come evitarle. Attenzione, però, in fondo sono segretamente attratti da quel Marte dall’altra parte che manca loro e, se da un lato li spaventa tanto, dall’altro consente loro di vivere in uno stato di apprensione perenne.
In fondo non sappiamo tutti che l’uomo è un animale nevrotico? Ma se le nevrosi sono forse il frutto della civiltà industriale del ventesimo secolo, la paura ha albergato sempre dentro l’uomo. Allora non ci resta che constatare che, all’interno di ciascuno di noi, esistono fantasmi aggressivi, che ci consentono la sopravvivenza, se gettati all’esterno, ma ci condannano alla dannazione nevrotica se non si riesce a trovare un giusto equilibrio tra la nostra parte violenta e la nostra vita emotiva.

Questo studio è stato presentato per la prima volta al congresso di studi morpurghiani di Milano del 2-3 ottobre 2010.
Chi volesse ricevere gli atti integrali del congresso può richiederli a: astrovale1011@gmail.com

1 Anna Oliverio Ferrarirs, Psicologia della paura, Milano 1980, pag. 13
2 Sigmund Freud, Introduzione alla Psicanalisi, 1932
3 Op. cit, pag. 56




Bibliografia

Lisa Morpurgo – Opera omnia
Anna Oliverio Ferraris – Psicologia della paura, Milano 1980
Sigmund Freud – Introduzione alla Psicanalisi, 1932
Massimo Michelini – Mal di Marte - http://www.larottadiulisse.it/studi/malmar.html
Massimo Michelini – Mercurio - http://www.larottadiulisse.it/astri/mercurio.html



Copyright © 2017La Rotta di UlisseTutti i diritti riservati