LA ROTTA DI ULISSE

 


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Belle Gunness: la vedova nera

Belle Gunness nasce l’11 novembre 1859 sotto il segno dello Scorpione a Selbu, un piccolo villaggio di pescatori vicino a Trondheim, Norvegia. Non con questo nome e questo cognome - quelli li assumerà una volta emigrata negli Stati Uniti - ma come Brynhild Paulsdatter Storset. Gli Storset non se la passano bene a causa dei numerosi fallimenti commerciali del padre, padrone di una piccola fattoria che dà a malapena di che sopravvivere alla famiglia. Belle, la chiameremo d’ora innanzi così, è un’adolescente grassoccia e bruttina e ha un carattere duro e bizzarro, ma non le mancano l’intelligenza e la capacità, tutta scorpionica, di manipolare gli altri.
«A quattordici anni Belle, come altre ragazze della sua età, si manteneva portando al pascolo le bestie delle fattorie dei dintorni e mungendo le mucche; sapeva fare il formaggio e non aveva paura di passare la notte nelle baite di montagna. I fattori erano soddisfatti del suo lavoro, ma i suoi coetanei non le volevano bene: dicevano che era capricciosa e maliziosa, sempre pronta a fare brutti scherzi e anche molto bugiarda». (Cinzia Tani, Assassine, Mondadori 1998, pagg. 197-198). Ma questa vita di duro lavoro mal retribuito le andava stretta, come a tanti altri giovani norvegesi della sua stessa classe sociale, pronti a lasciare la loro patria per raggiungere gli Stati Uniti d’America. È quello che farà Belle. Nel 1881, a 21 anni, emigra a Chicago dove già vive Nellie, la sorella maggiore, sposata con un tale John Larson. Per guadagnarsi il pane Belle fa la cameriera. A 25 anni si innamora di un connazionale pure lui emigrato, Mads Sorensen, sorvegliante notturno in un grande magazzino, un tipo solido, serio, grande lavoratore, che sogna una famiglia numerosa.
Belle e Mads si sposano, ma poiché i figli tardano ad arrivare nel 1890 la coppia adotta la piccola Jenny Olsen, otto mesi, rimasta orfana della madre e della quale il padre non può farsi carico. In seguito Belle metterà al mondo due bambini, Caroline e Axel. Ma lei, dopo 12 anni di matrimonio, è comunque stufa della sua vita mediocre e convince il marito ad aprire una pasticceria, puntando su lauti guadagni. Purtroppo la nuova attività non andrà bene, e l’insuccesso riporta alla memoria di Belle i fallimenti paterni, cosa che non ha mai sopportato. «Mia sorella - è Nellie che parla - andava matta per i soldi. Quella era la sua vera debolezza. Non ha mai desiderato un uomo per se stesso ma solo per il denaro e le comodità che poteva offrirle» (op. cit. pag. 198).
Nel 1897 la pasticceria viene distrutta da un incendio provocato, secondo Belle, dall’esplosione di una lampada a cherosene: la compagnia di assicurazione risarcirà abbondantemente i danni, sebbene tra le macerie fumanti non venga trovata nessuna lampada. Nello stesso periodo Caroline, la figlia maggiore dei Sorensen, muore all’improvviso per un attacco di coliche violenti: questa è almeno la diagnosi del medico accorso, sebbene fino a quel momento la ragazzina undicenne fosse sempre stata in buona salute. E dal momento che anche la vita di Caroline era stata assicurata, l’apparentemente affranta madre intascherà altro denaro sonante.
Con i soldi delle due assicurazioni Belle e Mads comprano una grande casa, che però, per colmo di sfortuna il fuoco distruggerà completamente nel 1898. La previdente Belle si era ovviamente premurata di assicurarla, e così arrivano altri soldi. Ma la sfortuna sembra perseguitare i coniugi Sorensen: Axel, il figlio minore, muore poco dopo colpito, come la sorella, da coliche fortissime. Certo, se il fatto fosse accaduto ai nostri giorni, sarebbe stato facile individuarne le cause: avvelenamento da stricnina. Ma all’epoca le analisi approfondite non esistevano, e del resto come sospettare di una placida madre di famiglia, una bionda matronale dagli occhi azzurri? Sì perché Belle, da adolescente sgraziata, si era trasformata, negli anni, in una donna dai modi cortesi e il sorriso gentile. E poi sembrava davvero disperata per avere perso i suoi figli. Ciò non toglie che anche l’assicurazione stipulata sulla vita del piccolo Axel finirà nelle tasche capienti di Belle. La famiglia traslocherà in una casa più grande della precedente.
Ma il destino sembra accanirsi sui Sorensen. Mads, il marito, che ormai non lavora più a causa di una malattia di cuore, muore improvvisamente nel proprio letto il 30 luglio 1900, lo stesso giorno in cui le due assicurazioni sulla vita che aveva stipulato erano valide entrambe. Un medico di Chicago accorso al capezzale del deceduto, pensa subito a un avvelenamento da stricnina, ma il medico di famiglia dei Sorensen rassicura il collega: il cuore dilatato del suo paziente, dice, non ha probabilmente sopportato il farmaco che lui stesso gli aveva prescritto per curare un raffreddore. La morte di Mads viene dunque imputata a “cause naturali”e archiviata in tutta fretta come i lutti precedenti che avevano colpito la famiglia.
Belle incassa gli 8000 dollari delle due assicurazioni sulla vita del defunto, una cifra notevole all’epoca, vende la casa di Chicago e si trasferisce a La Porte, nell’Indiana, con le tre figlie che le restano: le due naturali, Myrtle, nata nel 1897, Lucy, nata nel 1899 e Jenny Olsen, quella adottata. A La Porte vivono molti emigrati norvegesi. Belle acquista una vecchia fattoria in rovina e la trasforma in una confortevole dimora, sotto gli occhi ammirati dei vicini. Nell’aprile del 1902, a 43 anni, si risposa con un contadino di origine norvegese, Peter Gunness, un marcantonio biondo, occhi azzurri, barbuto, rimasto vedovo da poco, e la vita sembra riprendere nel migliore dei modi per tutti.
Belle e Peter hanno un gran daffare tra la coltivazione dei campi e la cura del bestiame, ma dopo soli otto mesi dal matrimonio, il 15 dicembre 1902, Peter urta contro una mensola della cucina e gli piomba in testa un pesante tritacarne che lo ucciderà sul colpo. Questa, almeno, è la versione che Belle darà al medico e alla polizia. Anche Peter era assicurato sulla vita, e la sua vedova, che è in stato di avanzata gravidanza, ancora una volta intascherà il solito ricco premio. Due mesi dopo nasce un maschio, Philip, che non conoscerà mai il suo sfortunato padre.
Ma la morte di Peter Gunness è stata davvero un tragico incidente, oppure no? Qualche anno dopo la polizia interrogherà a lungo Jenny Olsen, la figlia adottiva di Belle, perché sembra che la ragazza abbia detto alle compagne di scuola che il patrigno lo ha ucciso sua madre, assestandogli un terribile colpo in testa con il tritacarne. Jenny però nega tutto, e poco dopo scompare dalla fattoria. Nessuno la rivedrà più. Ai vicini che chiedono sue notizie Belle dirà che è andata a studiare in un college in California. Lei ha del resto ha altro a cui pensare, e prima di tutto trovarsi un nuovo compagno, perché dormire da sola non le piace affatto e inoltre servono robuste braccia maschili per mandare avanti la baracca. Pubblica perciò un annuncio su un giornale per emigrati norvegesi: «Donna attraente, proprietaria di bella fattoria in ottime condizioni cerca uomo affidabile, benestante e di cultura scopo matrimonio».
I pretendenti accorrono a La Porte, Belle li accoglie tutta sorrisi e premure. Nonostante l’aspetto quasi mascolino, lei riesce ad attirare gli uomini grazie alla potente carica di sensualità che sprigiona dal suo corpo massiccio. I vicini commentano il viavai di forestieri con indulgenza: bisogna capirla, povera donna, rimasta vedova ancora una volta e con tante tragedie alle spalle. È più che giusto che tenti di rifarsi una vita. Nessuno si chiede però come mai i pretendenti scompaiano ad uno ad uno, dopo un soggiorno più o meno lungo dalla Gunness. La spiegazione più semplice, dettata dal buon senso, è che Belle non riesce, poveretta, a ottenere un impegno serio da questi signori, che dopo avere mangiato, bevuto e fatto l’amore con lei un bel giorno svaniscono nel nulla.
Qualche nome? John Moo, scomparso dalla fattoria una settimana dopo il suo arrivo, nel 1906. Andrew Helgelien, scapolo benestante sbarcato a La Porte con tutti i suoi soldi nel gennaio del 1908, e scomparso dopo essere andato con Belle in banca a farsi cambiare un assegno. Nei giorni seguenti la donna tornerà nella stessa banca per depositarvi una grossa somma di denaro. C’è poi da aggiungere che tra i vari amanti di Belle c’era un bracciante agricolo alle sue dipendenze, Ray Lamphere, che faceva terribili scenate di gelosia ogni volta che vedeva il letto della padrona occupato da un pretendente, motivo per cui Belle finirà per licenziarlo.
La scomparsa nel nulla di Andrew Helgelien mette però in allarme suo fratello Asle, che si precipita dallo sceriffo di La Porte a denunciarne la scomparsa. Ma quella stessa notte, il 28 aprile 1908, nella fattoria dei Gunness scoppia un terribile incendio. All’alba, dopo essere riusciti finalmente a domare le fiamme, gli uomini dello sceriffo trovano i cadaveri di tre bambini e quello di una donna decapitata. Si pensa subito a Belle e ai suoi tre figli, e in effetti tra le rovine fumanti ci sono i corpi calcinati di Myrtle e Lucy Sorensen, 11 e 9 anni, e quello del piccolo Philip Gunness, 5 anni. Ma la donna senza testa è davvero Belle?
Nascono seri dubbi, dal momento che la vittima dell’incendio è molto più piccola della signora Gunness. Dubbi che restano anche quando un dentista identificherà nella cenere i denti finti di Belle, perché a metterceli avrebbe potuto essere stata lei stessa, per fare credere di essere morta nel rogo. Ma perché?
La spaventosa verità verrà presto a galla. Nel porcile della fattoria, durante gli scavi eseguiti dagli uomini dello sceriffo, al quale Asle Helgelien ha continuato a fare pressioni perché ritrovi il fratello, verranno alla luce ventinove cadaveri, il primo dei quali, orrendamente mutilato, è proprio quello di Andrew Helgelien. Ci sono anche i corpi di vari pretendenti di Belle e quelli di alcuni lavoranti che erano stati accolti nel suo talamo, nonché i resti della figlia adottiva Jenny Olsen: altro che partita per un college in California!
La fattoria degli orrori, o meglio quello che ne resta dopo lo scempio del fuoco, verrà presa d’assalto da una marea di visitatori: cronisti dei principali giornali americani e stranieri e migliaia di turisti del macabro, ansiosi di portarsi a casa un souvenir, dal mattone bruciacchiato a un pezzo del filo di recinzione del porcile.
Al processo, che inizia il 5 novembre 1908, Ray Lamphère, l’amante cacciato dalla fattoria, viene accusato di omicidio e incendio doloso. Riconosciuto colpevole solo per quest’ultimo capo di accusa è condannato a vent’anni di carcere, ma morirà di malattia l’anno successivo. Non prima però di rendere una confessione completa al pastore che segue i carcerati, raccontando come Belle avesse ucciso a colpi di ascia i pretendenti, dopo averli cloroformizzati, facendoli poi a pezzi. Lui, Lamphère, l’aveva aiutata a seppellire i poveri resti nel porcile. Altri erano stati invece avvelenati con la stricnina versata nel caffè. E di stricnina, stabiliranno in seguito gli inquirenti, sono forse morti anche Myrtle, Lucy e Philip, nonché la figlia adottiva Jennie Olsen. E prima ancora Caroline e Alex, figli del primo marito di Belle, Mads Sorensen, ammazzato a sua volta con lo stesso veleno. Insomma, una strage in piena regola.
Il cadavere rinvenuto senza testa nel grande incendio della fattoria? È, afferma Lamphere, quello di una donna che si era recata alla fattoria per chiedere lavoro. Belle, che come tutti sapevano possedeva una forza fisica erculea, le aveva tagliato la testa. Ma poteva una donna avere muscoli e mani d’acciaio? Una donna, no, ma un uomo, sì. E infatti, al processo, alcune vicine della Gunness diranno alla Corte che secondo loro Belle era in realtà un uomo travestito da donna, e non aveva certo messo al mondo lei quelli che chiamava i miei cari figli. Ma torniamo alla tragica notte dell’incendio. Belle, sempre secondo Lamphère, dopo avere decapitato la sconosciuta, le aveva infilato i suoi vestiti e poi si era tolta i denti finti mettendoli vicino al cadavere.
E qui inizia la leggenda della vedova nera. Un anno dopo i fatti narrati, un giovane infermiere del South Bend Hospital di La Porte dirà di avere riconosciuto Belle Gunness tra i pazienti, ma la donna era riuscita a fuggire prima di essere fermata. Altri, giureranno di averla incontrata nel corso degli anni successivi. «Nel 1935 alcuni lettori di una rivista riconobbero nella fotografia della tenutaria di un bordello nell’Ohio le fattezze della signora Gunness. Un investigatore privato andò a trovare la donna, fingendo di essere un cliente e le si rivolse all’improvviso con il nome di “Belle”, facendola trasalire. La maitresse reagì con violenza e mise il giovane alla porta. Il detective raccontò poi l’episodio ad alcuni amici che lo consigliarono di lasciar perdere» (op. cit. pag. 205).
Nessuno è riuscito finora a risolvere il mistero di Belle Gunness, a stabilire se davvero le cose sono andate come sembra. Questo se, pesante come un macigno, finirà nel pozzo dell’oblio solo il giorno in cui il nome della vedova nera, diabolica pluriomicida e madre snaturata, cesserà di volteggiare come un nero fantasma nelle menti di tutti noi.
Ma questo giorno non è ancora arrivato e ben difficilmente arriverà in futuro.

giuliana.giani@fastwebnet.it

 



Nell’impossibilità di reperire l’ora di nascita di Belle Gunness, l’analisi astrologica del suo tema natale risulterà forzatamente limitata ma, non per questo, meno significativa. In mancanza di un’ora precisa, il tema natale è redatto per le 12.
Lo Scorpione è un segno che gode di una cattiva nomea. Spesso lo si descrive infatti come crudele e sanguinario, oppure pronto a tuffarsi nelle più perverse avventure erotiche, nonché cinico e truffaldino. Capace anche, come se non bastasse, di occultare le prove di un delitto, compresi i corpi delle sue vittime, come nel caso di Ferdinando Carretta. Per fortuna, nella realtà, gli Scorpioni che incontriamo ogni giorno in ufficio, nel metro o al supermercato, sono persone che conducono una vita assolutamente normale, sebbene affiori in loro, di tanto in tanto, un pizzico di crudeltà gratuita. Amanti appassionati, sanno gratificare i loro partner con sensazioni ed emozioni intense, e sono inoltre forniti di una grande intelligenza, che può, sì, in certi casi, ferire con le sue frecciate velenose, ma che sa colpire sempre il bersaglio giusto e si adopera spesso per aprire nuove vie da percorrere in campo scientifico (Marie Curie), artistico (Pablo Picasso) oppure politico (Lev Trotzky). Una piccola minoranza di Scorpioni, tuttavia, incarnerà sempre, nell’immaginario collettivo, l’archetipo del criminale diabolico allo stato puro, dove le perversioni sessuali si uniscono alla sete di sangue o alla brama di ricchezza ottenuta in qualsiasi modo. Basti pensare al satanico Charles Manson, che alla fine degli anni Sessanta fece massacrare dai suoi seguaci Sharon Tate, la giovane moglie del regista Roman Polanski, incinta di otto mesi, e alcuni suoi amici, in una villa di Bel Air, in California. O al sadico pedofilo belga Marc Dutroux, stupratore e assassino di bambine.
Belle Gunness, nata anche lei sotto il segno dello Scorpione, anche se poco conosciuta in Italia è diventata un “mito” tra i fan dell’horror negli States. La nera vedova di origine norvegese fu talmente abile nel commettere i suoi crimini che nessuno riuscì a stabilire con certezza il numero delle persone uccise, o ad avere la prova che l’assassina fosse davvero morta nell’incendio della sua fattoria. Un altro mistero riguarda l’identità sessuale di Belle. È mai possibile che fosse un maschio travestito, come affermarono alcune testimoni al processo? L’astrologia non è in grado, ovviamente, di rispondere a questo interrogativo, perché il tema astrale di Belle potrebbe benissimo essere quello di un uomo anziché di una donna. Ciò detto, prendiamo per buono quanto risulta dalla sua biografia ufficiale: Belle è stata una donna, una moglie, una madre.
Colpisce subito, nel suo tema natale, il doppio trigono che Giove in Cancro e Nettuno in Pesci inviano al Sole in Scorpione. Detto con altre parole, la fortuna di Belle era altrettanto grande della sua possibilità di modificare a piacimento la propria vita nel corso degli anni, mossa dall’irrequietezza bene evidenziata da Nettuno, pianeta delle avventure dello spirito, nel segno dei Pesci. Molto eloquente anche la posizione di Giove nel Cancro, un Giove che ama tutte le comodità e i lussi che il denaro può offrire.
Il suo fortissimo Sole scorpionico, così bene appoggiato dai due pianeti sopra citati, le ha permesso di emergere da una vita di povertà ed emarginazione, cavalcando disinvoltamente le varie avversità per ottenere quello che più desiderava: il denaro, innanzitutto, il sesso in seconda istanza. E poco importa se per raggiungere il suo scopo Belle Gunness ha dovuto ogni volta uccidere, arrivando persino a spargere il sangue del suo sangue. Nella fattoria di La Porte, sua ultima residenza conosciuta, vennero ritrovati la bellezza di 29 cadaveri. Alcuni erano i corpi dei pretendenti che Belle aveva spedito nell’Aldilà dopo averli depredati di tutti i loro beni, ma altri erano quelli dei suoi figli, considerati, si suppone, un inutile fardello, e quindi da eliminare. Colpisce, in questa cupa vicenda, la totale mancanza di pietà da parte della vedova nera. A fare di lei un tale mostro non è bastato certamente il solo segno dov’era collocato il Sole alla sua nascita, vale a dire lo Scorpione.
In questo caso forse un ruolo fondamentale lo ha avuto Saturno.
Saturno, in astrologia, simboleggia anche quello che Freud chiamava il SuperIo, ossia il senso morale che ha il compito di mitigare gli impulsi più deleteri dell’Io, un salutare freno alle pulsioni umane più negative. Funzione che richiede però buoni aspetti ricevuti dal pianeta. Nel tema natale di Belle Gunness, Saturno in Leone è invece in quadrato a una Venere in Scorpione, come pure alla Luna. L’affettività e l’emotività si scontrano quindi con il SuperIo, e le migliori virtù oblative e di affetto dei pianeti femminili vanno a quel paese.
Mercurio (i figli) in Sagittario, è invece opposto alla Luna (madre) e a Urano, il che indica un rifiuto, consapevole o meno, della maternità. In Belle il senso materno era scarso o addirittura inesistente, anche se di tanto in tanto sapeva mostrarsi affettuosa nei confronti della prole. Sia per la Luna sia per Venere, va ricordato che l’11 novembre 1859 il luminare e il pianeta cambiarono entrambi di segno durante il corso della giornata, la prima passando dal Toro ai Gemelli, il secondo dallo Scorpione al Sagittario. La mancanza dell’ora di nascita di Belle impedisce di stabilire l’esatta collocazione di entrambi, ma questa resta comunque situata tra la fine di un segno e l’inizio del successivo.
L’Io di Belle è convinto di avere sempre ragione, anzi pensa che il mondo gli giri intorno e che abbia il diritto di appagare le proprie esigenze anche calpestando qualsiasi istanza di umanità e affettività. La stimolatissima Venere di Belle - è congiunta a Mercurio, in trigono a Giove e Nettuno, quadrata a Saturno e opposta alla Luna e a Urano - ha esasperato i suoi bisogni affettivi e sessuali: come sappiamo non è mai rimasta a dormire in un letto vuoto. C’è poi la sua sete smodata di denaro, evidenziata da Plutone in Toro: la vedova nera si sentiva tranquilla solo se riusciva ad aumentare il conto in banca, dollaro dopo dollaro. Certo, se si fosse accontentata, avrebbe potuto vivere agiatamente per il resto della sua esistenza con i premi incassati delle varie assicurazioni, ma proprio qui sta il problema: sesso e soldi non le bastavano mai. Inoltre è quasi certo che si divertisse a imbrogliare gli altri, indipendentemente da quanto riusciva a estorcere loro, cosa indicata sia dal Sole in Scorpione sia da Urano in Gemelli. Il suo Marte in Bilancia, in trigono a Urano e in sestile a Mercurio, le ha permesso di agire con grande determinazione e lucidità. Belle era un tipo molto efficiente in qualsiasi tipo di attività, dal duro lavoro di contadina nei campi, di giorno, a quello sinistro di becchino la notte.
Dal suo oroscopo non risultano traumi o patologie psichiche ma una divorante voracità in campo economico e sessuale nonché la determinazione e la freddezza necessarie per portare a compimento i suoi piani. Belle Gunness non era né sadica né pazza ma semplicemente una creatura spietata e cinica oltre ogni dire, un vero concentrato di spaventoso egoismo. Il brutto Saturno di nascita, oltre a mettere in evidenza il suo scarso senso morale, indica la difficoltà incontrata dalla donna nel costruire cose che durassero nel tempo, tranne una: il monumento al suo Io criminale, edificato con le sue macabre imprese e reso possibile da una buona dose di fortuna, come esigeva il suo fortissimo Sole nello Scorpione. Ammettiamolo: non sono state molte le donne capaci di uccidere, come Belle, in quantità industriale, quasi una catena di montaggio, e soprattutto nessuna di loro è riuscita a farla franca e a volatilizzarsi come un angelo del Male. In questa ultima impresa Belle fu aiutata anche dai transiti planetari la notte dell’incendio della sua fattoria.
Quel giorno, infatti, Saturno all’inizio dell’Ariete e Giove ai primi gradi del Leone formavano aspetti positivi con il suo Mercurio di nascita in Sagittario. In ultima analisi, grazie alla fortuna che sempre l’aveva assistita, Belle scelse il momento giusto per sparire dopo la serie di orrendi delitti a lei attribuiti. Contemporaneamente Venere e Plutone in Gemelli quadravano il suo Nettuno di nascita nei Pesci, contribuendo a creare la fama sinistra di cui avrebbe goduto da quel momento. Nessuno riuscì a trovarla. E come avrebbe potuto? Lo splendido Nettuno in Pesci trigono a Giove in Cancro nel tema natale di Belle le consentiva fughe spettacolose e senza ritorno. Quel Nettuno, oltretutto, le ha concesso in qualche modo l’immortalità, sebbene limitata alla storia del crimine, dove il nome di Belle Gunness è inciso per sempre con il fuoco.

 


La sentenza del Tribunale astrologico

Gli americani hanno un’espressione molto efficace per indicare personaggi che si fatica a inquadrare in una determinata categoria: bigger than life, più grandi della vita stessa. È questa l’impressione che si ricava dalla biografia di Belle Gunness, che dalla vita ha preso solo quello che le pareva, che l’ha tolta a suo piacere senza nemmeno perdere un’ora di sonno per il rimorso, e che ha fatto perdere le sue tracce lasciando di sé, macabro e beffardo particolare, solo una manciata di denti finti.Qui siamo nel campo dell’amoralità pura, impossibile addurre, a parziale giustificazione, un’infanzia di stenti. Ci mancherebbe altro. Certo, il piatto della minestra riempito a metà non fa piacere a nessuno, ma a chi verrebbe in mente di riempire i propri vuoti interiori scavando un’enorme fossa in un porcile e accatastandovi ventinove corpi? Resta, per concludere, l’inquietante interrogativo: dove andò la vedova nera dopo essere sfuggita all’incendio della sua fattoria? Divenne davvero la tenutaria di un bordello, oppure continuò a uccidere qua e là, fino alla sua morte, con la stessa naturalezza con cui un contadino tira il collo alle galline che razzolano nell’aia per sfamare moglie e figli? La risposta non l’avremo mai, una certezza però l’abbiamo: solo uno Scorpione poteva arrivare a tanto…

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